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	<title>Perfusione &#187; Emodinamica</title>
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	<description>tutta la cardiologia on-line</description>
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		<title>Scompenso cardiaco, da Pisa in arrivo il monitor wireless</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 09:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrofisiologia]]></category>
		<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[monitor wireless]]></category>
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		<description><![CDATA[Novità importanti in arrivo per i cardiopatici: a Pisa è infatti stato ultimato un dispositivo wireless in grado di monitorare da casa il cuore di chi è afflitto da scompenso cardiaco, migliorandone notevolmente la qualità della vita e agevolando  in tal modo chi deve recarsi continuamente in ospedale per effettuare controlli.
Il progetto, finanziato dalla Fondazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novità importanti in arrivo per i cardiopatici: a Pisa è infatti stato ultimato un dispositivo wireless in grado di monitorare da casa il cuore di chi è afflitto da scompenso cardiaco, migliorandone notevolmente la qualità della vita e agevolando  in tal modo chi deve recarsi continuamente in ospedale per effettuare controlli.</p>
<p>Il progetto, finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, è stato realizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che ha creato, dopo due anni di ricerca.<br />
Il prototipo di un sistema di monitoraggio indossabile e a basso costo, in grado di elaborare in tempo reale i parametri biomedici del paziente e di fornire segnali di allarme tempestivi.</p>
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		<title>Bimbo nato con malformazione cardiaca salvato al Civico con intervento non chirurgico</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 08:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[atresia polmonare]]></category>
		<category><![CDATA[cardiopatie congenite]]></category>

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		<description><![CDATA[Avrà una vita normale un bimbo nato quindici giorni fa con una malformazione cardiaca per la quale sono intervenuti i medici dell&#8217;Ospedale Civico utilizzando una tecnica che non prevede il taglio chirurgico. Nel laboratorio di emodinamica e cardiologia interventistica, diretto dal professore Amerigo Stabile, del dipartimento Cardiovascolare del Civico, diretto dal professore Fabrizio Follis, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avrà una vita normale un bimbo nato quindici giorni fa con una malformazione cardiaca per la quale sono intervenuti i medici dell&#8217;Ospedale Civico utilizzando una tecnica che non prevede il taglio chirurgico. Nel laboratorio di emodinamica e cardiologia interventistica, diretto dal professore Amerigo Stabile, del dipartimento Cardiovascolare del Civico, diretto dal professore Fabrizio Follis, è stata eseguita una procedura interventistica di alta complessità nel piccolo A.R. trasferito subito dopo la nascita dall&#8217;ospedale di Trapani presso l&#8217;unità operativa di cardiochirurgia pediatrica dell&#8217;azienda Civico. Il bambino era affetto da un&#8221;Atresia dell&#8217;arteria polmonare a setto intatto&#8221;. &#8220;E&#8217; stata effettuata con tecnica interamente percutanea la riapertura della valvola polmonare con ripristino del flusso ematico regolare verso il circolo polmonare &#8211; sottolinea il primario della Cardiologia, Amerigo Stabile &#8211; la procedura ha permesso che si ristabilisse definitivamente la normale funzione del cuore, e ha evitato l&#8217;intervento chirurgico palliativo tradizionale con le successive e possibili complicanze&#8221;.</p>
<p>siciliainformazioni.com</p>
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		<title>Dopo le coronarie anche le valvole</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[cardiologia invasiva]]></category>
