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	<title>Perfusione &#187; Cardiologia</title>
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	<description>tutta la cardiologia on-line</description>
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		<title>Molecola Salvavita Contro Lo Scompenso Cardiaco</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[ivabradina]]></category>
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		<description><![CDATA[L’ivabradina, già disponibile per altre indicazioni in cardiologia, è l’unica con azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio.
Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ivabradina, già disponibile per altre indicazioni in cardiologia, è l’unica con azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio.</p>
<p>Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. È <strong>l’ivabradina</strong>, una molecola innovativa, frutto della ricerca italiana, che agisce in maniera specifica per ridurre i battiti del cuore e cambierà radicalmente la storia di questa malattia.</p>
<p>I risultati dello studio SHIFT, sono stati presentati in sessione plenaria al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) di Stoccolma, suscitando lo straordinario interesse dei circa 30.000 esperti presenti. “I dati sono davvero eccezionali – afferma Roberto Ferrari, presidente dell’ESC – soprattutto perché chi era incluso nello studio già riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida. Si tratta inoltre di una molecola antischemica immediatamente disponibile, utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici. Agisce riducendo la frequenza cardiaca, un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso. Inoltre permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto ad uno sforzo. A partire da questo Congresso, l’ivabradina diventerà una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso”. “Dopo 20 anni dall’avvento degli ACE-inibitori e 10 dai beta-bloccanti, abbiamo oggi un nuovo farmaco salvavita – conferma il prof. Michel Komajda, coordinatore dello SHIFT. Questa patologia è estremamente diffusa, impedisce al muscolo cardiaco di lavorare correttamente e quindi la circolazione del sangue è insufficiente. Fra le principali cause, l’infarto, ma anche un’ipertensione trascurata. Sempre più frequenti i malati in età lavorativa, nel 30% dei casi colpisce ultra 65enni. In Italia la spesa totale per lo scompenso assorbe l’1,4% della spesa sanitaria nazionale. Dal 2003 rappresenta la prima causa di ospedalizzazione nel nostro Paese (dopo il parto naturale), con 200.000 ricoveri all’anno, in costante aumento (per il 2010 ne sono stimati oltre 230.000). “Ma purtroppo l’8% muore durante la prima degenza, il 15% a un semestre dalla dimissione e il 16% dopo 12 mesi – spiega Ferrari –, con ivabradina possiamo invece salvare centinaia di migliaia di pazienti, farli vivere meglio e ottenere un significativo risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Ecco perché questa ricerca ha un’importanza determinante, riconosciuta dall’intera comunità scientifica”.<br />
Lo SHIFT (Systolic Heart Failure Treatment with If inhibitor Ivabradine Trial), pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Lancet, è il più ampio studio al mondo mai condotto sullo scompenso, ha coinvolto 6.500 persone in 37 paesi, Italia compresa. Tutte soffrivano di questa patologia in grado moderato o severo e presentavano una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto, considerata il valore soglia.<br />
<span><br />
<em>Sara Voltan</em></span></p>
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		<title>IMAGING CARDIACO: CUORE SENZA SEGRETI</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecocardiografia]]></category>
		<category><![CDATA[IMAGING CARDIACO]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tecniche di imaging cardiaco hanno subito una  notevole accelerazione negli ultimi dieci anni legata soprattutto ad un  miglioramento nella qualità delle immagini e nella informatizzazione che  ha coinvolto tutte le metodiche. Questa disponibilità ha contribuito ad  accrescere speranze proponendo, specialmente in campo ecografico,  tecniche innovative.

