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	<title>Perfusione &#187; Dott. Franco Natilli</title>
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	<description>tutta la cardiologia on-line</description>
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		<title>ICE L’ecocardiogramma intracardiaco</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecocardiografia]]></category>
		<category><![CDATA[ecocardiogramma intracardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ecocardiogramma intracardiaco (intracardiac echocardiography, ICE) è uno strumento recente e prezioso, che può fornire una guida anatomica in tempo reale per le procedure di elettrofisiologia.
Inserendo per via endovenosa una sonda a ultrasuoni e avanzandola nel cuore, è possibile ottenere varie proiezioni differenti che consentono di visualizzare meglio l’anatomia del paziente, di guidare il posizionamento dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ecocardiogramma intracardiaco (intracardiac echocardiography, ICE) è uno strumento recente e prezioso, che può fornire una guida anatomica in tempo reale per le procedure di elettrofisiologia.</p>
<p>Inserendo per via endovenosa una sonda a ultrasuoni e avanzandola nel cuore, è possibile ottenere varie proiezioni differenti che consentono di visualizzare meglio l’anatomia del paziente, di guidare il posizionamento dei cateteri da elettrofisiolgia e di individuare possibili complicanze procedurali. Nell’ablazione di fibrillazione atriale, l’ICE si dimostra particolarmente utile per una puntura transettale più sicura (specie in presenza di anomalie anatomiche del setto interatriale) e per aiutare a visualizzare in continuo i cateteri mappanti (circolari o ad alta densità) e a monitorare la posizione dei nuovi cateteri a palllone (Cryo, Laser) nell’antro delle vene polmonari.</p>
<p>Nell’ablazione di tachicardia ventricolare, d’altra parte, l’ICE consente una continua correlazione fra reperti elettrofisiologici e strutturali (come le anomalie cinetiche della parete o le alterazioni di ecodensità), oltre ad assicurare il corretto contatto e posizionamento dei cateteri, particolarmente attorno a strutture delicate come le cuspidi aortiche. In qualsiasi procedura, infine, l’ICE è anche utile per individuare le complicanze procedurali nel momento stesso in cui si verificano, come la formazione di trombi attorno ai cateteri o il versamento pericardico.</p>
<p>Grazie alle sue informazioni morfologiche in tempo reale, l’ICE rappresenta un complemento ideale alla semplice fluoroscopia o a più complesse tecniche di mappaggio elettroanatomico ed è destinato ad assumere un ruolo maggiore in un’ampia gamma di procedure elettrofisiologiche.</p>
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		<title>Pacemaker, così si sprecano due miliardi all&#8217;anno. Ospedali pagano i prodotti il 30% in più</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrofisiologia]]></category>
		<category><![CDATA[malasanità]]></category>
		<category><![CDATA[pacemaker]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l&#8217;insidia delle &#8220;mazzette&#8221;
Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l&#8217;insidia delle &#8220;mazzette&#8221;</p>
<p>Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che varia parecchio a seconda dell&#8217;Asl che lo acquista. &#8220;Repubblica&#8221; prova a squarciare il velo che copre il mercato impazzito dei dispositivi medici. E ora il ministro della Salute Ferruccio Fazio vuole togliere alle Asl il potere di acquistare questi prodotti. La Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sugli errori medici e sul disavanzo regionale ha annunciato l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta per porre fine a questo spreco enorme di denaro pubblico, una delle cause del disavanzo di bilancio di dieci regioni d&#8217;Italia oltreché dell&#8217;enorme crescita della spesa sanitaria nazionale. Ma a quanto ammonta lo spreco? Chi ci guadagna? Chi dovrebbe controllare?</p>
<p>Nessuno sa con precisione il perché di questo trend altalenante che non risparmia nessuna regione d&#8217;Italia. Che interessa il Nord quanto il Sud. E che si verifica in modo bipartisan in amministrazioni di entrambi gli schieramenti politici.</p>
<p>CENTRALIZZARE GLI ACQUISTI<br />
Il ministro non esclude che dietro quelle inspiegabili oscillazioni da elettrocardiogramma dei prezzi alligni la corruzione. A &#8220;Repubblica&#8221; annuncia la sua intenzione di centralizzare a livello regionale gli acquisti dei dispositivi medici, contando di risparmiare fino a due miliardi di euro all&#8217;anno. Si tratta di una cifra da capogiro se si considera che rappresenta lo 0,15 % del Pil. Ed è un argomento di estrema attualità visto che nella manovra da 25 miliardi che il governo si appresta a varare, si parla anche di tagli alla Sanità che, come capitolo di spesa, rappresenta l&#8217;80% dei bilanci regionali. &#8220;Ma prima di ricorrere a inaccettabili tagli &#8211; osserva Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera &#8211; è preferibile razionalizzare la spesa e puntare sui risparmi&#8221;.</p>
<p>Il caso forse più clamoroso di divario dei prezzi a parità di prodotto si registra, a sorpresa, nel Nord est, nei capoluoghi del Trentino Alto Adige: il defibrillatore bicamerale della Boston scientific (modello teligen 100 Dr F110) costa, a Trento, 13.500 euro, ad appena 50 chilometri di distanza, a Bolzano, 16.100. Duemilaseicento euro in più. Perché? Ma episodi analoghi si registrano ovunque, in Italia. E il settore forse più critico è quello del cuore.</p>
<p>IL BALLETTO DEI PREZZI<br />
I cardiologi infilano nelle coronarie ostruite dei piccolissimi tubicini, gli stent, che servono ad disostruire le arterie cardiache. E&#8217; una tecnologia relativamente recente che ha rivoluzionato la terapia dell&#8217;infarto e che ha ridotto vertiginosamente il ricorso al tradizionale by-pass chirurgico. Per evitare che quei tubicini vengano ostruiti dal colesterolo, vengono ricoperti al loro interno da sostanze particolari e prendono il nome di &#8220;stent medicati&#8221;. Ebbene, lo &#8220;stent medicato&#8221; a rilascio di farmaco Xience V costa a Terni 594 euro, ma a Genova il prezzo misteriosamente raddoppia balzando a 1.250 euro. Per un altro modello, il Taxus Liberte-Promus Elemento, avviene inspiegabilmente il contrario: il prezzo più alto è a Terni (1.486 euro), dove costa più del doppio di quello del centro acquisti Estav-Sudest della Regione Toscana (670 euro).</p>
