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	<title>Perfusione &#187; Cardiochirurgia</title>
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	<description>tutta la cardiologia on-line</description>
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		<title>Molecola Salvavita Contro Lo Scompenso Cardiaco</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[ivabradina]]></category>
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		<description><![CDATA[L’ivabradina, già disponibile per altre indicazioni in cardiologia, è l’unica con azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio.
Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ivabradina, già disponibile per altre indicazioni in cardiologia, è l’unica con azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio.</p>
<p>Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. È <strong>l’ivabradina</strong>, una molecola innovativa, frutto della ricerca italiana, che agisce in maniera specifica per ridurre i battiti del cuore e cambierà radicalmente la storia di questa malattia.</p>
<p>I risultati dello studio SHIFT, sono stati presentati in sessione plenaria al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) di Stoccolma, suscitando lo straordinario interesse dei circa 30.000 esperti presenti. “I dati sono davvero eccezionali – afferma Roberto Ferrari, presidente dell’ESC – soprattutto perché chi era incluso nello studio già riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida. Si tratta inoltre di una molecola antischemica immediatamente disponibile, utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici. Agisce riducendo la frequenza cardiaca, un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso. Inoltre permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto ad uno sforzo. A partire da questo Congresso, l’ivabradina diventerà una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso”. “Dopo 20 anni dall’avvento degli ACE-inibitori e 10 dai beta-bloccanti, abbiamo oggi un nuovo farmaco salvavita – conferma il prof. Michel Komajda, coordinatore dello SHIFT. Questa patologia è estremamente diffusa, impedisce al muscolo cardiaco di lavorare correttamente e quindi la circolazione del sangue è insufficiente. Fra le principali cause, l’infarto, ma anche un’ipertensione trascurata. Sempre più frequenti i malati in età lavorativa, nel 30% dei casi colpisce ultra 65enni. In Italia la spesa totale per lo scompenso assorbe l’1,4% della spesa sanitaria nazionale. Dal 2003 rappresenta la prima causa di ospedalizzazione nel nostro Paese (dopo il parto naturale), con 200.000 ricoveri all’anno, in costante aumento (per il 2010 ne sono stimati oltre 230.000). “Ma purtroppo l’8% muore durante la prima degenza, il 15% a un semestre dalla dimissione e il 16% dopo 12 mesi – spiega Ferrari –, con ivabradina possiamo invece salvare centinaia di migliaia di pazienti, farli vivere meglio e ottenere un significativo risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Ecco perché questa ricerca ha un’importanza determinante, riconosciuta dall’intera comunità scientifica”.<br />
Lo SHIFT (Systolic Heart Failure Treatment with If inhibitor Ivabradine Trial), pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Lancet, è il più ampio studio al mondo mai condotto sullo scompenso, ha coinvolto 6.500 persone in 37 paesi, Italia compresa. Tutte soffrivano di questa patologia in grado moderato o severo e presentavano una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto, considerata il valore soglia.<br />
<span><br />
<em>Sara Voltan</em></span></p>
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		<title>Primo Intervento Chirurgico Via Web</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato eseguito nel nostro Paese un intervento che apre nuove frontiere per la medicina d&#8217;eccellenza: si tratta della prima operazione chirurgica al cuore eseguita tramite un computer collegato a Internet.
Il medico che l&#8217;ha eseguito è il dott. Carlo Pappone che si è avvalso di due robot pilotati a distanza.