Gli ultimi dieci sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Le tecniche di imaging cardiaco hanno subito una  notevole accelerazione negli ultimi dieci anni legata soprattutto ad un  miglioramento nella qualità delle immagini e nella informatizzazione che  ha coinvolto tutte le metodiche. Questa disponibilità ha contribuito ad  accrescere speranze proponendo, specialmente in campo ecografico,  tecniche innovative.</span></p>
<p><span><br />
</span><span>Gli ultimi dieci sono stati  caratterizzati da un miglioramento tecnologico sia per la risoluzione  spaziale &#8211; capacità di vedere immagini sempre più dettagliate &#8211; che per  quella temporale &#8211; cogliere fenomeni della durata di pochi millisecondi.  L&#8217;ecografia oggi è divisa in sottosettori a seconda anche delle  strumentazioni.<br />
</span><span>Rimangono quelle classiche, in grado di  eseguire tutte le ecografie, ma ci sono anche macchine sempre più  piccole (fino agli ecografi palmari che iniziano ad essere disponibili),  portatili che permettono di eseguire ecografie in ogni reparto  dell&#8217;ospedale e, quindi, porre rimedio a quello che era il problema, in  alcuni casi, del trasferimento del malato.</span><span>«Il punto  centrale &#8211; sottolinea Mauro Pepi, responsabile dell&#8217;imaging del Centro  Cardiologico Monzino di Milano &#8211; è che l&#8217;evoluzione della cardiologia e  cardiochirurgia è andata di passo con l&#8217;evoluzione della  ecocardiografia, e l&#8217;ecografia è diventata l&#8217;occhio con il quale  moltissime procedure si eseguono e senza di questa non sono possibili.  L&#8217;imaging ecografico inoltre si sta integrando sempre di più a quello di  Tac e Risonanza e questa integrazione è il futuro perché ciascuna delle  tecniche sviluppa caratteristiche molto dettagliate e particolari. I  dati volumetrici del cuore saranno acquisiti in modo automatico e il  passo successivo è che l&#8217;ecografia possa essere lentamente sempre più  sganciata dalla soggettività dell&#8217;operatore. Quello che è impagabile  dell&#8217;ecografia è che fornisce informazioni diagnostiche e  fisiopatologiche che nessun&#8217;altra tecnica può dare».</span><span>«Il  futuro dell&#8217;ecocardiografia è fornirci delle immagini tridimensionali in  tempo reale con un&#8217;aumentata risoluzione spazio temporale e rendere  intellegibile anche ai non esperti il contenuto informativo &#8211; aggiunge  il professor Giovanni La Canna, responsabile del Laboratorio di  Ecocardiografia dell&#8217;Ospedale San Raffaele di Milano -. È importante che  il linguaggio di questa metodica sia accessibile anche a chi non è  specialista; anche i controlli che il paziente dovrà effettuare verranno  eseguiti con questa tecnica non invasiva e potenzialmente ripetibile  all&#8217;infinito».</span><br />
<em><br />
</em><br />
<em><br />
by Infosalute.info<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>È italiana la clip salvacuore</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 22:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[insifficienza mitralica]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[scompenso cardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[È italiana la clip salvacuore contro lo scompenso cardiaco e l&#8217;insufficienza mitrale.
