Cadioanestesia Articolo1
Pubblicato il 10. ott, 2009 da Dario Petraroia in Cardioanestesia
Negli ultimi decenni, la figura altamente specializzata del cardioanestesista si è delineata sempre più chiaramente e le sue competenze specifiche si sono notevolmente ampliate nella pratica clinica quotidiana – basti pensare, ad esempio, all’acquisizione della metodica ecocardiografica transesofagea fra gli strumenti di monitoraggio intraoperatorio, quando non di diagnosi, affidata ai cardioanestesisti nel 73% dei centri già nel 2003. La cardioanestesia ha assunto le caratteristiche di una ultra specializzazione che si avvale dell’operarato di anestesisti rianimatori con una formazione culturale e tecnica finalizzata ad ottimizzare la gestione delle problematiche del tutto particolari del paziente cardiochirurgico durante tutto il periodo perioperatorio, dalla preparazione all’intervento chirurgico all’assistenza in sala operatoria e poi in terapia intensiva. Affermare che i progressi della cardioanestesia abbiano portato ad una importante riduzione della morbidità e della mortalità in chirurgia cardiaca, come d’altronde in tutte le specialità chirurgiche – ma questo è uno degli aspetti più semplici della storia dell’anestesiologia – è ormai ridondante. Come ha ricordato il Prof. Valfrè, allora presidente della SICC, nel corso di questi ultimi decenni così importanti per la chirurgia cardiaca in Italia, i cardioanestesisti sono stati “indispensabili e immancabili compagni di viaggio”. E se lo ha detto un chirurgo…
L’anestesia per la cardiochirurgia è stimolante, mentalmente impegnativa ed emotivamente gratificante. Una gestione clinica idonea richiede una conoscenza approfondita e dettagliata della fisiologia e della fisiopatologia cardiaca, nonché della farmacologia dei farmaci anestetici, vasoattivi e cardioattivi e una familiarità con le alterazioni fisiopatologiche secondarie al bypass cardiopolmonare ed alle procedure chirurgiche stesse.