<p>Stesso discorso vale in cardiochirurgia. Una valvola aortica cardiaca percutanea ha un prezzo di 19mila euro all&#8217;Azienda ospedaliera Niguarda di Milano, di 20mila alle Molinette e di 21mila all&#8217;Estav-Sudest Toscana. Le stesse valvole meccaniche mitraliche all&#8217;Estav-Sudest della Regione Toscana costano 2.380 euro, 2.500 all&#8217;ospedale di Alessandria e 3.400 all&#8217;Azienda messinese Papardo Piemonte. I prezzi delle valvole cardiache aortiche e mitraliche biologiche oscillano dai 2.150 euro dell&#8217;Estav-Centro Toscana ai 2.500 di Molinette, Alessandria e Niguarda. Dai 2.600 euro dell&#8217;ospedale di Terni ai 3.200 del Papardo Piemonte di Messina.</p>
<p>Anche la chirugia non è esente dal fenomeno dell&#8217;altanena dei prezzi a parità di prodotto. I trocar &#8211; tubi che si piantano nell&#8217;addome attraverso cui si introducono fibre ottiche e strumenti chirurgici, pinze e forbici &#8211; hanno prezzi che variano all&#8217;interno della stessa Regione da un minimo di 80 euro a un massimo di 102.</p>
<p>Se qualunque altro prodotto presentasse oscillazioni dei prezzi di tali percentuali, dal 50 al 100 e perfino al 200 per cento, si direbbe che il mercato è in mano agli speculatori. Le associazioni dei consumatori insorgerebbero. Interverrebbe il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Gli imprenditori scorretti verrebbero perseguiti dalla Guardia di finanza. E i centri acquisti della pubblica amministrazione sarebbero indagati dalla Corte dei Conti.</p>
<p>LA CONGIURA DEL SILENZIO<br />
Nel mercato delle protesi sanitarie, invece, nessuno denuncia queste gravi anomalie che vanno contro la legge della domanda e dell&#8217;offerta. Anzi, nonostante tutti ne siano a conoscenza da anni, dal ministero della Salute ad Assobiomedica, dalle Asl alle associazioni scientifiche, dagli informatori sanitari ai medici, tutti tacciono. Ottenere i prezzi di acquisto delle varie Asl è praticamente impossibile. Nessuno li fornisce. Ogni azienda sanitaria se li tiene per sé e rifiuta di renderli pubblici addirittura alle altre Asl. I dati sono taciuti al ministro della Salute &#8211; quando li richiede &#8211; dalle stesse Regioni. E&#8217; il caso della Sicilia che non ha mai inviato alle direzioni ministeriali che si occupano del monitoraggio-prezzi i dati dei loro costi di acquisto delle Asl. Perché questa omertà? Cosa si nasconde dietro la congiura del silenzio che protegge il prezziario nazionale dei dispostivi sanitari nella varie Aziende sanitarie italiane? E&#8217; un mercato dal fatturato miliardario: esclusa la farmaceutica, l&#8217;importo complessivo è di 7 miliardi all&#8217;anno.</p>
<p>IL SOSPETTO DI CORRUZIONE<br />
Le ipotesi sono più d&#8217;una: per alcuni si tratta di pessima gestione amministrativa delle forniture biomedicali. Per altri è una forma di degenerazione del federalismo sanitario: ogni Regione, essendo autonoma nella gestione del proprio bilancio sanitario, fa come crede. Ma lo scenario più inquietante è che l&#8217;altalena dei prezzi nasconda, invece, episodi di corruzione e tangenti. Come ad esempio avvenne otto anni fa a Torino, quando la magistratura contrastò un vasto, quanto diffuso e addirittura decennale sistema di corruzione sulla fornitura di valvole cardiache che interessava tutto il Nord: dal Piemonte (all&#8217;ospedale Molinette), alla Lombardia fino al Veneto. In quella vicenda la tangente concordata tra fornitori e cardiochirurghi all&#8217;insaputa delle commissioni aggiudicatrici dell&#8217;appalto faceva lievitare il prezzo delle protesi (acquistate dalle Asl coi soldi del contribuente), di circa 600 euro. Allora, la spiegazione del variare dei prezzi da Asl ad Asl era dunque la presenza o meno di tangenti sulle forniture. E oggi? Ad otto anni di distanza da quello scandalo, il rischio tangenti è tutt&#8217;altro che scongiurato. Lo ammette, sconsolato ma realistico, lo stesso ministro della Salute.</p>
<p>STRUTTURE TRASPARENTI<br />
&#8220;E&#8217; chiaro ed evidente &#8211; dichiara Fazio a Repubblica &#8211; che una quota definibile malaffare o corruzione non è assolutamente da escludersi. In parte può essere anche scarsa competenza, ma ben sappiamo che in sanità esistono abusi e spazi di interventi che sono contro la legge&#8221;. &#8220;Lo sappiamo e non ci sfugge&#8221;, osserva il ministro. Ed è per questo che, aggiunge, &#8220;vogliamo di fatto togliere alle singole Asl questo tipo di attività per conferirle sul territorio nazionale a strutture centralizzate che siano trasparenti. Dalla centralizzazione dei beni e servizi ci potremmo attendere risparmi anche molto consistenti, dell&#8217;ordine di uno e forse due miliardi di euro&#8221;.</p>
<p>L&#8217;oscillazione dei prezzi dei dispositivi medici a parità di modello riguarda quasi tutte le specialità. Gli stessi pacemaker monocamerali con sensore della Medtronic Inc costano in Toscana 1.250 euro, in Piemonte 1.559, in Emilia Romagna 2.324 euro. Lo stesso avviene anche per le medicazioni in alginato (fibre derivate dalle alghe marine), indicate per ferite particolarmente sanguinanti. L&#8217;oscillazione all&#8217;interno della stessa regione può variare in Italia da 1,22 a 1,84 euro.</p>
<p>Ma gli imprenditori che sono ben consapevoli di vendere i loro prodotti medici a prezzi diversi alle varie Asl, come spiegano quel loro comportamento ai limiti dell&#8217;etica? Secondo Assobiomedica, l&#8217;associazione che riunisce 300 aziende di tecnologie biomedicali e diagnostica, le Asl non pagano. O pagano in ritardo. Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, ha detto che l&#8217;80 per cento delle imprese del settore ha fatto partire azioni di pignoramento contro le Asl per recuperare i propri crediti insoluti, circa 5 miliardi di euro.</p>
<p>LA LENTEZZA DELLE ASL<br />
&#8220;Il rivenditore si trova in una morsa spietata &#8211; spiega, con imbarazzo, il titolare di una delle più importanti società di fornitura di protesi biomedicali che ha chiesto l&#8217;anonimato &#8211; da una parte deve pagare in tempi rapidi l&#8217;azienda produttrice, dall&#8217;altra è costretto ad attendere anche 784 giorni, come avviene in Calabria, per incassare il ricavato dalle Asl. E non sempre le banche accettano di scontare le fatture. Ecco perché molte aziende non prendono in considerazione appositamente i prezzi di riferimento del ministero, per cui accettano di vendere lo stesso prodotto da una parte 2.500 euro E da un&#8217;altra 3.500, per ricaricare sui prezzi finali gli interessi, modulandoli a seconda dei tempi di pagamento che cambiano da Regione a Regione&#8221;.</p>