		<category><![CDATA[congresso]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche interventistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Avanza la cardiologia interventistica. Dal 20 al 23 ottobre si è svolto a Bologna il 32° Congresso G.I.S.E (Società Italiana di Cardiologia Invasiva) dove duemila partecipanti, di cui 1200 cardiologi ed oltre trenta relatori provenienti soprattutto da Giappone, Europa e Stati Uniti si sono riuniti per confrontarsi sui temi principali della ricerca scientifica. Il professor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avanza la cardiologia interventistica. Dal 20 al 23 ottobre si è svolto a Bologna il 32° Congresso G.I.S.E (Società Italiana di Cardiologia Invasiva) dove duemila partecipanti, di cui 1200 cardiologi ed oltre trenta relatori provenienti soprattutto da Giappone, Europa e Stati Uniti si sono riuniti per confrontarsi sui temi principali della ricerca scientifica. Il professor Corrado Tamburino, in qualità di presidente uscente della Società Italiana di Cardiologia Invasiva, ci parla delle innovative non traumatiche tecniche interventistiche con le quali si riescono ad evitare gravi eventi ischemici utilizzando nuovi polimeri e le nanotecnologie che modificano la superficie degli stent riuscendo a mimetizzarli, ottenendo una minore incidenza del rischio di trombosi soprattutto dell&#8217;angioplastica dell&#8217;infarto acuto.<br />
Il Congresso ha previsto sessioni di insegnamento pratico come i «Live Cases» coronarici, cardiaci e periferici proiettati da tutta Italia. Da Catania è stato trasmesso in diretta, per la prima volta in pubblico, un intervento di correzione della valvola mitrale della durata di soli 45 minuti al posto di diverse ore quando è eseguito con metodiche tradizionali che richiedono la circolazione extracorporea. Di questi interventi nel mondo ne sono stati eseguiti non più di duecento, di cui trenta proprio a Catania.<br />
«È una tecnica innovativa per una patologia diffusissima in tutto il mondo &#8211; precisa il professor Tamburino &#8211; riguarda persone che potrebbero andare incontro a grossi danni al cuore non riuscendo l&#8217;organo a garantire l&#8217;esatto volume di sangue occorrente in ogni distretto dell&#8217;organismo. Questa procedura viene effettuata a cuore battente, dunque, senza l&#8217;impiego della macchina cuore-polmone. Inoltre anche dopo il trattamento i pazienti reagiscono prima e meglio allo stress della correzione di cui vengono fatti oggetto. Comunque, l&#8217;approccio multidisciplinare in diverse patologie risulta fondamentale. Nel caso del piede diabetico &#8211; precisa il professor Tamburino &#8211; è necessaria la collaborazione del diabetologo, del cardiologo, del chirurgo vascolare e di quello plastico. Per la carotide, occorre anche il contributo dei neurologi».<br />
Direttore della cattedra di Cardiologia all&#8217;Università di Catania e primario all&#8217;ospedale Ferrarotto, il professor Tamburino ha dato vita alla fondazione ETNA (Excellence Through Newest Advances) creata per essere di supporto alle nuove generazioni di ricercatori nel campo dell&#8217;educazione, ricerca e sviluppo delle scienze cardiovascolari (http://www.etnafoundation.org). Si è specializzato all&#8217;estero in centri clinici quali: l&#8217;Università de la Pitié Salpêtrière, l&#8217;Università Saint Antoine e il Centre Medico-Chirurgical Parly-Grand Chesnay. È un pioniere della cardiologia interventistica, ha eseguito procedure diagnostiche interventistiche in emodinamica con particolare applicazione nell&#8217;angioplastica coronaria e negli stent. Coordina un team costituito da 23 aiuti ospedalieri, tre universitari, oltre agli specializzandi ed ai medici in attesa di ingresso nella scuola di specializzazione. I centri emodinamici di eccellenza sono in Italia circa dieci: oltre a quello di Catania sono a Milano il San Raffaele, il Monzino e l&#8217; Humanitas, a Torino Le Molinette, a Bergamo gli Ospedali Riuniti, a Padova il Policlinico, a Bologna il Sant&#8217;Orsola, a Firenze il Careggi, a Roma il San Giovanni.<br />
Durante il convegno è emerso anche il problema della prevenzione. Il paziente deve fare controlli e attenersi ad uno stile di vita adeguato per evitare di imboccare vie senza ritorno. Anche il mercato assicurativo sostiene l’importanza della prevenzione.</p>
<p>Fonte: Ilgiornale</p>