Interessa il 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e, nelle forme di grado moderato o severo, colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni: è l&#8217;insufficienza mitralica, condizione in cui la valvola mitralica diventa incontinente e determina un rigurgito di sangue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È italiana la clip salvacuore contro lo scompenso cardiaco e l&#8217;insufficienza mitrale.<br />
Interessa il 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e, nelle forme di grado moderato o severo, colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni: è l&#8217;insufficienza mitralica, condizione in cui la valvola mitralica diventa incontinente e determina un rigurgito di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro. Attualmente, per ridurre la probabilità di sviluppare lo scompenso cardiaco e migliorare la sopravvivenza del paziente l’opzione chirurgica risulta essere la più efficace. Alle tecniche più avanzate come la chirurgia valvolare protesica si è da poco affiancata la &#8220;chirurgia riparativa mininvasiva&#8221;, più accettata dai pazienti giovani e in grado di ridurre i rischi operatori per quelli anziani affetti da patologie concomitanti.<br />
&#8220;La terapia più recente per la riparazione della valvola mitralica prevede l’utilizzo di una clip &#8211; spiega Francesco Maisano, responsabile dell’Unità funzionale Trattamento transcatetere delle valvulopatie dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano -. Si tratta di una metodica attraverso un approccio percutaneo e mininvasivo, introdotta dal Professor Alfieri nel 1991, che non necessita di circolazione extracorporea e di apertura delle camere cardiache e che comporta l’inserimento di una clip mitrale che permette alla valvola di chiudersi in maniera corretta attraverso un accesso dalla vena femorale. La clip, riproducendo il gesto chirurgico della sutura, cattura i lembi danneggiati e li stabilizza. Se necessario, può essere riaperta e riposizionata: essendo un intervento poco invasivo, può essere utile soprattutto per quei pazienti che non potrebbero superare un&#8217;operazione chirurgica tradizionale&#8221;.<br />
Le patologie valvolari sono tra le principali cause dello scompenso cardiaco, che colpisce in Italia circa un milione di persone. &#8220;L’applicazione di nuove soluzioni terapeutiche ha valore solo se impiegata nel rispetto delle indicazioni da operatori esperti e nell’ambito di un percorso di cura che ponga il &#8216;paziente al centro&#8217; &#8211; spiega Ottavio Alfieri, direttore del Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele<br />
nel corso dell’incontro &#8216;Nuovi approcci terapeutici allo scompenso cardiaco&#8217; promosso dal Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele con la collaborazione di Abbott -. Perché ciò avvenga &#8211; continua Alfieri &#8211; è necessario applicare un metodo multidisciplinare che richiede, oltre a nuovi approcci terapeutici, l’integrazione di diverse competenze specialistiche che permettano di trovare la soluzione migliore per ciascun paziente. E il trattamento dello scompenso cardiaco &#8211; ovvero l&#8217;incapacità del cuore di svolgere adeguatamente la propria funzione di pompa &#8211; è un caso emblematico, perché è un patologia che non comporta solo una sofferenza del sistema cardiocircolatorio, ma investe una molteplicità di organi e apparati&#8221;.</p>
<p>A oggi, nel mondo, più di 2.200 pazienti sono stati trattati con questa procedura mininvasiva, di cui 1.260 in Europa e 154 in Italia.</p>
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		<title>Pacemaker, così si sprecano due miliardi all&#8217;anno. Ospedali pagano i prodotti il 30% in più</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/05/21/pacemaker-cosi-si-sprecano-due-miliardi-allanno-ospedali-pagano-i-prodotti-il-30-in-piu/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrofisiologia]]></category>