L&#8217;importante cardiologo elettrofisiologo del Polo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato eseguito nel nostro Paese un intervento che apre nuove frontiere per la medicina d&#8217;eccellenza: si tratta della prima operazione chirurgica al cuore eseguita tramite un computer collegato a Internet.<br />
Il medico che l&#8217;ha eseguito è il dott. Carlo Pappone che si è avvalso di due robot pilotati a distanza.<br />
L&#8217;importante cardiologo elettrofisiologo del Polo di aritmologia cardiaca del “Maria Cecilia Hospital” di Cotignola, in provincia di Ravenna è così riuscito a realizzare in contemporanea due interventi di ablazione della fibrillazione, uno su un paziente degente presso l’Istituto Città Studi di Milano, e l’altro ricoverato nella stessa struttura diretta dal chirurgo.<br />
Si tratta di una metodologia senza precedenti per l&#8217;Italia. Il medico e la sua equipe controllavano le operazioni a distanza attraverso la tastiera di un computer connesso ad Internet e collegato alle due sale operatorie.<br />
La tecnica è stata ideata dallo stesso Pappone, che l&#8217;ha messa a punto negli anni in cui esercitava presso l&#8217;ospedale San Raffaele di Milano. Un vantaggio non trascurabile è dato inoltre dal fatto che oltretutto si tratta di una tecnica meno invasiva rispetto ai tradizionali trattamenti delle aritmie cardiache. Viene eseguito in anestesia locale dal momento che il cuore viene raggiunto tramite endovena da un elettrocatetere, uno strumento che emette energia a radiofrequenza in grado di ustionare i tessuti da cui si generano le scariche che provocano l&#8217;alterazione del ritmo cardiaco.<br />
Questo primo intervento si è svolto nel corso di un convegno internazionale al quale hanno preso parte specialisti di tutto il mondo.</p>
<p>Alessandro Veronesi<br />
by Infosalute.info</p>
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		<title>È italiana la clip salvacuore</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 22:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[insifficienza mitralica]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[scompenso cardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[È italiana la clip salvacuore contro lo scompenso cardiaco e l&#8217;insufficienza mitrale.
Interessa il 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e, nelle forme di grado moderato o severo, colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni: è l&#8217;insufficienza mitralica, condizione in cui la valvola mitralica diventa incontinente e determina un rigurgito di sangue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È italiana la clip salvacuore contro lo scompenso cardiaco e l&#8217;insufficienza mitrale.<br />
Interessa il 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e, nelle forme di grado moderato o severo, colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni: è l&#8217;insufficienza mitralica, condizione in cui la valvola mitralica diventa incontinente e determina un rigurgito di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro. Attualmente, per ridurre la probabilità di sviluppare lo scompenso cardiaco e migliorare la sopravvivenza del paziente l’opzione chirurgica risulta essere la più efficace. Alle tecniche più avanzate come la chirurgia valvolare protesica si è da poco affiancata la &#8220;chirurgia riparativa mininvasiva&#8221;, più accettata dai pazienti giovani e in grado di ridurre i rischi operatori per quelli anziani affetti da patologie concomitanti.<br />
&#8220;La terapia più recente per la riparazione della valvola mitralica prevede l’utilizzo di una clip &#8211; spiega Francesco Maisano, responsabile dell’Unità funzionale Trattamento transcatetere delle valvulopatie dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano -. Si tratta di una metodica attraverso un approccio percutaneo e mininvasivo, introdotta dal Professor Alfieri nel 1991, che non necessita di circolazione extracorporea e di apertura delle camere cardiache e che comporta l’inserimento di una clip mitrale che permette alla valvola di chiudersi in maniera corretta attraverso un accesso dalla vena femorale. La clip, riproducendo il gesto chirurgico della sutura, cattura i lembi danneggiati e li stabilizza. Se necessario, può essere riaperta e riposizionata: essendo un intervento poco invasivo, può essere utile soprattutto per quei pazienti che non potrebbero superare un&#8217;operazione chirurgica tradizionale&#8221;.<br />