<p>Come fare a sopravvivere in queste condizioni?</p>
<p>Ma il ritardo anche di più di due anni del pagamento dei fornitori da parte delle Asl non convince il direttore dell&#8217;Agenas, l&#8217;agezia nazionale per i servizi sanitari regionali. &#8220;Se così fosse &#8211; spiega Fulvio Moirano &#8211; assisteremmo ad incrementi di prezzi pari al costo del denaro, con variazioni dell&#8217;ordine del 5 per cento annuo, non certo a incrementi del 50, del 100 e addirittura del 200 per cento&#8221;. A denunciare il mercato impazzito dei dispositivi medici è da tempo, ma del tutto inascoltato, Andrea Messori, vicepresidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo). &#8220;Ogni anno &#8211; denuncia Messori &#8211; in ciascun ospedale si spendono in media 110 milioni di euro per l&#8217;acquisto di dispositivi medici soprattutto nell&#8217;ambito della cardiologia interventistica, contro 90 milioni di euro per i farmaci. Mentre per i farmaci c&#8217;è una governance, l&#8217;Aifa (agenzia italiana sui farmaci), un organo di controllo simile manca per i dispositivi. Col risultato che in questo settore il prezzo è libero con gare che si svolgono ospedale per ospedale, con un&#8217;eterogenità di prezzi enorme che possono raddoppiare o triplicare da zona a zona dell&#8217;Italia&#8221;. &#8220;Ci sono differenze di prezzi &#8211; ammette Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso, la federazione di tutte le aziende sanitarie italiane &#8211; assolutamente inspiegabili e che ci stupiscono. Quando queste differenze di prezzo sono troppo rilevanti qualche dubbio che le procedure non si siano svolte correttamente diventa inevitabile. Nella migliore delle ipotesi si tratta di scarsa capacità contrattuale dietro le quali talvolta si possono nascondere debolezze dell&#8217;animo umano&#8221;.</p>
<p>IL NORD NON E&#8217; VIRTUOSO<br />
Al di là del sospetto che prezzi doppi e tripli da Asl ad Asl nascondano fenomeni di corruttela, questo Far West del mercato genera sprechi di denaro pubblico, interessa tutte le regioni d&#8217;Italia comprese quelle &#8220;virtuose&#8221; del Nord, ed è una delle principali cause del disavanzo regionale di 5 miliardi di euro, il 5 per cento del fondo sanitario nazionale. Per questo la Commissione parlamentare sugli errori sanitari e sui disavanzi regionali presieduta da Leoluca Orlando aprirà un&#8217;inchiesta. Lo ha annunciato la deputata Melania Rizzoli, caprogruppo pdl in commissione. &#8220;Ci occuperemo di questo settore &#8211; annuncia Rizzoli &#8211; avviando un&#8217;indagine per evitare sprechi sanitari e ingiustizie a danno dei cittadini italiani&#8221;.</p>
<p>http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/21/news/inchiesta_italiana_21_maggio-4230616/?ref=HREC1-3</p>
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		<title>Valvole cardiache la grande beffa in Corte d’Appello</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[corte d'appello]]></category>
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		<description><![CDATA[Due condanne, la più alta a quattro mesi. Una sola paziente rimborsata: 1800 euro
Quando scoppiò lo scandalo, nel 2002, fu un terremoto. Mazzette pagate ai medici perché scegliessero un certo tipo di valvole cardiache piuttosto che altre, luminari in manette e con la carriera distrutta, l’immagine di un’ospedale &#8211; le Molinette &#8211; compromessa per lungo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due condanne, la più alta a quattro mesi. Una sola paziente rimborsata: 1800 euro</p>
<p>Quando scoppiò lo scandalo, nel 2002, fu un terremoto. Mazzette pagate ai medici perché scegliessero un certo tipo di valvole cardiache piuttosto che altre, luminari in manette e con la carriera distrutta, l’immagine di un’ospedale &#8211; le Molinette &#8211; compromessa per lungo tempo, un reparto come la Cardiochirurgia che ancora oggi vive di scosse di assestamento e la paura per 124 pazienti a cui erano stati impiantati dispositivi difettosi. Un intero sistema deflagrava, uno degli snodi nevralgici della città rimaneva sfregiato, forse per sempre.</p>
<p>Eppure oggi, a otto anni di distanza, cosa resta di quel clamore? La Giustizia, faticosamente, ha fatto il suo corso, tra stralci, processi in primo grado, appelli e nuove indagini per falsificazione di perizie. Alla fine il risultato, in termini di pene comminate, non sembra però proporzionato al fragore iniziale.</p>
<p>L’ex primario Michele Di Summa, reo confesso per le mazzette, è stato assolto per gli omicidi e le lesioni avendo dimostrato che non sapeva dei difetti delle valvole. Alla fine è stato condannato a un anno e undici mesi. L’altro primario coinvolto, Giuseppe Poletti, è deceduto nel 2006. Rimanevano le posizioni dei produttori delle valvole e delle loro aziende, del progettista e dei certificatori del Tüv di Monaco di Baviera che diedero il via libera alle valvole.</p>
<p>Ma ieri, la Corte d’Appello di Torino, ha emesso una sentenza che ha ridimensionato di molto le aspettative della procura generale. Dei 31 casi tra omicidi e lesioni colposi contestati, solo due sono stati riconosciuti meritevoli di una condanna. I produttori delle valvole Tri Technologies, i brasiliani Rubens Junqueira De Souza e Ivan Sergio Joviano Casagrande (difesi dagli avvocati Mario Garibaldi, Lorenzo Imperato e Caterina Biafora) sono stati condannati a quattro mesi ciascuno per le lesioni riportate da due pazienti, Saverio Currao e Antonietta Gatta, rioperati per sostituire la valvola cardiaca. Per gli stessi pazienti il progettista americano Thomas Henry Reif (difeso dall’avvocato Lodovico Isolabella) è stato condannato a due mesi.</p>
<p>Le altre parti civili sono invece sparite dalla lista delle presunte vittime. Lista che era già stata scremata enormemente in primo grado quando dei 7 omicidi colposi e delle 24 lesioni colpose, i giudici avevano riconosciuto gli imputati colpevoli solo di un omicidio e di nove lesioni. L’Appello è stata un’altra ghigliottina: reato prescritto per il paziente Michele Scaparone, mentre per altri sei pazienti (compresa Fioretta Della Malva, l’unico omicidio colposo che era stato riconosciuto in primo grado), la Corte ha assolto «perché il fatto non costituisce reato».</p>