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		<title>INFARTO; Indice Suggerisce se e dove mettere Stent</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 10:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[angiografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nelle persone colpite da infarto, la misurazione di un indice in grado di valutare la riserva di flusso sanguigno (FFR) in corrispondenza di stenosi coronariche suggerisce al cardiologo il trattamento piu&#8217; utile al paziente, dicendogli se e dove applicare uno stent. Lo dimostra lo studio FAME, in cui la misurazione dell&#8217;indice FFR ha fatto registrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle persone colpite da infarto, la misurazione di un indice in grado di valutare la riserva di flusso sanguigno (FFR) in corrispondenza di stenosi coronariche suggerisce al cardiologo il trattamento piu&#8217; utile al paziente, dicendogli se e dove applicare uno stent. Lo dimostra lo studio FAME, in cui la misurazione dell&#8217;indice FFR ha fatto registrare una riduzione del 34% del rischio di un nuovo grave attacco cardiaco e nei casi estremi anche di morte. Tale studio, presentato di recente a San Francisco, e&#8217; stato condotto negli USA, per 2 anni, su 1005 pazienti cui e&#8217; stata misurata la FFR con la nuova tecnologia PressureWire messa a punto da St. Jude Medical. I risultati dimostrano come il rischio di reinfarto dopo un anno e di morte, che si attesta intorno al 12,7% per il gruppo di pazienti sottoposti alla sola angiografia, si riduce all&#8217;8,4% per coloro che vengono sottoposti a misurazione dell&#8217;FFR. &#8221;Non stiamo parlando di pazienti che giungono al pronto soccorso con infarto acuto &#8211; spiega Antonio Colombo, primario dell&#8217; Unita&#8217; di Emodinamica e Cardiologia Interventistica del San Raffaele -. Per loro la prima preoccupazione del cardiologo e&#8217; il trattamento della stenosi principale che ha provocato l&#8217; infarto. Ma la procedura andrebbe utilizzata per tutti i pazienti a rischio e per gli infartuati gia&#8217; stabilizzati&#8221;. &#8221;In questi casi il cardiologo, con l&#8217;angiografia vede dei restringimenti nelle coronarie che non sa bene se trattare o meno &#8211; spiega &#8211; e procede secondo sue personali valutazioni. Il rischio e&#8217; di fare un by-pass o mettere uno stent laddove non sarebbe necessario e viceversa. Alcuni sono piu&#8217; prudenti, altri meno, ma c&#8217;e&#8217; sempre il fattore personale&#8221;. La nuova tecnologia che misura l&#8217;FFR toglie le castagne dal fuoco, fornendo un&#8217; indicazione precisa basata su un dato scientifico. La procedura ha un suo costo, finora non coperto da Drg (5-600 euro per paziente), ma nello studio FAME dopo due anni ha fatto risparmiare 2.000 dollari (pari al 14% in meno rispetto al gruppo trattato con la sola angiografia), considerando sia il numero di trattamenti risparmiati, sia i costi legati a piu&#8217; brevi degenze ospedaliere. In Italia nel 2008 sono state eseguite 131.295 angioplast</p>
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		<title>I N.A.S. CHIUDONO L’EMODINAMICA DEGLI OSPEDALI RIUNITI</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 15:49:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[chiusura emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[riuniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre si sparge ai quattro venti che ormai &#8220;cardiochirurgia&#8221; è cosa fatta, senza che se ne veda l’ombra, se non nelle parole di tutti gli schieramenti, come se non bastasse crollano le braccia alla classe medica pubblica e privata nell’apprendere che i NAS dei Carabinieri hanno disposto la chiusura della sala di EMODINAMICA degli Ospedali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre si sparge ai quattro venti che ormai &#8220;cardiochirurgia&#8221; è cosa fatta, senza che se ne veda l’ombra, se non nelle parole di tutti gli schieramenti, come se non bastasse crollano le braccia alla classe medica pubblica e privata nell’apprendere che i NAS dei Carabinieri hanno disposto la chiusura della sala di EMODINAMICA degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria.</p>
<p>Per intenderci la sala dove vengono eseguiti gli interventi d’urgenza per le patologie cardiologiche. L’unica dove venivano applicati anche i pace-maker.</p>
<p>Il che significa, in parole povere, che il cittadino colpito da una patologia acuta che abbisogna di un intervento immediato ed in ambiente adeguato e idoneo, dovrà essere immediatamente trasportato altrove.</p>
<p>Sembrerebbe, secondo voci ben informate, che i Nas abbiano riscontrato gravi carenze strutturali il cui ripristino richiederà tempi non brevi.</p>