Le patologie valvolari sono tra le principali cause dello scompenso cardiaco, che colpisce in Italia circa un milione di persone. &#8220;L’applicazione di nuove soluzioni terapeutiche ha valore solo se impiegata nel rispetto delle indicazioni da operatori esperti e nell’ambito di un percorso di cura che ponga il &#8216;paziente al centro&#8217; &#8211; spiega Ottavio Alfieri, direttore del Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele<br />
nel corso dell’incontro &#8216;Nuovi approcci terapeutici allo scompenso cardiaco&#8217; promosso dal Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele con la collaborazione di Abbott -. Perché ciò avvenga &#8211; continua Alfieri &#8211; è necessario applicare un metodo multidisciplinare che richiede, oltre a nuovi approcci terapeutici, l’integrazione di diverse competenze specialistiche che permettano di trovare la soluzione migliore per ciascun paziente. E il trattamento dello scompenso cardiaco &#8211; ovvero l&#8217;incapacità del cuore di svolgere adeguatamente la propria funzione di pompa &#8211; è un caso emblematico, perché è un patologia che non comporta solo una sofferenza del sistema cardiocircolatorio, ma investe una molteplicità di organi e apparati&#8221;.</p>
<p>A oggi, nel mondo, più di 2.200 pazienti sono stati trattati con questa procedura mininvasiva, di cui 1.260 in Europa e 154 in Italia.</p>
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		<title>Sostituzione della valvola aortica: i pazienti a cui sono state impiantate le valvole bioprotesiche sono andati incontro ad un più alto rischio di disfunzione valvolare e ri-intervento</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[valvola aortica]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 13 Luglio 2010 &#8211; Uno studio ha valutato i risultati nel lungo periodo della sostituzione della valvola aortica con la valvola bioprotesica o la valvola meccanica nei pazienti di età compresa tra i 55 e i 70 anni.
Lo studio ha riguardato 310 pazienti nel periodo 1995-2003, che sono stati assegnati in modo casuale a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 13 Luglio 2010 &#8211; Uno studio ha valutato i risultati nel lungo periodo della sostituzione della valvola aortica con la valvola bioprotesica o la valvola meccanica nei pazienti di età compresa tra i 55 e i 70 anni.</p>
<p>Lo studio ha riguardato 310 pazienti nel periodo 1995-2003, che sono stati assegnati in modo casuale a ricevere una valvola aortica meccanica ( n=155 ) o una valvola aortica bioprotesica ( n=155 ).</p>
<p>Gli endpoint dello studio erano la sopravvivenza, la disfunzione valvolare, e il reintervento.</p>
<p>In ambito perioperatorio, 4 pazienti sono morti nel gruppo valvola meccanica ( 2.6% ), mentre 6 pazienti sono deceduti nel gruppo valvola bioprotesica ( 3.9%; p=0.4 ).</p>
<p>Nel corso del periodo osservazionale ( 106 mesi, in media ), 41 pazienti nel gruppo valvola meccanica sono morti contro 45 pazienti nel gruppo valvola bioprotesica ( p=0.6 ).</p>
<p>Non è stata riscontrata nessuna differenza riguardo alla sopravvivenza a 13 anni tra il gruppo valvola meccanica e valvola bioprotesica.</p>
<p>Le disfunzioni valvolari e i reinterventi erano più frequenti nel gruppo valvole bioprotesiche rispetto al gruppo delle valvole meccaniche ( p=0.0001 e p=0.0003, rispettivamente ).</p>
<p>Non sono state riscontrate differenze in un modello linearizzato nell’incidenza di tromboembolismo, sanguinamento, endocardite, e di eventi avversi maggiori correlati alla protesi ( MAPE ) tra i gruppi con valvola meccanica e valvola bioprotesica.</p>
<p>In conclusione, a 13 anni, i pazienti sottoposti a sostituzione della valvola aortica con le valvole meccaniche o le valvole bioprotesiche hanno presentato un’incidenza di sopravvivenza, tromboembolismo, sanguinamento, endocardite, e MAPE, simili. Tuttavia i pazienti a cui sono state impiantate le valvole bioprotesiche sono andati incontro ad un più alto rischio di disfunzione valvolare e rioperazione. ( Xagena Medicina )</p>
<p>Fonte: J Am Coll Cardiol, 2009</p>