		<category><![CDATA[malasanità]]></category>
		<category><![CDATA[pacemaker]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l&#8217;insidia delle &#8220;mazzette&#8221;
Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l&#8217;insidia delle &#8220;mazzette&#8221;</p>
<p>Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che varia parecchio a seconda dell&#8217;Asl che lo acquista. &#8220;Repubblica&#8221; prova a squarciare il velo che copre il mercato impazzito dei dispositivi medici. E ora il ministro della Salute Ferruccio Fazio vuole togliere alle Asl il potere di acquistare questi prodotti. La Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sugli errori medici e sul disavanzo regionale ha annunciato l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta per porre fine a questo spreco enorme di denaro pubblico, una delle cause del disavanzo di bilancio di dieci regioni d&#8217;Italia oltreché dell&#8217;enorme crescita della spesa sanitaria nazionale. Ma a quanto ammonta lo spreco? Chi ci guadagna? Chi dovrebbe controllare?</p>
<p>Nessuno sa con precisione il perché di questo trend altalenante che non risparmia nessuna regione d&#8217;Italia. Che interessa il Nord quanto il Sud. E che si verifica in modo bipartisan in amministrazioni di entrambi gli schieramenti politici.</p>
<p>CENTRALIZZARE GLI ACQUISTI<br />
Il ministro non esclude che dietro quelle inspiegabili oscillazioni da elettrocardiogramma dei prezzi alligni la corruzione. A &#8220;Repubblica&#8221; annuncia la sua intenzione di centralizzare a livello regionale gli acquisti dei dispositivi medici, contando di risparmiare fino a due miliardi di euro all&#8217;anno. Si tratta di una cifra da capogiro se si considera che rappresenta lo 0,15 % del Pil. Ed è un argomento di estrema attualità visto che nella manovra da 25 miliardi che il governo si appresta a varare, si parla anche di tagli alla Sanità che, come capitolo di spesa, rappresenta l&#8217;80% dei bilanci regionali. &#8220;Ma prima di ricorrere a inaccettabili tagli &#8211; osserva Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera &#8211; è preferibile razionalizzare la spesa e puntare sui risparmi&#8221;.</p>
<p>Il caso forse più clamoroso di divario dei prezzi a parità di prodotto si registra, a sorpresa, nel Nord est, nei capoluoghi del Trentino Alto Adige: il defibrillatore bicamerale della Boston scientific (modello teligen 100 Dr F110) costa, a Trento, 13.500 euro, ad appena 50 chilometri di distanza, a Bolzano, 16.100. Duemilaseicento euro in più. Perché? Ma episodi analoghi si registrano ovunque, in Italia. E il settore forse più critico è quello del cuore.</p>
<p>IL BALLETTO DEI PREZZI<br />
I cardiologi infilano nelle coronarie ostruite dei piccolissimi tubicini, gli stent, che servono ad disostruire le arterie cardiache. E&#8217; una tecnologia relativamente recente che ha rivoluzionato la terapia dell&#8217;infarto e che ha ridotto vertiginosamente il ricorso al tradizionale by-pass chirurgico. Per evitare che quei tubicini vengano ostruiti dal colesterolo, vengono ricoperti al loro interno da sostanze particolari e prendono il nome di &#8220;stent medicati&#8221;. Ebbene, lo &#8220;stent medicato&#8221; a rilascio di farmaco Xience V costa a Terni 594 euro, ma a Genova il prezzo misteriosamente raddoppia balzando a 1.250 euro. Per un altro modello, il Taxus Liberte-Promus Elemento, avviene inspiegabilmente il contrario: il prezzo più alto è a Terni (1.486 euro), dove costa più del doppio di quello del centro acquisti Estav-Sudest della Regione Toscana (670 euro).</p>
<p>Stesso discorso vale in cardiochirurgia. Una valvola aortica cardiaca percutanea ha un prezzo di 19mila euro all&#8217;Azienda ospedaliera Niguarda di Milano, di 20mila alle Molinette e di 21mila all&#8217;Estav-Sudest Toscana. Le stesse valvole meccaniche mitraliche all&#8217;Estav-Sudest della Regione Toscana costano 2.380 euro, 2.500 all&#8217;ospedale di Alessandria e 3.400 all&#8217;Azienda messinese Papardo Piemonte. I prezzi delle valvole cardiache aortiche e mitraliche biologiche oscillano dai 2.150 euro dell&#8217;Estav-Centro Toscana ai 2.500 di Molinette, Alessandria e Niguarda. Dai 2.600 euro dell&#8217;ospedale di Terni ai 3.200 del Papardo Piemonte di Messina.</p>