<p>E’ davvero inconcepibile che la struttura più importante del reggino sia ridotta in queste condizioni. E’ davvero ancor più inconcepibile che tutte le risorse non vengano &#8211; una volta per tutte &#8211; utilizzate per garantire alla cittadinanza una assistenza adeguata ai tempi. Di converso, la politica attuale dei vertici dell’ASP mira al risparmio a tutti i costi, non evitando e combattendo gli sprechi &#8211; che pur ci sono &#8211; ma adottando provvedimenti che destabilizzano anche le strutture che erogano buona sanità: sia nel pubblico che nel privato.</p>
<p>Se alla chiusura di EMODINAMICA si aggiunge la garbata ma ferma protesta, giunta alla nostra redazione da parte di un autorevole esponente politico reggino, che ha denunciato lo stato di grave abbandono delle strutture della divisione di Ematologia, nonostante &#8220;la grande professionalità di medici ed infermieri&#8221;, la cosa diventa ancora più insopportabile .</p>
<p>La gente è stanca di vedersi denegato il diritto a curarsi nella propria città, scoraggiati sono anche i medici la cui professionalità è spesso &#8211; artatamente &#8211; messa in discussione a causa dell’assenza quasi totale di presidi e strutture.</p>
<p>Qui è necessario chiamare a raccolta tutti perchè si provveda nel migliore dei modi e nel più breve tempo possibile ad offrire una sanità adeguata ai tempi ed alle esigenze della gente. Sopratutto di quella che non ha le risorse per andare a farsi curare altrove.</p>
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		<title>Aneurisma dell’aorta: trattamenti endovascolari sempre più frequenti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 14:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia vascolare]]></category>
		<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[endoprotesi]]></category>
		<category><![CDATA[endoprotesi aortica]]></category>
		<category><![CDATA[endovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[mini invasiva]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>

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		<description><![CDATA[In particolare nell’aneurisma dell’aorta addominale e toracica, 3000 procedure endovascolari all’anno solo in Italia. Le procedure per via femorale superano gli interventi tradizionali. Quando eseguirle? L’interesse medico verso le procedure poco invasive, che rispettino l’integrità fisica del paziente e al contempo assicurino validi risultati terapeutici, è oggi di grande attualità. Le procedure endovascolari sono sempre più frequentemente impiegate nel trattamento della malattia aneurismatica, in particolare nell’aneurisma dell’aorta toracica e addominale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro paese ha attualmente il record europeo per il numero di procedure che vengono effettuate per via femorale: circa 3.000 all’anno, in alternativa agli interventi di chirurgia open, ovvero di chirurgia tradizionale, che prevedono l’apertura del torace o dell’addome.  I motivi principali di questo successo sono da ricercarsi negli importanti vantaggi che il paziente ottiene sottoponendosi a queste procedure e nell’evoluzione dei materiali e delle tecnologie ammesse, che contribuiscono a renderle sempre più sicure ed efficaci.  “L’ endoprotesi viene introdotta con un catetere in un vaso arterioso periferico, per correggere prevalentemente aneurismi dell’aorta toracica o addominale &#8211; afferma il Professor Luigi Inglese, Responsabile dell’U.O. di Cardiologia e Emodinamica Interventistica dell’IRCCS Policlinico San Donato &#8211; Il vantaggio principale per il paziente è indubbiamente legato all’utilizzo di una metodica mini invasiva e che offre buoni risultati. I pazienti candidati a questa procedura sono solitamente anziani e soggetti con condizioni fisiche generali non ottimali, che renderebbero l’intervento chirurgico tradizionale più rischioso”.  Come in tutti i campi anche in questo, il vertiginoso progresso delle tecnologie e la necessità di verifica dei risultati clinici si pongono come questioni di grande attualità.</p>