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		<title>Cardiochirurgia, Chieti contro Teramo</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[chieti teramo]]></category>
		<category><![CDATA[chiusura]]></category>

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		<description><![CDATA[CHIETI. «La decisione di fermare il completamento del polo d&#8217;eccellenza di cardiochirurgia di Chieti in favore dell&#8217;ospedale di Teramo è gravissima, scellerata e gli unici responsabili di questa sciatteria sono Chiodi e l&#8217;assessore Venturoni». Il senatore del Pd Giovanni Legnini guida la protesta, espressa ieri in conferenza stampa, del Partito democratico teatino e regionale nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CHIETI. «La decisione di fermare il completamento del polo d&#8217;eccellenza di cardiochirurgia di Chieti in favore dell&#8217;ospedale di Teramo è gravissima, scellerata e gli unici responsabili di questa sciatteria sono Chiodi e l&#8217;assessore Venturoni». Il senatore del Pd Giovanni Legnini guida la protesta, espressa ieri in conferenza stampa, del Partito democratico teatino e regionale nei confronti del piano di ridimensionamento che blocca di fatto la prosecuzione della palazzina di cardiochirurgia a Colle dell&#8217;Ara, già costata fior di milioni al popolo abruzzese, con un conseguente taglio di posti letto. «Si sta togliendo a Chieti», continua il senatore, «contro un accordo di programma del 2007 nel quale si dichiarava il completamento del dipartimento di cardiochirurgia tra i quattro obiettivi strategici della sanità abruzzese». Il parlamentare teatino sottolinea come la cardiochirurgia, sia sulla carta che nei fatti, rappresenti il punto di riferimento regionale d&#8217;eccellenza del settore, prova ne è la mobilità attiva che registra il reparto con gente che arriva da tutta Italia. «Ogni aggettivo è insufficiente per giudicare un fatto simile che si pone contro l&#8217;accordo di programma dove i finanziamenti, (12 milioni ndr) per il completamento del reparto, peraltro ottenuti dal centrosinistra, hanno un vincolo di destinazione. Di questo la Regione risponderà davanti alla Corte dei conti».  Legnini sottolinea che il governo Chiodi per avvalorare la fine di cardiochirurgia a Chieti ha incaricato un consulente, l&#8217;ingegner Pipoli, «pagato 100 mila euro». «Questo si chiama sperpero di denaro pubblico» commenta il senatore.  «I tagli sono stati fatti solo nel pubblico, 900 posti letto per acuti, l&#8217;unico taglio al privato lo ha fatto il terremoto», dice il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci<br />
, «mi sembra che la Regione sia un Robin Hood all&#8217;incontrario: toglie al pubblico per favorire tre quattro imprenditori». Poi Paolucci fa riferimento ai 100 milioni di debito, il «cratere» di cui giovedì ha parlato Chiodi. «Una vecchia storia che ha già una soluzione, esiste una legge regionale che consente di coprire quel debito con la dismissione degli immobili», spiega l&#8217;esponente del Partito democratico, «la verità è che Chiodi è stato redarguito dal funzionario del ministero dell&#8217;economia Francesco Masicci sul perché non avesse eseguito questo piano per ripianare quel debito». Paolucci giudica buona invece la presa di posizione del sindaco di Chieti Umberto Di Primio che si è schierato contro i tagli all&#8217;ospedale di Chieti, «ma lo inviterei a continuare su questa strada e di non accontentarsi delle spiegazioni di Chiodi che giustifica il ridimensionamento su Chieti in quanto la città troverebbe il suo compenso nella presenza della sanità privata».  «Posizione corretta quella di Di Primio», aggiunge Legnini, «non quella del senatore Di Stefano e dell&#8217;assessore Febbo, cui il Pdl ha delegato la responsabilità della zona di Chieti. La verità è che questi signori non contano nulla».</p>
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		<title>ICE L’ecocardiogramma intracardiaco</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecocardiografia]]></category>
		<category><![CDATA[ecocardiogramma intracardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ecocardiogramma intracardiaco (intracardiac echocardiography, ICE) è uno strumento recente e prezioso, che può fornire una guida anatomica in tempo reale per le procedure di elettrofisiologia.