<p>La Corte ha «salvato» anche Vittorio Sartori, il fornitore della For.Med che per primo aveva confessato le tangenti a Di Summa e Poletti: reato prescritto. E ha assolto con formula piena una posizione marginale, quella di Angelo Magrini (avvocato Antonio Gilestro), presidente del Comitato dei politrasfusi d’Italia che era stato incriminato di favoreggiamento per aver consegnato due telefonini a Di Summa in modo tale che riuscisse a comunicare nonostante fosse ai domiciliari (non era stato Magrini a consegnarglieli). Restano i rimborsi delle spese legali. Poca cosa rispetto al terremoto che per quasi dieci anni ha investito questa città.</p>
<p>lastampa.it</p>
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		<title>Primo impianto cuore artificiale in Ospedale Ancona</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 07:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore artificiale]]></category>

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		<description><![CDATA[ANCONA &#8211; Primo impianto di cuore artificiale  presso gli Ospedali riuniti di Ancona. Il 26 febbraio, l&#8217;equipe  dell&#8217;Unita&#8217; operativa di Cardiochirurgia pediatrica, diretta dal  dott. Marco Pozzi, ha impiantato un cuore artificiale (sistema  di assistenza ventricolare con due ventricoli separati) su un  albanese di 13 anni, affetto da una grave [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ANCONA &#8211; Primo impianto di cuore artificiale  presso gli Ospedali riuniti di Ancona. Il 26 febbraio, l&#8217;equipe  dell&#8217;Unita&#8217; operativa di Cardiochirurgia pediatrica, diretta dal  dott. Marco Pozzi, ha impiantato un cuore artificiale (sistema  di assistenza ventricolare con due ventricoli separati) su un  albanese di 13 anni, affetto da una grave cardiomiopatia  restrittiva. Il ragazzo era in lista per un trapianto da circa  20 mesi, e le sue condizioni erano gravi. L&#8217;intervento e&#8217;  riuscito, e ieri sera il paziente e&#8217; stato estubato. E&#8217; in buone  condizioni e potrebbe essere dimesso con il cuore artificiale,  in attesa di un vero trapianto.</p>
<p>(ANSA).</p>
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		<title>Intervento importante di cardiochirurgia a Catanzaro</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 07:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza ventricolare]]></category>
		<category><![CDATA[scompenso cardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;equipe di Cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro ha eseguito con successo per la prima volta nell&#8217;Italia Meridionale l&#8217;impianto di una piccola turbina all&#8217;interno del ventricolo sinistro permettendo di salvare la vita ad un paziente di 57 anni affetto da scompenso cardiaco terminale. L&#8217;intervento è stato eseguito alcune settimane fa ed il paziente, residente a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;equipe di Cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro ha eseguito con successo per la prima volta nell&#8217;Italia Meridionale l&#8217;impianto di una piccola turbina all&#8217;interno del ventricolo sinistro permettendo di salvare la vita ad un paziente di 57 anni affetto da scompenso cardiaco terminale. L&#8217;intervento è stato eseguito alcune settimane fa ed il paziente, residente a Catanzaro, è già stato dimesso in buone condizioni cliniche ed emodinamiche. Il direttore dell&#8217;equipe di cardiochirurgia, Professor Attilio Renzulli, ha evidenziato che &#8220;il decorso lento ma inesorabile della malattia aveva più volte costretto il paziente al ricovero presso ospedali della nostra regione dove erano stati messi in atto tutti presidi medici e poi anche elettrofisiologici di trattamento della malattia. Nonostante ciò la lenta dilatazione del suo ventricolo sinistro che raggiungeva circa i 10 cm di diametro lo aveva costretto a sempre più frequenti ricoveri ospedalieri e negli ultimi mesi alla infusione di farmaci cardioattivi Una possibile alternativa terapeutica poteva essere rappresentata dal trapianto cardiaco, ipotesi questa scartata per la coesistenza di comorbidità a carico di altri organi ed apparati&#8221;. L&#8217;operazione, la prima del genere in Italia Meridionale, è consistita nell&#8217;impianto di una piccola turbina in titanio chiamata &#8216;Javirk 2000 flow maker&#8217; all&#8217;interno del ventricolo sinistro che pompa il sangue nell&#8217;aorta discendente e riduce di più del 70% il lavoro cardiaco. Il &#8216;Jarvik 2000&#8242;, costruito a New York, è un dispositivo di ultima generazione. La peculiarità di questa turbina a differenza di altre è che essa non richiede il passaggio di cavi di alimentazione attraverso la parete addominale che possono predisporre a pericolose infezioni e peggiorare la qualità di vita: l&#8217;unico contatto con l&#8217;esterno necessario per il funzionamento del sistema avviene attraverso un minuscolo interruttore sito in sede retroauricolare sinistra e quindi pressoché invisibile. In Italia finora sono stati effettuati meno di 30 impianti di questo sistema di assistenza ventricolare. L&#8217;intervento ha richiesto la collaborazione contemporanea di diverse equipe: oltre al gruppo cardiochirurgico diretto dal Professor Renzulli hanno collaborato l&#8217;equipe dell&#8217;Artech (società che fornisce lo strumento nella persona del Professor Khayat e del Bioingegnere Scuri), l&#8217;equipe anestesiologica coordinata dal Professor Bruno Amantea,quella dei perfusionisti diretti dal Dottor Aldo Cuda e l&#8217;equipe cardiologica diretta dal Professor Ciro Indolfi.</p>
<p>uscatanzaro.net</p>
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		<title>Il Melanoma</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/03/25/il-melanoma/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 08:32:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[melanoma]]></category>
		<category><![CDATA[Perfusione ipertermica antiblastica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il melanoma è un tumore maligno che origina dai melanociti , cellule presenti sia nella cute e nelle mucose , ma anche dai melanociti posti in sedi extracutanee (occhio, meningi, orecchio interno, etc…).