<p>Per questo, sabato 21 marzo presso l’ IRCCS Policlinico San Donato, si confrontano radiologi, cardiologi interventisti e chirurghi vascolari, con l’obiettivo di verificare le singole esperienze nell’ottica di ottimizzare i risultati clinici di queste procedure.  In particolare, verranno sottoposti a verifica gli interventi cosiddetti “ibridi”, cioè che comprendono un accesso chirurgico aperto associato ad un secondo momento endovascolare, per ridurre l’invasività e il rischio della procedura chirurgica e garantire, al meglio delle possibilità, l’affidabilità e la durata della procedura endovascolare.  Il tutto richiede, quindi, un lavoro di equìpe medico &#8211; chirurgica strettamente intergrato anche ai presidi diagnostici e alle cure intensive che devono precedere e seguire questi interventi.   L’IRCCS Policlinico San Donato fondato nel 1976 è un grande ospedale di ricerca e insegnamento, sede del Dipartimento cardiovascolare Edmondo Malan, che si pone tra i primi posti in Europa per volume di attività in campo cardiovascolare ed efficacia delle prestazioni nelle malattie del cuore e dei vasi. E’ sede del Triennio clinico del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano e di numerose Scuole di Specializzazione. E’ il primo ospedale ad alta specializzazione interamente certificato ISO 9002 in Europa, dispone attualmente di 380 posti letto accreditati, 12 sale operatorie e di tutta l’alta tecnologia biomedica e al suo interno operano circa 1.000 addetti di cui 200 medici specialisti. E’ un’istituzione ospedaliera fortemente attiva anche nella cooperazione internazionale, ha infatti organizzato oltre 170 missioni nei paesi più disagiati con scopo didattico, clinico e umanitario. E’ anche sede di formazione permanente per specialisti provenienti da diversi Paesi, con l’assegnazione, con fondi propri, dal 1992 ad oggi di 180 borse di studio. Il Policlinico San Donato eroga prestazioni in tutte le principali specialità medico-chirurgiche e dispone di un Pronto Soccorso DEA integrato nella rete del 118 per l’ urgenza ed emergenza dell’area metropolitana milanese. Il Policlinico San Donato è stato riconosciuto dal Ministero della Salute “Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico” (IRCCS) per la ricerca e la cura delle “Malattie del cuore e dei grandi vasi nell’adulto e nel bambino” in considerazione dell’eccellenza dell’attività clinica, didattica e scientifica.</p>
<p>Fonte: salus.it</p>
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		<title>Angina pectoris</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2009/10/13/angina-pectoris/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 17:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[angina da sforzo]]></category>
		<category><![CDATA[angina instabile]]></category>
		<category><![CDATA[angina pectoris]]></category>
		<category><![CDATA[infarto]]></category>
		<category><![CDATA[ischemia]]></category>
		<category><![CDATA[st]]></category>

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		<description><![CDATA[L’angina pectoris è la manifestazione clinica più frequente e tipica della sofferenza del cuore dovuta ad una ischemia miocardica. Essa, classicamente, consiste in un dolore toracico, a localizzazione retrosternale, che presenta caratteri di costrizione, oppressione, senso di peso o, talora, di bruciore. Il dolore si irradia spesso verso il giugulo, il collo, il lato ulnare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’angina pectoris è la manifestazione clinica più frequente e tipica della sofferenza del cuore dovuta ad una ischemia miocardica. Essa, classicamente, consiste in un dolore toracico, a localizzazione retrosternale, che presenta caratteri di costrizione, oppressione, senso di peso o, talora, di bruciore. Il dolore si irradia spesso verso il giugulo, il collo, il lato ulnare del braccio sinistro, o anche destro, la regione interscapolare e l&#8217;epigastrio. Rara, ma molto suggestiva della diagnosi di angina è l’irradiazione alla mandibola o ai denti. A volte, queste aree di irradiazione possono costituire la sede unica o principale del dolore causato dall’ischemia cardiaca. L’intensità del dolore può variare notevolmente, da un lieve senso di fastidio al centro del petto ad un senso diffuso di oppressione toracica, spesso accompagnato da un senso di angoscia.</p>