Inserendo per via endovenosa una sonda a ultrasuoni e avanzandola nel cuore, è possibile ottenere varie proiezioni differenti che consentono di visualizzare meglio l’anatomia del paziente, di guidare il posizionamento dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ecocardiogramma intracardiaco (intracardiac echocardiography, ICE) è uno strumento recente e prezioso, che può fornire una guida anatomica in tempo reale per le procedure di elettrofisiologia.</p>
<p>Inserendo per via endovenosa una sonda a ultrasuoni e avanzandola nel cuore, è possibile ottenere varie proiezioni differenti che consentono di visualizzare meglio l’anatomia del paziente, di guidare il posizionamento dei cateteri da elettrofisiolgia e di individuare possibili complicanze procedurali. Nell’ablazione di fibrillazione atriale, l’ICE si dimostra particolarmente utile per una puntura transettale più sicura (specie in presenza di anomalie anatomiche del setto interatriale) e per aiutare a visualizzare in continuo i cateteri mappanti (circolari o ad alta densità) e a monitorare la posizione dei nuovi cateteri a palllone (Cryo, Laser) nell’antro delle vene polmonari.</p>
<p>Nell’ablazione di tachicardia ventricolare, d’altra parte, l’ICE consente una continua correlazione fra reperti elettrofisiologici e strutturali (come le anomalie cinetiche della parete o le alterazioni di ecodensità), oltre ad assicurare il corretto contatto e posizionamento dei cateteri, particolarmente attorno a strutture delicate come le cuspidi aortiche. In qualsiasi procedura, infine, l’ICE è anche utile per individuare le complicanze procedurali nel momento stesso in cui si verificano, come la formazione di trombi attorno ai cateteri o il versamento pericardico.</p>
<p>Grazie alle sue informazioni morfologiche in tempo reale, l’ICE rappresenta un complemento ideale alla semplice fluoroscopia o a più complesse tecniche di mappaggio elettroanatomico ed è destinato ad assumere un ruolo maggiore in un’ampia gamma di procedure elettrofisiologiche.</p>
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		<title>Valvole cardiache la grande beffa in Corte d’Appello</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[corte d'appello]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[Due condanne, la più alta a quattro mesi. Una sola paziente rimborsata: 1800 euro
Quando scoppiò lo scandalo, nel 2002, fu un terremoto. Mazzette pagate ai medici perché scegliessero un certo tipo di valvole cardiache piuttosto che altre, luminari in manette e con la carriera distrutta, l’immagine di un’ospedale &#8211; le Molinette &#8211; compromessa per lungo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due condanne, la più alta a quattro mesi. Una sola paziente rimborsata: 1800 euro</p>
<p>Quando scoppiò lo scandalo, nel 2002, fu un terremoto. Mazzette pagate ai medici perché scegliessero un certo tipo di valvole cardiache piuttosto che altre, luminari in manette e con la carriera distrutta, l’immagine di un’ospedale &#8211; le Molinette &#8211; compromessa per lungo tempo, un reparto come la Cardiochirurgia che ancora oggi vive di scosse di assestamento e la paura per 124 pazienti a cui erano stati impiantati dispositivi difettosi. Un intero sistema deflagrava, uno degli snodi nevralgici della città rimaneva sfregiato, forse per sempre.</p>
<p>Eppure oggi, a otto anni di distanza, cosa resta di quel clamore? La Giustizia, faticosamente, ha fatto il suo corso, tra stralci, processi in primo grado, appelli e nuove indagini per falsificazione di perizie. Alla fine il risultato, in termini di pene comminate, non sembra però proporzionato al fragore iniziale.</p>