<p>Anche la chirugia non è esente dal fenomeno dell&#8217;altanena dei prezzi a parità di prodotto. I trocar &#8211; tubi che si piantano nell&#8217;addome attraverso cui si introducono fibre ottiche e strumenti chirurgici, pinze e forbici &#8211; hanno prezzi che variano all&#8217;interno della stessa Regione da un minimo di 80 euro a un massimo di 102.</p>
<p>Se qualunque altro prodotto presentasse oscillazioni dei prezzi di tali percentuali, dal 50 al 100 e perfino al 200 per cento, si direbbe che il mercato è in mano agli speculatori. Le associazioni dei consumatori insorgerebbero. Interverrebbe il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Gli imprenditori scorretti verrebbero perseguiti dalla Guardia di finanza. E i centri acquisti della pubblica amministrazione sarebbero indagati dalla Corte dei Conti.</p>
<p>LA CONGIURA DEL SILENZIO<br />
Nel mercato delle protesi sanitarie, invece, nessuno denuncia queste gravi anomalie che vanno contro la legge della domanda e dell&#8217;offerta. Anzi, nonostante tutti ne siano a conoscenza da anni, dal ministero della Salute ad Assobiomedica, dalle Asl alle associazioni scientifiche, dagli informatori sanitari ai medici, tutti tacciono. Ottenere i prezzi di acquisto delle varie Asl è praticamente impossibile. Nessuno li fornisce. Ogni azienda sanitaria se li tiene per sé e rifiuta di renderli pubblici addirittura alle altre Asl. I dati sono taciuti al ministro della Salute &#8211; quando li richiede &#8211; dalle stesse Regioni. E&#8217; il caso della Sicilia che non ha mai inviato alle direzioni ministeriali che si occupano del monitoraggio-prezzi i dati dei loro costi di acquisto delle Asl. Perché questa omertà? Cosa si nasconde dietro la congiura del silenzio che protegge il prezziario nazionale dei dispostivi sanitari nella varie Aziende sanitarie italiane? E&#8217; un mercato dal fatturato miliardario: esclusa la farmaceutica, l&#8217;importo complessivo è di 7 miliardi all&#8217;anno.</p>
<p>IL SOSPETTO DI CORRUZIONE<br />
Le ipotesi sono più d&#8217;una: per alcuni si tratta di pessima gestione amministrativa delle forniture biomedicali. Per altri è una forma di degenerazione del federalismo sanitario: ogni Regione, essendo autonoma nella gestione del proprio bilancio sanitario, fa come crede. Ma lo scenario più inquietante è che l&#8217;altalena dei prezzi nasconda, invece, episodi di corruzione e tangenti. Come ad esempio avvenne otto anni fa a Torino, quando la magistratura contrastò un vasto, quanto diffuso e addirittura decennale sistema di corruzione sulla fornitura di valvole cardiache che interessava tutto il Nord: dal Piemonte (all&#8217;ospedale Molinette), alla Lombardia fino al Veneto. In quella vicenda la tangente concordata tra fornitori e cardiochirurghi all&#8217;insaputa delle commissioni aggiudicatrici dell&#8217;appalto faceva lievitare il prezzo delle protesi (acquistate dalle Asl coi soldi del contribuente), di circa 600 euro. Allora, la spiegazione del variare dei prezzi da Asl ad Asl era dunque la presenza o meno di tangenti sulle forniture. E oggi? Ad otto anni di distanza da quello scandalo, il rischio tangenti è tutt&#8217;altro che scongiurato. Lo ammette, sconsolato ma realistico, lo stesso ministro della Salute.</p>
<p>STRUTTURE TRASPARENTI<br />
&#8220;E&#8217; chiaro ed evidente &#8211; dichiara Fazio a Repubblica &#8211; che una quota definibile malaffare o corruzione non è assolutamente da escludersi. In parte può essere anche scarsa competenza, ma ben sappiamo che in sanità esistono abusi e spazi di interventi che sono contro la legge&#8221;. &#8220;Lo sappiamo e non ci sfugge&#8221;, osserva il ministro. Ed è per questo che, aggiunge, &#8220;vogliamo di fatto togliere alle singole Asl questo tipo di attività per conferirle sul territorio nazionale a strutture centralizzate che siano trasparenti. Dalla centralizzazione dei beni e servizi ci potremmo attendere risparmi anche molto consistenti, dell&#8217;ordine di uno e forse due miliardi di euro&#8221;.</p>