<p>Come detto, l’angina è il sintomo (il “segnale d’allarme”) di una sofferenza cardiaca dovuta ad una ischemia miocardica, una condizione in cui l’apporto di sangue al cuore è insufficiente a soddisfare le richieste di ossigeno e di sostanze energetiche, fondamentali per poter svolgere la propria funzione di contrazione. I meccanismi che causano ischemia miocardica (e quindi angina) sono diversi, ma le caratteristiche del dolore anginoso sono identiche, indipendentemente dalla causa dell&#8217;ischemia. Per definizione, l’ischemia miocardica che causa l’angina è transitoria; le cause che la determinano, cioè, si risolvono nel giro di 5-10 minuti (massimo 20), per cui, per definizione l’angina stessa ha durata non superiore, in genere, a 20 minuti. La forma più frequente di angina è quella da sforzo, che è causata dalla presenza di placche aterosclerotiche nelle arterie coronarie (le arterie che portano il sangue al muscolo cardiaco), che ne ostruiscono parzialmente il lume (stenosi). Le stenosi non causano, in genere, problemi a riposo, ma impediscono un aumento adeguato del flusso di sangue al cuore durante sforzi o altre condizioni (p. es., stati di stress o forti emozioni), nelle quali la richiesta cardiaca di ossigeno aumenta consistentemente. L’angina può, in altri casi, insorgere a riposo, a causa di una ostruzione grave, transitoria, di un’arteria coronaria, causata da un trombo (in genere a livello di una placca aterosclerotica) o di uno spasmo del vaso. In alcuni casi, l’angina (sia da sforzo sia a riposo) può essere causata da alterazioni dei piccoli vasi coronarici, che non sono visualizzabili alla coronarografia (cosiddetta SX).</p>
<p>Una classificazione clinica importante dell’angina è quella in stabile e instabile. Nell’angina stabile i sintomi anginosi presentano, grosso modo, sempre le stesse caratteristiche da almeno due mesi (sono, appunto, stabili); L’angina instabile, viceversa, è caratterizzata da un recente aggravamento dei sintomi anginosi (aumento di frequenza, durata, insorgenza per sforzi meno intensi o a riposo, ridotta risposta alla terapia), e rappresenta una condizione di alto rischio di sviluppare un infarto miocardico. Nei casi di dolore toracico indicativi o sospetti di angina, la conferma diagnostica di ischemia miocardica può essere ottenuta utilizzando diversi test non invasivi. Nell’angina stabile da sforzo, l’elettrocardiogramma (ECG) da sforzo è il test di base e consente una diagnosi corretta nella maggior parte dei casi. In casi selezionati o di un risultato non conclusivo dell’ECG da sforzo, si possono utilizzare test da sforzo o stress test con l’uso di farmaci, che associano all’ECG delle tecniche diagnostiche di immagine, che consentono una valutazione del flusso di sangue al miocardio (scintigrafia) o della funzione contrattile del cuore (ecocardiografia). In soggetti con sospetta angina a riposo può essere particolarmente utile eseguire una registrazione ECG di 24-48 ore con metodica Holter. La dimostrazione definitiva e sicura della presenza o assenza di placche aterosclerotiche nelle arterie coronarie può essere ottenuta, tuttavia, solo eseguendo una coronarografia (v. Angioplastica e stent coronarici). Il decorso clinico dell’angina pectoris dipende dai meccanismi che la determinano. Nelle forme stabili, in genere prevalentemente legate a sforzi, la prognosi è oggi piuttosto buona quando si attuino uno stile di vita e un trattamento adeguato. Le forme di angina instabile, d’altro canto, vanno prontamente riconosciute e seguite in ospedale per il maggiore rischio di sviluppare complicanze a breve termine, e richiedono nella fase acuta trattamenti farmacologici più aggressivi e, in diversi casi, una valutazione coronarografica. Il trattamento medico dell’angina si basa su farmaci che possono prevenire gli episodi di ischemia miocardica (beta-bloccanti, calcio-antagonisti, nitrati) e su farmaci che evitano la progressione della malattia aterosclerotica coronarica e ne prevengono maggiormente le complicanze (anti-aggreganti, statine, anticoagulanti).</p>
<p>Risulta poi fondamentale il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, con un opportuno stile di vita ed eventuali terapie farmacologiche (v. Prevenzione cardiovascolare). Nei pazienti sintomatici sempre più utilizzata è la rivascolarizzazione delle arterie coronarie stenotiche con interventi di angioplastica coronaria con impianto di stent (v. Angioplastica e stent coronarici), ma in casi selezionati è necessario ricorrere ad intervento chirurgico di by-pass aorto-coronarico per trattare la malattia coronaria e l’angina.</p>
<p>Fonte:  corriere.it</p>
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		<title>Nuovo Polo cardio-toraco-vascolare</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 08:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Petraroia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Elettrofisiologia]]></category>