<p>L’ex primario Michele Di Summa, reo confesso per le mazzette, è stato assolto per gli omicidi e le lesioni avendo dimostrato che non sapeva dei difetti delle valvole. Alla fine è stato condannato a un anno e undici mesi. L’altro primario coinvolto, Giuseppe Poletti, è deceduto nel 2006. Rimanevano le posizioni dei produttori delle valvole e delle loro aziende, del progettista e dei certificatori del Tüv di Monaco di Baviera che diedero il via libera alle valvole.</p>
<p>Ma ieri, la Corte d’Appello di Torino, ha emesso una sentenza che ha ridimensionato di molto le aspettative della procura generale. Dei 31 casi tra omicidi e lesioni colposi contestati, solo due sono stati riconosciuti meritevoli di una condanna. I produttori delle valvole Tri Technologies, i brasiliani Rubens Junqueira De Souza e Ivan Sergio Joviano Casagrande (difesi dagli avvocati Mario Garibaldi, Lorenzo Imperato e Caterina Biafora) sono stati condannati a quattro mesi ciascuno per le lesioni riportate da due pazienti, Saverio Currao e Antonietta Gatta, rioperati per sostituire la valvola cardiaca. Per gli stessi pazienti il progettista americano Thomas Henry Reif (difeso dall’avvocato Lodovico Isolabella) è stato condannato a due mesi.</p>
<p>Le altre parti civili sono invece sparite dalla lista delle presunte vittime. Lista che era già stata scremata enormemente in primo grado quando dei 7 omicidi colposi e delle 24 lesioni colpose, i giudici avevano riconosciuto gli imputati colpevoli solo di un omicidio e di nove lesioni. L’Appello è stata un’altra ghigliottina: reato prescritto per il paziente Michele Scaparone, mentre per altri sei pazienti (compresa Fioretta Della Malva, l’unico omicidio colposo che era stato riconosciuto in primo grado), la Corte ha assolto «perché il fatto non costituisce reato».</p>
<p>La Corte ha «salvato» anche Vittorio Sartori, il fornitore della For.Med che per primo aveva confessato le tangenti a Di Summa e Poletti: reato prescritto. E ha assolto con formula piena una posizione marginale, quella di Angelo Magrini (avvocato Antonio Gilestro), presidente del Comitato dei politrasfusi d’Italia che era stato incriminato di favoreggiamento per aver consegnato due telefonini a Di Summa in modo tale che riuscisse a comunicare nonostante fosse ai domiciliari (non era stato Magrini a consegnarglieli). Restano i rimborsi delle spese legali. Poca cosa rispetto al terremoto che per quasi dieci anni ha investito questa città.</p>
<p>lastampa.it</p>
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		<title>Primo impianto cuore artificiale in Ospedale Ancona</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 07:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore artificiale]]></category>

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		<description><![CDATA[ANCONA &#8211; Primo impianto di cuore artificiale  presso gli Ospedali riuniti di Ancona. Il 26 febbraio, l&#8217;equipe  dell&#8217;Unita&#8217; operativa di Cardiochirurgia pediatrica, diretta dal  dott. Marco Pozzi, ha impiantato un cuore artificiale (sistema  di assistenza ventricolare con due ventricoli separati) su un  albanese di 13 anni, affetto da una grave [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ANCONA &#8211; Primo impianto di cuore artificiale  presso gli Ospedali riuniti di Ancona. Il 26 febbraio, l&#8217;equipe  dell&#8217;Unita&#8217; operativa di Cardiochirurgia pediatrica, diretta dal  dott. Marco Pozzi, ha impiantato un cuore artificiale (sistema  di assistenza ventricolare con due ventricoli separati) su un  albanese di 13 anni, affetto da una grave cardiomiopatia  restrittiva. Il ragazzo era in lista per un trapianto da circa  20 mesi, e le sue condizioni erano gravi. L&#8217;intervento e&#8217;  riuscito, e ieri sera il paziente e&#8217; stato estubato. E&#8217; in buone  condizioni e potrebbe essere dimesso con il cuore artificiale,  in attesa di un vero trapianto.</p>
<p>(ANSA).</p>