In Italia l’ incidenza è di circa 8-10 casi ogni 100.000 abitanti.
DIAGNOSI
Il riconoscimento del melanoma in fase iniziale si basa sulla applicazione metodica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il melanoma è un tumore maligno che origina dai melanociti , cellule presenti sia nella cute e nelle mucose , ma anche dai melanociti posti in sedi extracutanee (occhio, meningi, orecchio interno, etc…).<br />
In Italia l’ incidenza è di circa 8-10 casi ogni 100.000 abitanti.</p>
<p>DIAGNOSI<br />
Il riconoscimento del melanoma in fase iniziale si basa sulla applicazione metodica dei cosiddetti criteri ABCD :<br />
A = Asimmetria B = Bordi C = Colore D = Dimensioni</p>
<p>cioè sulla valutazione del grado di asimmetria, definizione dei bordi, studio del colore ed infine calcolo delle dimensioni.</p>
<p>Il Melanoma sulla scorta dei criteri ABCD presenta queste caratteristiche:<br />
* Asimmetria: Le due metà del neo non hanno la stessa forma. * Bordo: I bordi sono sfilacciati, dentellati, sfumati , dal contorno irregolare; il pigmento può diffondersi alla pelle circostante. * Colore: Il colore è irregolare. Il neo presenta sfumature di colore nero piceo, marrone, e marrone rossiccio. Si possono osservare inoltre zone di colore bianco, grigio, rosso, rosa o blu. * Diametro: Le dimensioni del neo cambiano, normalmente si tratta di un aumento di grandezza. I melanomi hanno di solito le dimensioni della gomma di una matita (6 mm).</p>
<p>Si distingue in 4 varietà cliniche:<br />
1. melanoma a diffusione superficiale 2. lentigo maligna- melanoma 3. melanoma lentigginoso acrale 4. melanoma nodulare</p>
<p>FATTORI DI RISCHIO<br />
I fattori di rischio possono essere distinti in ambientali (biologici, fisici e chimici, legati al clima, alla localizzazione geografica e all’inquinamento ambientale), individuali (ereditarietà e familiarità) e comportamentali ( stile di vita). L’importanza del sole come fattore di rischio per lo sviluppo del melanoma è ancora oggetto di discussione. Dati epidemiologici hanno evidenziato che il fattore di rischio sia rappresentato non dalla fotoesposizione ai raggi ultravioletti ,ma dalle ustioni solari avvenute in età giovanile, specie in soggetti con pelle chiara che si scotta facilmente . Le ustioni solari ripetute, soprattutto dai 5 ai 18 anni, aumentano la probabilità di sviluppare melanomi nell’età adulta. Non esiste pertanto una proibizione assoluta alla fotoesposizione ma il consiglio di prendere il sole, fin dall’età infantile in maniera moderata, evitando gli eccessi e le ustioni.<br />
1. Predisposizione familiare : il melanoma familiare costituisce il 10% circa di tutti i melanomi; 2. Presenza di un elevato numero di nevi (superiore a 50) e di nevi congeniti. La percentuale di melanoma che insorge su un nevo preesistente varia dal 20 all’80%; 3. Presenza di nevi atipici (denominati “displastici”) ; 4. Pelle chiara, con occhi e capelli chiari; 5. Rischi ambientali.</p>
<p>PROGNOSI<br />
La stadiazione ( cioè il grado di invasione del tumore in organi ed apparati) é fondamentale per determinare la prognosi e il trattamento. Esistono due metodi di stadiazione comunemente utilizzati . La microstadiazione di Clark che si basa sulla profondità dell’invasione cutanea del melanoma. Secondo Clark sono 5 i diversi livelli di penetrazione del tumore :<br />
Livello I: melanoma in-situ, il tumore rimane al di sopra della lamina basale ; Livello II: il tumore invade il derma papillare; Livello III: il tumore giunge fino all’interfaccia tra derma papillare e reticolare, senza invaderlo; Livello IV: il tumore invade il derma reticolare; Livello V: il tumore invade il grasso sottocutaneo.</p>
<p>Il sistema o indice di di Breslow , misura lo spessore massimo verticale di invasione del tumore, utilizzando un micrometro oculare.</p>
<p>Chiaramente, ad un maggiore spessore del tumore corrisponde una minore possibilità di guarigione:<br />
Spessore del tumore (mm)*</p>
<p>Sopravvivenza a 5 anni (%)<br />
&lt;0,76</p>
<p>98-100<br />
0,76-1,5</p>
<p>90-94<br />
1,51-2,25</p>
<p>83-84<br />
2,26-3,0</p>
<p>72-77<br />
&gt; 3,0</p>
<p>46</p>
<p>TERAPIA<br />
La terapia chirurgica è il trattamento di scelta del melanoma : asportazione della neoformazione con bordo di cute sana di 1 cm e profondamente fino alla fascia muscolare quando la neoplasia ha uno spessore inferiore a 2 mm; di 3 cm quando il melanoma ha spessore superiore ai 2 mm , con dissezione radicale dei linfonodi del distretto interessato (cervicale, ascellare o inguinale).</p>
<p>La perfusione ipertermico-antiblastica applicabile nelle localizzazioni agli arti con recidiva locale e/o satellitosi e nelle metastasi . Questa metodica consiste nell’isolare dalla circolazione sistemica l’arto affetto da neoplasia, che viene perfuso con tecnica di Circolazione Extra-Corporea (C.E.C.) per circa due ore. In una prima fase (ipertermia) il sangue viene riscaldato prima di essere reintrodotto nell’arto : quando il tumore ha raggiunto la temperatura di 41,5° si introduce il farmaco citostatico ad alte concentrazioni. L’ipertermia agisce da antineoplastico con molteplici azioni . Provoca un danno selettivo sulla cellula tumorale determinato dalla incapacità funzionale della vascolarizzazione del tessuto canceroso di adattarsi all’incremento della temperatura aumentando il flusso sanguigno e quindi disperdendo il calore. L’ipertermia e i farmaci antitumorali aumentano la permeabilità di membrana della cellula neoplastica che così favorisce l’ingresso del farmaco antiblastico, ed inoltre impediscono una corretta duplicazione del DNA delle cellule tumorali .</p>
<p>La terapia medica con decarbazide o altri chemioterapici e con farmaci immunomodulatori viene effettuata quando la neoplasia non è più aggredibile chirurgicamente. La radioterapia rappresenta un palliativo per specifiche localizzazioni, come le metastasi cerebrali, o per il dolore associato a metastasi ossee.</p>
<p>PREVENZIONE<br />
