Data: 11/03/2010 - Ora:

Rischio Cardiometabolico degli Antipsicotici di Seconda Generazione in Bambini e Adolescenti Naive

Pubblicato il 10. dic, 2009 da Dott. Michele Paolo in Cardiochirurgia

Rischio Cardiometabolico degli Antipsicotici di Seconda Generazione in Bambini e Adolescenti Naive

Negli Stati Uniti, le prescrizioni degli antipsicotici di seconda generazione come prima linea per le patologie psichiatriche in pediatria è in aumento. Destano preoccupazione gli eventi avversi cardiometabolici (aumento di peso, obesità, ipertensione, iperlipidemia, iperglicemia) associati all’uso di questi farmaci durante lo sviluppo perché predittivi di obesità, sindrome metabolica, morbi-mortalità cardiovascolare e neoplasie in età adulta.
L’obiettivo dello studio, osservazionale di tipo prospettico, era valutare se in pazienti pediatrici naive un trattamento di 12 settimane con aripiprazolo, olanzapina, quetiapina o risperidone avesse determinato un rapido e significativo peggioramento della composizione corporea e dei parametri metabolici.
I pazienti sono stati arruolati tra dicembre 2001 e settembre 2007 nelle cliniche pediatriche del Queens (New York) come soggetti ricoverati e ambulatoriali. I dati provengono da uno studio di coorte sui farmaci antipsicotici utilizzati in pediatria nei disturbi psicotici, dell’umore e nell’aggressività. Il gruppo di controllo era composto da pazienti che hanno rifiutato o sospeso il trattamento con antipsicotici entro 4 settimane dall’inizio della terapia.
I criteri di inclusione erano l’età compresa tra 4 e 19 anni, ≤1 settimana di trattamento con antipsicotici nel corso della loro vita, malattie psichiatriche che richiedevano l’inizio del trattamento con antipsicotici; valutazioni basali antropometriche e biochimiche ottenute entro 7 giorni dall’inizio del trattamento con antipsicotici. I criteri di esclusione sono stati: il trattamento con più di un farmaco antipsicotico, presenza di disturbi alimentari attivi o pregressi, evidenza biochimica di disfunzione tiroidea, disturbi clinici acuti, gravidanza e allattamento.
La misura primaria di esito consisteva nelle variazione di peso assoluta e relativa.
Gli esiti secondari comprendevano variazioni di ulteriori parametri di massa corporea (BMI, percentili BMI e punteggi z, massa grassa, e circonferenza vita), variazioni di parametri metabolici a digiuno (colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi, rapporto tra trigliceridi e colesterolo-HDL, glucosio, insulina e insulino-resistenza misurata con modello di valutazione omeostatico [HOMA-IR]), tasso di incidenza dell’aumento di peso ≥7%, parametri metabolici individuali, dislipidemia e sindrome metabolica. I pazienti sono stati valutati dopo 8 ore o più di digiuno notturno al basale e alla 4°, 8° e 12° settimana.

Lo studio ha arruolato 338 pazienti pediatrici, ma la valutazione finale è stata fatta su 272 naive per i farmaci antipsicotici. Il gruppo di controllo consisteva in 15 pazienti che avevano rifiutato il trattamento o lo avevano interrotto prima di 4 settimane (esposizione media: 12.4 giorni) per i quali esisteva la possibilità di ottenere dati di interesse rilevati all’8° e alla 12° settimana.
In seguito ad una mediana di 10.8 settimane di trattamento, il peso è risultato aumentato di 8.5 kg (95% CI: 7.4-9.7 kg) con olanzapina (n=45), di 6.1 kg (95% CI 4.9-7.2 kg) con quetiapina (n=36), di 5.3 kg (95% CI 4.8-5.9 kg) con risperidone (n=135) e di 4.4 kg (95% CI 3.7-5.2 kg) con aripiprazolo (n=41) in confronto con una variazione di peso minima di 0.2 kg (95% CI -1.0-1.4 kg) nel gruppo di confronto non trattato (n=15).
Per quanto riguarda gli end point secondari, nei pazienti trattati con olanzapina e quetiapina sono risultati significativamente aumentati i livelli di: colesterolo totale (olanzapina: 15.6 mg/dL, 95% CI: 6.9-24.3 mg/dL, p<0.001; quetiapina: 9.1 mg/dL, 95%CI 0.4-17.7 mg/dL, p=0.046); di trigliceridi (olanzapina: 24.3 mg/dL, 95% CI: 9.8-38.9 mg/dL, p=0.002; quetiapina: 37.0 mg/dL; 95% CI: 10.1-63.8 mg/dL, p=0.01), colesterolo non HDL (olanzapina: 16.8 mg/dL; 95%CI: 9.3-24.3 mg/dL, p<0.001; quetiapina: 9.9 mg/dL; 95%CI: 1.4-18.4 mg/dL, p=0.03) e rapporto trigliceridi/colesterolo HDL (olanzapina: 0.6; 95%CI: 0.2-0.9, p=0.002; quetiapina: 1.2; 95%CI: 0.4-2.0; p=0.004).
Con risperidone, è stato osservato un aumento dei trigliceridi (livello medio, 9.7 mg/dL, 95%CI: 0.5-19.0 mg/dL, p=0.04). Le variazioni metaboliche rispetto al basale non sono state significative con aripiprazolo o nel gruppo di confronto non trattato.

Non è possibile escludere che alcuni dei risultati ottenuti come non significativi (parametri lipidici per aripiprazolo, alterazioni dell’omeostasi del glucosio con aripiprazolo, quetiapina e risperidone) siano legati alla dimensioni ridotte delle popolazioni esaminate.
L’uso di farmaci antipsicotici di seconda generazione in pazienti pediatrici naive è stato associato ad un aumento significativo del peso con ognuno dei farmaci esaminati. Le variazioni metaboliche sono risultate, invece, differenti tra i quattro farmaci antipsicotici in studio.
I risultati, insieme ai dati provenienti da altri studi, suggeriscono che le linee guida pediatriche sugli antipsicotici dovrebbero evidenziare maggiormente la necessità di un monitoraggio cardiometabolico dopo i primi 3 mesi di trattamento.

L’editoriale di accompagnamento allo studio rileva che più della metà dei pazienti hanno sviluppato un aumento di peso del 7%. Sono state osservate anche alterazioni significative dei valori lipidici e di altri parametri metabolici, soprattutto con olanzapina.

I risultati di questo studio confermano, quindi, i dati provenienti da studi precedenti sul fatto che i bambini e gli adolescenti sono più vulnerabili all’insorgenza di eventi avversi metabolici e all’aumento di peso indotto dai farmaci antipsicotici. Un aumento di peso importante in età giovanile e alterazioni significative del profilo lipidico potrebbero avere conseguenze sulla salute a lungo termine. L’uso crescente e diffuso di antipsicotici in bambini e adolescenti dovrebbe quindi essere riconsiderato.
È importante sottolineare che l’evidenza clinica per l’uso di farmaci antip

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