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		<title>Intervento importante di cardiochirurgia a Catanzaro</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 07:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza ventricolare]]></category>
		<category><![CDATA[scompenso cardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;equipe di Cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro ha eseguito con successo per la prima volta nell&#8217;Italia Meridionale l&#8217;impianto di una piccola turbina all&#8217;interno del ventricolo sinistro permettendo di salvare la vita ad un paziente di 57 anni affetto da scompenso cardiaco terminale. L&#8217;intervento è stato eseguito alcune settimane fa ed il paziente, residente a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;equipe di Cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro ha eseguito con successo per la prima volta nell&#8217;Italia Meridionale l&#8217;impianto di una piccola turbina all&#8217;interno del ventricolo sinistro permettendo di salvare la vita ad un paziente di 57 anni affetto da scompenso cardiaco terminale. L&#8217;intervento è stato eseguito alcune settimane fa ed il paziente, residente a Catanzaro, è già stato dimesso in buone condizioni cliniche ed emodinamiche. Il direttore dell&#8217;equipe di cardiochirurgia, Professor Attilio Renzulli, ha evidenziato che &#8220;il decorso lento ma inesorabile della malattia aveva più volte costretto il paziente al ricovero presso ospedali della nostra regione dove erano stati messi in atto tutti presidi medici e poi anche elettrofisiologici di trattamento della malattia. Nonostante ciò la lenta dilatazione del suo ventricolo sinistro che raggiungeva circa i 10 cm di diametro lo aveva costretto a sempre più frequenti ricoveri ospedalieri e negli ultimi mesi alla infusione di farmaci cardioattivi Una possibile alternativa terapeutica poteva essere rappresentata dal trapianto cardiaco, ipotesi questa scartata per la coesistenza di comorbidità a carico di altri organi ed apparati&#8221;. L&#8217;operazione, la prima del genere in Italia Meridionale, è consistita nell&#8217;impianto di una piccola turbina in titanio chiamata &#8216;Javirk 2000 flow maker&#8217; all&#8217;interno del ventricolo sinistro che pompa il sangue nell&#8217;aorta discendente e riduce di più del 70% il lavoro cardiaco. Il &#8216;Jarvik 2000&#8242;, costruito a New York, è un dispositivo di ultima generazione. La peculiarità di questa turbina a differenza di altre è che essa non richiede il passaggio di cavi di alimentazione attraverso la parete addominale che possono predisporre a pericolose infezioni e peggiorare la qualità di vita: l&#8217;unico contatto con l&#8217;esterno necessario per il funzionamento del sistema avviene attraverso un minuscolo interruttore sito in sede retroauricolare sinistra e quindi pressoché invisibile. In Italia finora sono stati effettuati meno di 30 impianti di questo sistema di assistenza ventricolare. L&#8217;intervento ha richiesto la collaborazione contemporanea di diverse equipe: oltre al gruppo cardiochirurgico diretto dal Professor Renzulli hanno collaborato l&#8217;equipe dell&#8217;Artech (società che fornisce lo strumento nella persona del Professor Khayat e del Bioingegnere Scuri), l&#8217;equipe anestesiologica coordinata dal Professor Bruno Amantea,quella dei perfusionisti diretti dal Dottor Aldo Cuda e l&#8217;equipe cardiologica diretta dal Professor Ciro Indolfi.</p>
<p>uscatanzaro.net</p>
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		<title>Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 08:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[ace inibitori]]></category>
		<category><![CDATA[danno post-operatorio]]></category>
		<category><![CDATA[danno renale]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato a una riduzione del danno renale post-operatorio.