La tempestiva asportazione chirurgica di uan lesione può sospetta può salvare la vita.<br />
Un esame accurato della propria pelle è la prima forma fondamentale di prevenzione contro il melanoma. Qualora dei nei cambiassero forma, colore, o dimensione, è necessario rivolgersi immediatamente al dermatologo.<br />
Oggi grazie alla videodermoscopia, è possibile distinguere un nevo normale da un melanoma con una precisione di circa l’80%.</p>
<p>DECALOGO PER UN’ ABBRONZATURA SICURA:<br />
1. Applicare i prodotti solari prima dell’ esposizione; 2. Per le prime esposizioni non esporsi al sole per più di 45 minuti al giorno; 3. Evitare assolutamente l’esposizione tra le 12.00 e le 16.00 4. Non esperro i bambini di età inferiore ai 3 anni durante le ore di irraggiamento più intenso; 5. Non dimenticare che i colpi di sole non si prendono solo sulla spiaggia; 6. Se si nota che un neo cambia forma, dimensione o colore, consultare subito un dermatologo; 7. Indossare cappello ed occhiali da sole; 8. Farmaci e sole formano un cocktail molto pericoloso; 9. Bere molta acqua e spesso; 10. Attenzione alle circostanze che aumentano il rischio o riducono la percezione del sole (altitudine, vento fresco, nubi, ecc.)</p>
<p>Autore: Prof.Dott. ANTONIO GIACOMO RIZZO<br />
professore aggregato di chirurgia<br />
UOC di Chirurgia Oncologica<br />
Università degli Studi di Messina<br />
Policlinico Universitario “G.Martino”- Messina</p>
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		<title>Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 08:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[ace inibitori]]></category>
		<category><![CDATA[danno post-operatorio]]></category>
		<category><![CDATA[danno renale]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato a una riduzione del danno renale post-operatorio.
Un elevato numero di pazienti indirizzati ad intervento di bypass aorto-coronarico ( CABG ) sono in trattamento cronico con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina ( Ace ). Poiché gli Ace inibitori provocano una riduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato a una riduzione del danno renale post-operatorio.</p>
<p>Un elevato numero di pazienti indirizzati ad intervento di bypass aorto-coronarico ( CABG ) sono in trattamento cronico con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina ( Ace ). Poiché gli Ace inibitori provocano una riduzione del filtrato glomerulare, è stato suggerito che la loro sospensione prima dell’intervento possa ridurre il danno renale provocato dalla circolazione extracorporea. Tuttavia i pochi studi retrospettivi disponibili in letteratura riportano dati discordanti.</p>
<p>Ricercatori dell’Università di Roma hanno valutato l’impatto della terapia con Ace inibitori sul danno renale nei pazienti sottoposti ad intervento di bypass aortocoronarico in circolazione extracorporea mediante un’analisi basata sul propensity score, che ha permesso di minimizzare l’errore di campionamento.</p>
<p>L’analisi è stata condotta su 531 pazienti, sottoposti ad intervento isolato di CABG in circolazione extracorporea nel periodo 2004-2007, di cui 204 hanno ricevuto Ace inibitori al momento dell’intervento.<br />
Sono stati esclusi dall’analisi i pazienti con insufficienza renale cronica in dialisi ( n=8 ) e i pazienti in trattamento con antagonisti per il recettore dell’angiotensina ( n=60 ).<br />
Per ogni paziente è stato ottenuto un propensity score basato sulla probabilità di ricevere Ace-inibitori prima dell’intervento ed il propensity score è stato utilizzato come fattore di correzione nell’analisi multivariata.<br />
È stato definito come danno renale post-operatorio una riduzione nella clearance della creatinina maggiore del 20% o la necessità di emofiltrazione per insufficienza renale acuta anurica nel periodo post-operatorio.</p>
<p>Dopo la correzione basata sul propensity score e sulle covariate, l’analisi multivariata ha mostrato che gli Ace inibitori hanno un effetto protettivo sul danno renale dopo intervento CABG ( odds ratio, OR=0.8; p&lt;0.01 ).</p>
<p>Altre covariate associate in modo indipendente al danno renale sono risultate l’età ( OR=1.17 per 1 anno; p&lt;0.001 ), il sesso femminile ( OR=0.7; p&lt;0.001 ); la frazione di eiezione del ventricolo sinistro inferiore al 30% ( OR=2.1; p&lt;0.01 ); la clearance della creatinina pre-operatoria ( OR=1.23 per ogni 10ml/min di riduzione; p&lt;0.001 ); il diabete ( OR=1.8; p&lt;0.01 ); il tempo di bypass cardiopolmonare ( OR=1.3 per ogni 10 min; p&lt;0.01 ).</p>
<p>La mortalità operatoria ( a 30 giorni ) non è risultata statisticamente differente tra i due gruppi ( 2.4 vs 4.0% nel gruppo trattato con Ace inibitori e non-trattato; p=0.45 ).</p>
<p>Dallo studio è emerso che il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato ad una riduzione del danno renale post-operatorio.<br />
Nessuna evidenza clinica è a sostegno della sospensione dell’Ace inibizione prima dell’intervento.<br />
Contrariamente, questo risultato suggerisce che l’attivazione del sistema renina-angiotensina gioca un ruolo fondamentale nella determinazione del danno renale correlato con la circolazione extracorporea, indicando l’opportunità della terapia con Ace inibitori nei pazienti con indicazione a CABG. ( Xagena2007 )</p>
<p>Fonte: Benedetto U et al, Giornale Italiano di Cardiologia, 2007</p>
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		<title>SORIN GROUP ANNUNCIA L’APPROVAZIONE FDA DELLA NUOVA GENERAZIONE DI MACCHINE CUORE-POLMONE</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/03/25/sorin-group-annuncia-l%e2%80%99approvazione-fda-della-nuova-generazione-di-macchine-cuore-polmone/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 08:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[macchina cuore polmone]]></category>
		<category><![CDATA[sorin group]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito del positivo lancio sul mercato europeo nel 2009, Sorin Group riceve l’approvazione per la commercializzazione negli Stati Uniti della macchina cuore-polmone C5