		<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[apertura cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo polo]]></category>

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		<description><![CDATA[Policlinico Sant'Orsola Malpighi: un intervento che riguarda una superficie di 40.000 metri quadri, per un investimento complessivo di oltre 68 milioni di euro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bologna. Offrire le migliori condizioni ambientali e tecnologiche per una piena integrazione funzionale di varie attività specialistiche di elevata complessità, come cardiologia, cardiochirurgia, trapianto del cuore e cuore-polmone, attività di didattica e ricerca. Questo l&#8217;obiettivo con cui viene realizzato il Polo cardio-toraco-vascolare del Policlinico Sant&#8217;Orsola Malpighi: un intervento che riguarda una superficie di 40.000 metri quadri, per un investimento complessivo di oltre 68 milioni di euro.<br />
Nel nuovo edificio troveranno collocazione le funzioni del Dipartimento attività integrate cardio-toraco-vascolare, oggi collocate in diversi padiglioni non più completamente rispondenti ai requisiti strutturali e impiantistici e non dotati delle adeguate condizioni di funzionalità per gli operatori e di accoglienza per i pazienti. La nuova struttura permetterà inoltre di realizzare le migliori condizioni strutturali ed organizzative per un percorso assistenziale interdisciplinare.<br />
Nell&#8217;incontro di presentazione del progetto &#8211; nel corso del quale si è svolta la cerimonia di posa della prima pietra &#8211; è stato inoltre inaugurato il nuovo Centro logistico per la distribuzione di materiale sanitario ed economale.<br />
Gli interventi di costruzione del Polo cardio-toraco-vascolare e del nuovo Centro logistico per la distribuzione di beni sanitari ed economali si inseriscono in una più ampia serie di interventi che costituiscono il programma pluriennale di ammodernamento edilizio e impiantistico del Policlinico Sant&#8217;Orsola-Malpighi (Piano Direttore), previsto nell’arco del decennio 2006-2015. Il programma conferma la strategia dei Poli edilizi (7 Poli) che concentreranno le attività oggi distribuite su 30 padiglioni, in modo da favorire l&#8217;integrazione interdisciplinare e la continuità assistenziale.</p>
<p>Il Polo cardio-toraco-vascolare<br />
L’intervento è finanziato con i contributi statali previsti per le aree metropolitane, con fondi regionali e dell’Università. E’ previsto che i lavori per la realizzazione dell’opera saranno completati entro il 2012<br />
Il nuovo edificio è un’imponente opera con una superficie di 40.000 metri quadri che si estenderà su quattro piani. La struttura ospiterà le seguienti funzioni:<br />
- posti letto degenza ordinaria e DH per pazienti medici, chirurgici, adulti e bambini: max 215<br />
- posti letto per assistenza intensiva: max 44<br />
- comparto operatorio: n. 6 sale<br />
- area diagnostico-interventistica: n. 7 sale<br />
- diagnostica per immagini: Eco, RX, TC, RM<br />
- area ambulatoriale: metri quadri 2.436<br />
- area studi e direzionale: metri quadri 1.495<br />
- area per ricerca clinica: metri quadri 555<br />
Le fonti di finanziamento, per complessivi 68.483.764,80 €, sono:<br />
a) finanziamento a carico dello Stato art. 71 legge 448/99: 28.573.764,80 €<br />
b) finanziamento a carico dell&#8217;Università degli Studi di Bologna: 12.910.000 €<br />
c) finanziamento a carico della Regione: 27.000.000 €<br />
Fonte: SabatoseraOnline</p>
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		<title>Valvola Cardiaca Impiantata per via Percutanea</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 08:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Petraroia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[cardiochirurgo emodinamista]]></category>
		<category><![CDATA[catetere]]></category>
		<category><![CDATA[miniinvasiva]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[stenosi aortica]]></category>
		<category><![CDATA[valvola percutanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Una valvola cardiaca artificiale e&#8217; stata impiantata per via percutanea (ovvero attraverso l&#8217;inserimento di un catetere sottopelle) e senza fare ricorso al &#8220;tradizionale&#8221; intervento chirurgico, ad Anthea hospital di Bari, struttura del Gruppo Villa Maria e accreditata con il servizio sanitario nazionale.