Un elevato numero di pazienti indirizzati ad intervento di bypass aorto-coronarico ( CABG ) sono in trattamento cronico con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina ( Ace ). Poiché gli Ace inibitori provocano una riduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato a una riduzione del danno renale post-operatorio.</p>
<p>Un elevato numero di pazienti indirizzati ad intervento di bypass aorto-coronarico ( CABG ) sono in trattamento cronico con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina ( Ace ). Poiché gli Ace inibitori provocano una riduzione del filtrato glomerulare, è stato suggerito che la loro sospensione prima dell’intervento possa ridurre il danno renale provocato dalla circolazione extracorporea. Tuttavia i pochi studi retrospettivi disponibili in letteratura riportano dati discordanti.</p>
<p>Ricercatori dell’Università di Roma hanno valutato l’impatto della terapia con Ace inibitori sul danno renale nei pazienti sottoposti ad intervento di bypass aortocoronarico in circolazione extracorporea mediante un’analisi basata sul propensity score, che ha permesso di minimizzare l’errore di campionamento.</p>
<p>L’analisi è stata condotta su 531 pazienti, sottoposti ad intervento isolato di CABG in circolazione extracorporea nel periodo 2004-2007, di cui 204 hanno ricevuto Ace inibitori al momento dell’intervento.<br />
Sono stati esclusi dall’analisi i pazienti con insufficienza renale cronica in dialisi ( n=8 ) e i pazienti in trattamento con antagonisti per il recettore dell’angiotensina ( n=60 ).<br />
Per ogni paziente è stato ottenuto un propensity score basato sulla probabilità di ricevere Ace-inibitori prima dell’intervento ed il propensity score è stato utilizzato come fattore di correzione nell’analisi multivariata.<br />
È stato definito come danno renale post-operatorio una riduzione nella clearance della creatinina maggiore del 20% o la necessità di emofiltrazione per insufficienza renale acuta anurica nel periodo post-operatorio.</p>
<p>Dopo la correzione basata sul propensity score e sulle covariate, l’analisi multivariata ha mostrato che gli Ace inibitori hanno un effetto protettivo sul danno renale dopo intervento CABG ( odds ratio, OR=0.8; p&lt;0.01 ).</p>
<p>Altre covariate associate in modo indipendente al danno renale sono risultate l’età ( OR=1.17 per 1 anno; p&lt;0.001 ), il sesso femminile ( OR=0.7; p&lt;0.001 ); la frazione di eiezione del ventricolo sinistro inferiore al 30% ( OR=2.1; p&lt;0.01 ); la clearance della creatinina pre-operatoria ( OR=1.23 per ogni 10ml/min di riduzione; p&lt;0.001 ); il diabete ( OR=1.8; p&lt;0.01 ); il tempo di bypass cardiopolmonare ( OR=1.3 per ogni 10 min; p&lt;0.01 ).</p>
<p>La mortalità operatoria ( a 30 giorni ) non è risultata statisticamente differente tra i due gruppi ( 2.4 vs 4.0% nel gruppo trattato con Ace inibitori e non-trattato; p=0.45 ).</p>
<p>Dallo studio è emerso che il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato ad una riduzione del danno renale post-operatorio.<br />
Nessuna evidenza clinica è a sostegno della sospensione dell’Ace inibizione prima dell’intervento.<br />
Contrariamente, questo risultato suggerisce che l’attivazione del sistema renina-angiotensina gioca un ruolo fondamentale nella determinazione del danno renale correlato con la circolazione extracorporea, indicando l’opportunità della terapia con Ace inibitori nei pazienti con indicazione a CABG. ( Xagena2007 )</p>
<p>Fonte: Benedetto U et al, Giornale Italiano di Cardiologia, 2007</p>
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