Trasfusione sbagliata, morto due mesi dopo in campo la procura
Pubblicato il 18. nov, 2009 da Dott. Franco Natilli in Cardiochirurgia
È morto due mesi dopo aver subito una trasfusione sbagliata al Sant’Orsola. I magistrati vogliono capire cosa è successo. Per la direzione sanitaria del policlinico però non vi sarebbe correlazione tra l’errore e il decesso. Il sostituto procuratore di Palermo Carlo Lenzi ha trasmesso a Bologna, per competenza territoriale, gli atti della morte di Renzo Palmisano, un ottico di 48 anni deceduto nella sua abitazione nella notte tra sabato e domenica. A fine agosto il paziente, che soffriva di aneurisma disseccante dell’aorta, più volte operato a Bologna e non solo, era stato ricoverato in Cardiochirurgia «per una tumefazione a livello dello sterno, con una condizione infettiva e febbrile importante», spiega il direttore sanitario del Sant’Orsola Vito Bongiovanni. Nel corso del ricovero, «per le condizioni compromesse nei livelli ematici, dovute ai suoi importanti disturbi immunitari e vascolari, erano state necessarie due trasfusioni di sangue, una è stata corretta, nell’altra c’è stato un errore», prosegue Bongiovanni. Invece che sangue del gruppo A, il suo, gli è stato iniettato sangue del B-positivo. «Le reazioni, come scritto in cartella, erano state blande, con sintomi di lieve entità, un po’ di vomito e brividi, mentre la febbre c’era già». Palmisano, avvertito dell’errore così come i famigliari presenti, era stato trasferito in Nefrologia, «perché se si fossero manifestate complicanze poteva essere trattato in dialisi», spiega ancora Bongiovanni. Lì è rimasto dall’1 al 12 settembre, quando fu dimesso con l’invito a tornare dopo qualche mese. «Oltre alla famiglia — conclude Bongiovanni — abbiamo subito segnalato l’evento al registro della Regione. Pensiamo che non ci siano relazioni tra l’errore e la morte. Le reazioni alle trasfusioni sbagliate avvengono subito, con uno shock, o entro un paio di giorni. Domani mattina fornieremo tutti gli elementi al magistrato».
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