Trieste, salva cardiochirurgia
Pubblicato il 18. nov, 2009 da Dott. Franco Natilli in Cardiochirurgia
Al centro di tutto la persona, e attorno il sistema sanitario. Obbligatorio rivedere l’organizzazione per garantire le fasce più socialmente fragili o con minori possibilità di cura a causa della zona di residenza. Un registro regionale delle disabilità. La ricomposizione di tutti i finanziamenti oggi a coriandolo in campo socio-assistenziale. Ospedali di eccellenza, Trieste, Udine e Pordenone, con una etichetta ufficiale, negata agli altri. Gorizia e Monfalcone decisamente assorbite nell’orbita triestina: sono alcuni dei punti-guida dell’atteso piano socio-sanitario regionale che detta i compiti per il triennio 2010-2012. Avvertendo che la spesa (quasi metà del bilancio regionale) resterà stabile, con un aumento formale del 2-3%. Tutto il resto va ricavato da riorganizzazioni, maggiore efficienza, riduzione di «ridondanze» e doppioni. Non cala la previsione di ricoveri, giudicata incomprimibile. Ma si unifica la centrale del 118, a Palmanova.
La correzione più decisa dai tempi della mai veramente realizzata riforma Fasola che chiedeva la «chiusura» dei piccoli ospedali è proprio, nel piano firmato dall’assessore Vladimir Kosic, al capitolo «revisione della rete di offetrta ospedaliera». Si creano due livelli e tre operatività diverse. Ci sono le sedi ospedaliere pubbliche obbligatorie, e le funzioni che devono essere obbligatoriamente garantite. Il problema è come, considerato che tra strutture «mega», grandi, piccole e private il Friuli Venezia Giulia ha 20 ospedali, di cui due (Burlo Garofolo e Cro) sono Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.
A ogni struttura sono state assegnate «funzioni vincolate di ospedale», cioé irrinunciabili, poi funzioni di «Azienda», che dovranno cioè essere organizzate in loco a seconda delle possibilità (Ostetricia e ginecologia, Pediatria, Cardiologia, Oncologia). Come accessibilità e organizzazione, ci sono le funzioni di rete, cioè di base per tutta la cittadinanza di riferimento, le funzioni «coordinate», che potranno essere offerte solo in collaborazione tra più Aziende in ambito di Area vasta, o con i privati accreditati, «privilegiando l’economicità della scelta». Tra queste, anche Oculistica, Urologia, Dermatologia, Diabetologia, Nefrologia, Psichiatria. E al punto più alto le famose funzioni «hub» e «spoke», ovvero l’individuazione di reparti altamente specialistici, e dei relativi ospedali che ne vengono incaricati in esclusiva come centro di riferimento regionale per tutti gli altri.
Qui il piano cerca equilibio tra Trieste e Udine e lascia a Pordenone alcune alte funzioni. All’Azienda ospedaliero-universitaria e al Santa Maria della Misericordia vanno quasi le medesime classificazioni. Scongiurata dunque la temuta soppressione di una delle due Cardiochirurgie e una delle due Neurochirurgie. Ma si assottiglia l’offerta: meno reparti. Ogni specialità avrà una sola struttura (escluse le Medicine). A Trieste per esempio Ortopedia è solo «di rete» (come a Udine), ma diventa unica mentre ora sono due. Trieste è centro di riferimento per 19 specialità, tra cui Odontostomatologia assente in Friuli, e Udine per 23, tra cui Genetica assente a Trieste (ma presente al Burlo). In più il capoluogo friulano conserva una specialità assoluta: unico centro regionale per i trapianti e per il Centro di coordinamento sulle malattie rare.
In questo quadro spiccano due decisioni: gli ospedali piccoli, tra cui ora rientrano anche Gorizia e Monfalcone, non potranno più avere apparecchiature come la Risonanza magnetica o acceleratori lineari e Pet. La spesa per tecnologie (40 milioni finora) viene confermata ma circoscritta. E il polo isontino perde ciò che per anni ha cercato di conservare: il punto nascita nei due presidi ospedalieri. Ce ne sarà uno solo. Troppo pochi bambini.
Un’altra severità: le strutture di natura universitaria. A Trieste Geriatria e Medicina del lavoro sono indicate come tali, è prevista la degenza, non indicata la funzione. Per altre funzioni universitarie, con finalità didattica, il piano afferma: «Possono essere attivate in accordo e su richiesta delle Università, ma devono trovare specifiche forme di finanziamento diverse da Fondo sanitario regionale».
Il Burlo è riconosciuto centro di riferimento per Chirurgia pediatrica, Emato-oncologia pediatrica, Genetica e Patologia neonatale. Ostetricia e ginecologia, Pediatria, Pronto soccorso sono «funzioni svolte esclusivamente per l’Azienda sanitaria», cioé meramente territoriali e triestine.o»
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