MILANO&#8211;(BUSINESS WIRE)&#8211;Sorin Group, (MIL:SRN) (Codice Reuters: SORN.MI), la multinazionale produttrice di dispositivi medicali e leader nel trattamento delle patologie cardiovascolari, ha annunciato oggi l’approvazione dal parte dell’ente americano Food and Drug Administration [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito del positivo lancio sul mercato europeo nel 2009, Sorin Group riceve l’approvazione per la commercializzazione negli Stati Uniti della macchina cuore-polmone C5</p>
<p>MILANO&#8211;(BUSINESS WIRE)&#8211;Sorin Group, (MIL:SRN) (Codice Reuters: SORN.MI), la multinazionale produttrice di dispositivi medicali e leader nel trattamento delle patologie cardiovascolari, ha annunciato oggi l’approvazione dal parte dell’ente americano Food and Drug Administration – FDA della propria macchina cuore-polmone di nuova generazione C5.</p>
<p>“La macchina cuore-polmone C5 rappresenta un’ulteriore dimostrazione dell’impegno di Sorin Group nella continua ricerca di soluzioni per i bisogni del personale medico e dei pazienti. Il nostro obiettivo è quello di fornire prodotti e servizi eccellenti a supporto della nostra posizione di leadership a livello mondiale”</p>
<p>La macchina cuore-polmone è una sofisticata apparecchiatura medicale che consente di mantenere l’ossigenazione e la circolazione del sangue verso gli organi ed il cervello durante un intervento di cardiochirurgia, quando il cuore e i polmoni del paziente vengono temporaneamente arrestati.</p>
<p>Gli oltre 25 anni di esperienza nel design e nella produzione di sistemi per la circolazione extracorporea, sono culminati nella realizzazione di C5.</p>
<p>Più leggera e compatta, la macchina C5 assicura la stessa tecnologia d’avanguardia della S5, la macchina prodotta da Sorin che è già un punto di riferimento di mercato.</p>
<p>La C5 ha una manovrabilità eccellente, una struttura altamente funzionale, un design ergonomico e razionale e sistemi di sicurezza di massima affidabilità. La solida struttura di acciaio inossidabile satinato ne completa l’elevata qualità.</p>
<p>Sorin ha ottenuto l’approvazione FDA per la commercializzazione della macchina cuore-polmone C5 nel giro di un mese, un tempo record negli annali della società. L’introduzione della C5 sul mercato statunitense contribuirà ad accrescere ulteriormente la leadership mondiale di Sorin nel mercato cardiopolmonare.</p>
<p>La macchina cuore-polmone C5 sarà esposta per la prima volta negli Stati Uniti al convegno CREF – Cardiothoracic Surgery Symposium – a Newport Beach, CA dal 4 al 7 Marzo 2010</p>
<p>businesswire.com</p>
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		<title>2° Concorso Nazionale  “Miglior Studente dell’anno 2009/2010”</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 08:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[concorso]]></category>
		<category><![CDATA[corso di laurea]]></category>
		<category><![CDATA[miglior studente]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Corso di Laurea in:
“Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione  Cardiovascolare”
22 maggio 2010 A.C.O. San Filippo Neri ROMA
Bando di Concorso “Miglior Studente dell’anno 2009/2010”
E’ indetto per il giorno 22 maggio 2010 presso l’Azienda Complesso  Ospedaliera San Filippo Neri di Roma  il 2° Concorso Nazionale per il  Miglior Studente per l’anno accademico 2009/2010 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corso di Laurea in:<br />
“Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione  Cardiovascolare”<br />
22 maggio 2010 A.C.O. San Filippo Neri ROMA</p>
<p>Bando di Concorso “Miglior Studente dell’anno 2009/2010”<br />
E’ indetto per il giorno 22 maggio 2010 presso l’Azienda Complesso  Ospedaliera San Filippo Neri di Roma  il 2° Concorso Nazionale per il  Miglior Studente per l’anno accademico 2009/2010 del Corso di Laurea in  Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione  Cardiovascolare<br />
L’iscrizione al Concorso è Gratuita.<br />
Requisiti di partecipazione<br />
Possono partecipare al suddetto concorso tutti gli studenti regolarmente  iscritti al 3° (terzo) anno di Corso.<br />
Domanda di partecipazione<br />
•    La domanda di partecipazione al concorso deve pervenire entro il 10  maggio 2010 al seguente indirizzo di posta elettronica:<br />
lui-gi64@libero.it<br />
La documentazione cartacea deve essere spedita entro il 10 maggio 2010  (fa fede il timbro postale) al seguente indirizzo:</p>
<p>Dott. Luigi De Marco<br />
Coordinatore del Corso di Laurea in T.F.C.P.C.<br />
c/o Segreteria Corsi di Laurea Ospedale San Filippo Neri<br />
Padiglione 17 – Comprensorio Santa Maria della Pietà<br />
Piazza Santa Maria della Pietà n°5<br />
00135 Roma</p>
<p>•    Documentazione cartacea da inviare:<br />
-    Fotocopia di un documento d’identità;<br />
-    Certificato rilasciato dalla segreteria universitaria attestante  gli esami sostenuti con i relativi  voti;</p>
<p>La Commissione Giudicatrice:<br />
La Commissione giudicatrice sarà composta dai Coordinatori del Tirocinio  delle varie Università.</p>
<p>Prova di Esame<br />
•    Prima prova<br />
Prova scritta: n° 51 domande a risposta multipla.<br />
•    Seconda Prova<br />
Prova pratica: montaggio di un circuito per C.E.C.</p>
<p>Valutazione</p>
<p>La valutazione  con relativo punteggio sarà effettuata sul risultato  delle seguenti prove (massimo punteggio 100):<br />
•    Prima Prova :              “Quiz a scelta multipla”     max 51  punti.<br />
•    Seconda Prova:                 “Prova pratica”         max 25  punti.<br />
•    Media Esami Sostenuti:                    max 24 punti.</p>
<p>Premi</p>
<p>1° Premio: Notebook<br />
2° Premio: Videocamera digitale<br />
3° Premio: Fotocamera digitale<br />
A tutti i partecipanti verrà consegnato una Pen-drive<br />
In Sede d’esame<br />
L’esame si terrà presso il Teatro  dell’Ospedale San Filippo Neri  (Pad.90)<br />