Si tratta del primo intervento del genere in una struttura ospedaliera privata accreditata pugliese. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una valvola cardiaca artificiale e&#8217; stata impiantata per via percutanea (ovvero attraverso l&#8217;inserimento di un catetere sottopelle) e senza fare ricorso al &#8220;tradizionale&#8221; intervento chirurgico, ad Anthea hospital di Bari, struttura del Gruppo Villa Maria e accreditata con il servizio sanitario nazionale.</p>
<p>Si tratta del primo intervento del genere in una struttura ospedaliera privata accreditata pugliese. La procedura e&#8217; stata eseguita su una paziente di 82 anni residente nella provincia di Bari affetta da una stenosi aortica e da grave valvulopatia e insufficienza respiratoria, per la quale un comune intervento di sostituzione della valvola avrebbe comportato un elevato tasso di rischio. La paziente, peraltro, era portatrice di defibrillatore ed era stata sottoposta a due angioplastiche coronariche. L&#8217;impianto della valvola e&#8217; stato eseguito in un laboratorio di emodinamica &#8211; e non in sala operatoria &#8211; seguendo la stessa tecnica utilizzata per l&#8217;angioplastica coronarica (il cosiddetto &#8220;palloncino&#8221;). La procedura &#8211; eseguita dalle equipe di Alfredo Marchese (cardiologo-emodinamista) e Giuseppe Speziale (cardiochirurgo) unitamente ad Antonio Colombo del S. Raffaele di Milano &#8211; e&#8217; consistita nell&#8217;inserimento, nell&#8217;arteria femorale della paziente, di un catetere alla cui estremita&#8217; e&#8217; stata collocata la valvola, poi &#8220;espansa&#8221; una volta raggiunta e &#8220;ricoperta&#8221; la valvola ammalata. L&#8217;intervento &#8211; eseguito venerdi&#8217; scorso &#8211; e&#8217; perfettamente riuscito e, dopo due ore di osservazione, la paziente e&#8217; ritornata nel reparto di degenza registrando un decorso post operatorio piu&#8217; che soddisfacente: domani sara&#8217; dimessa. Tale procedura rientra in nuovi protocolli chirurgici che prevedono approcci meno invasivi per i pazienti affetti da gravi patologie cardiovascolari: un programma, avviato in Anthea e in sintonia con le prestazioni richieste dal servizio pubblico, frutto non solo di un&#8217;evoluzione tecnologica e scientifica ma soprattutto grazie all&#8217;approccio multidisciplinare che accomuna sempre piu&#8217; i cardiochirurghi e i cardiologi emodinamisti. Questo tema sara&#8217; oggetto di un convegno internazionale organizzato dal Gruppo Villa Maria i prossimi 17 e 18 aprile, che vedranno a Bari professionisti provenienti da ogni parte d&#8217;Italia e dall&#8217;estero.</p>
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		<title>Un nuovo studio del St. Michael&#8217;s Hospital</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 08:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Petraroia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[angioplastica primaria]]></category>
		<category><![CDATA[episodi cardiaci]]></category>
		<category><![CDATA[pazienti infartuati]]></category>
		<category><![CDATA[sottoslivellamento st]]></category>
		<category><![CDATA[terapia fibrinolitica]]></category>

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		<description><![CDATA[ Un nuovo studio del St. Michael's Hospital and Southlake Regional Hospital presentato sul New England Journal of Medicine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trasferire i pazienti colpiti da infarto del miocardio con sopraslivellamento ST in strutture attrezzate per effettuare l&#8217;angioplastica entro sei ore dalla somministrazione di farmaci anticoagulanti riduce il rischio di complicanze nel breve periodo, incluso il ripetersi di eventi ischemici. A ribadire il valore di questo protocollo d&#8217;azione un nuovo studio del St. Michael&#8217;s Hospital and Southlake Regional Hospital presentato sul New England Journal of Medicine.</p>
<p>Secondo gli autori della ricerca, infatti, procedere immediamente al trasferimento del paziente infartuato in reparti di emodinamica in grado di procedere ad angioplastica garantisce risultati nettamente migliori che non effettuare il trasferimento solo in caso di mancata efficacia del trattamento con fibrinolisi. Lo studio in oggetto ha preso in esame 1509 casi mettendo a confronto le due metodologie d&#8217;azione. I risultati hanno evidenziato che il 17% dei pazienti sottoposti a “protocollo standard” presentava serie complicanze cardiovascolari nei seguenti 30 giorni, contro l&#8217;11% per cento di coloro che erano stati invece inviati immediatamente in strutture &#8220;ad hoc&#8221;.  In questi individui, inoltre, si riscontrava con minor frequenza il reiterarsi di episodi cardiaci (3,4% vs. 5, 7%).<br />
&#8220;Nel caso di pazienti con infarto ST il fattore tempo è essenziale&#8221;, spiega Shaun Godman, primo autore della ricerca, &#8221; e le chance di ripresa sono indubbiamente maggiori se c&#8217;è la possibilita, in caso si renda necessario, di procedere ad angioplastica immediatamente dopo terapia fibrinolitica&#8221;.<br />
Fonte: Cantor WG, Fitchett D, Godman S, et al. Routine Early Angioplasty after Fibrinolysis for Acute Myocardial Infarction. New England Journal of Medicine 2009; 360:2705-2718.</p>
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