Le prove d’esame inizieranno alle ore 11:30.<br />
Lo studente dovrà presentare:<br />
•    Un documento d’identità;<br />
•    Il libretto universitario originale (non sono ammesse fotocopie).</p>
<p>Domanda di Partecipazione<br />
2° Concorso Nazionale<br />
“Miglior Studente dell’anno 2009/2010”<br />
Corso di Laurea in:<br />
“Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione  Cardiovascolare”</p>
<p>Nome ………………………………………………………………………<br />
Cognome …………………………………………………………………<br />
Luogo e data di nascita ……………………………………………….<br />
Università di appartenenza ……………………………………………<br />
Recapito Telefonico …………………………………………………….<br />
E.mail ………………………………………………………………………</p>
<p>Data ……………</p>
<p>Firma</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Studio multicentrico, perfusione ipertermica antiblastica</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[carcinoma epatico]]></category>
		<category><![CDATA[carcinoma fegato]]></category>
		<category><![CDATA[Perfusione ipertermica antiblastica]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Consiste in un’innovativa tecnica chirurgica contro le metastasi al fegato derivate da tumore del colon retto, la Perfusione Isolata Ipertermica Antiblastica (PEIIA), il protocollo europeo avviato a Pisa dal gruppo del professor Franco Filipponi, dell’Unità di Trapiantologia Epatica dell’Ospedale Cisanello di Pisa. Il gruppo ha avviato uno studio multicentrico sulla nuova tecnica i cui risultati preliminari evidenziano una riduzione del 75% delle metastasi epatiche. Si prevede che nei quattro centri italiani che partecipano allo studio verranno arruolati nei prossimi due anni 70-80 pazienti. L’Italia esporterà i risultati nel resto d’Europa, così da estendere questa nuova pratica clinica.<br />
L’Unità Operativa di Trapiantologia Epatica dell’Ospedale Cisanello di Pisa, diretta dal professor Franco Filipponi, ha avviato il primo ed unico studio europeo sulla Perfusione epatica Isolata epatica Isolata Ipertermica Antiblastica (PEIIA), una tecnica importata dagli USA che permette di trattare le metastasi al fegato derivate da cancro del colon retto che non rispondono più alle terapie tradizionali.<br />
Il PEIIA è un intervento chirurgico di alta specialità. Consente infatti di isolare il fegato dal resto del corpo, attraverso la temporanea chiusura dei vasi sanguigni che lo irrorano. Una volta ‘isolato’, l’organo viene riscaldato alla temperatura di 42 gradi e dunque trattato con alte dosi di farmaci chemioterapici. La temperatura elevata potenzia l’effetto dei farmaci, mentre l’isolamento evita gli effetti collaterali per il paziente.<br />
I risultati osservati sui pazienti già sottoposti a PEIIA sono molto positivi. “Sui pazienti sinora trattati- afferma Franco Filipponi, coordinatore dello studio &#8211; si è osservata una regressione del diametro delle lesioni tumorali superiore al 75%, una significativa diminuzione dei markers tumorali e una maggiore risposta alla chemioterapia sistemica successiva. Tali risultati confermano l’efficacia di questa tecnica chirurgica con la quale prevediamo di trattare circa 70/80 pazienti nei prossimi due anni.”<br />
“Questo tipo di intervento –continua Filipponi &#8211; è rivolto prevalentemente a pazienti giovani, sotto i 55 anni, affetti da metastasi epatiche derivate da adenocarcinoma colo-rettale (CRC), non passibili di trattamento chirurgico tradizionale che siano già stati sottoposti a trattamenti chemioterapici senza significativa risposta terapeutica.”<br />
L’adenocarcinoma colo-rettale è per incidenza la terza neoplasia nei paesi occidentali. In Europa si calcola che ogni anno siano colpite circa 150.000 persone; in Italia si stimano oltre 40.000 casi l’anno (77,5 persone ogni 100.000). Il 45-50% dei pazienti affetti da tale patologia presentano metastasi epatiche nel corso del follow–up, il 20% dei pazienti sviluppa metastasi epatiche entro 3 anni dalla neoplasia primaria. Generalmente la sopravvivenza media di un paziente affetto da metastasi epatica da CRC è di circa 12 mesi.<br />
La perfusione epatica isolata ipertermica antiblastica è una tecnica messa a punto negli anni ’90 dal National Cancer Institute (Bethesda, Maryland, USA) e ad oggi, in letteratura, si calcolano siano stati effettuati solo 175 interventi.<br />
“Grazie a questo protocollo – precisa Filipponi &#8211; l’Italia è l’unico paese in Europa ad effettuare e valutare clinicamente tale tecnica chirurgica di alta specialità, che coinvolge, in uno studio multicentrico, altri tre centri di trapiantologia epatica italiani.”<br />
La II Clinica Chirurgica, Università di Padova, l’U.O. di Chirurgia Generale e Trapianti di Fegato dell’Ospedale Molinette di Torino e l’U.O. di Chirurgia dell’Apparato Digerente e Trapianto di Fegato dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano sono i centri selezionati per lo studio. Tali centri sono dotati delle necessarie competenze nel settore della trapiantologia epatica e di adeguate strutture di terapia intensiva per la gestione postoperatoria del paziente.<br />
L’U.O. di Trapiantologia Epatica di Pisa svolge il coordinamento dell’attività clinica con valutazione periodica dei risultati conseguiti. Il progetto avrà durata di 24 mesi e potrà essere esteso ad altri centri italiani ed europei.<br />
L’Unità di Trapiantologia Epatica dell’Ospedale Cisanello di Pisa è attiva dal 1996, ha effettuato ad oggi 548 trapianti di fegato. Il tempo medio in lista d’attesa pretrapianto è di 4 mesi. I pazienti arrivano da tutta l’Italia e hanno un’età media di 52 anni. La sopravvivenza a 1 e 5 anni è del 81,1% e 70,2% rispettivamente. La struttura dispone di 6 letti degenza, 10 letti di terapia subintensiva e 4 di terapia intensiva. Commenta l&#8217;articolo sul forum e iscriviti alla newsletter, riceverai ogni settimana le notizie più importanti per la tua salute.</p>
<p>fonte: italiasalute</p>
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