<p>L&#8217;oscillazione dei prezzi dei dispositivi medici a parità di modello riguarda quasi tutte le specialità. Gli stessi pacemaker monocamerali con sensore della Medtronic Inc costano in Toscana 1.250 euro, in Piemonte 1.559, in Emilia Romagna 2.324 euro. Lo stesso avviene anche per le medicazioni in alginato (fibre derivate dalle alghe marine), indicate per ferite particolarmente sanguinanti. L&#8217;oscillazione all&#8217;interno della stessa regione può variare in Italia da 1,22 a 1,84 euro.</p>
<p>Ma gli imprenditori che sono ben consapevoli di vendere i loro prodotti medici a prezzi diversi alle varie Asl, come spiegano quel loro comportamento ai limiti dell&#8217;etica? Secondo Assobiomedica, l&#8217;associazione che riunisce 300 aziende di tecnologie biomedicali e diagnostica, le Asl non pagano. O pagano in ritardo. Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, ha detto che l&#8217;80 per cento delle imprese del settore ha fatto partire azioni di pignoramento contro le Asl per recuperare i propri crediti insoluti, circa 5 miliardi di euro.</p>
<p>LA LENTEZZA DELLE ASL<br />
&#8220;Il rivenditore si trova in una morsa spietata &#8211; spiega, con imbarazzo, il titolare di una delle più importanti società di fornitura di protesi biomedicali che ha chiesto l&#8217;anonimato &#8211; da una parte deve pagare in tempi rapidi l&#8217;azienda produttrice, dall&#8217;altra è costretto ad attendere anche 784 giorni, come avviene in Calabria, per incassare il ricavato dalle Asl. E non sempre le banche accettano di scontare le fatture. Ecco perché molte aziende non prendono in considerazione appositamente i prezzi di riferimento del ministero, per cui accettano di vendere lo stesso prodotto da una parte 2.500 euro E da un&#8217;altra 3.500, per ricaricare sui prezzi finali gli interessi, modulandoli a seconda dei tempi di pagamento che cambiano da Regione a Regione&#8221;.</p>
<p>Come fare a sopravvivere in queste condizioni?</p>
<p>Ma il ritardo anche di più di due anni del pagamento dei fornitori da parte delle Asl non convince il direttore dell&#8217;Agenas, l&#8217;agezia nazionale per i servizi sanitari regionali. &#8220;Se così fosse &#8211; spiega Fulvio Moirano &#8211; assisteremmo ad incrementi di prezzi pari al costo del denaro, con variazioni dell&#8217;ordine del 5 per cento annuo, non certo a incrementi del 50, del 100 e addirittura del 200 per cento&#8221;. A denunciare il mercato impazzito dei dispositivi medici è da tempo, ma del tutto inascoltato, Andrea Messori, vicepresidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo). &#8220;Ogni anno &#8211; denuncia Messori &#8211; in ciascun ospedale si spendono in media 110 milioni di euro per l&#8217;acquisto di dispositivi medici soprattutto nell&#8217;ambito della cardiologia interventistica, contro 90 milioni di euro per i farmaci. Mentre per i farmaci c&#8217;è una governance, l&#8217;Aifa (agenzia italiana sui farmaci), un organo di controllo simile manca per i dispositivi. Col risultato che in questo settore il prezzo è libero con gare che si svolgono ospedale per ospedale, con un&#8217;eterogenità di prezzi enorme che possono raddoppiare o triplicare da zona a zona dell&#8217;Italia&#8221;. &#8220;Ci sono differenze di prezzi &#8211; ammette Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso, la federazione di tutte le aziende sanitarie italiane &#8211; assolutamente inspiegabili e che ci stupiscono. Quando queste differenze di prezzo sono troppo rilevanti qualche dubbio che le procedure non si siano svolte correttamente diventa inevitabile. Nella migliore delle ipotesi si tratta di scarsa capacità contrattuale dietro le quali talvolta si possono nascondere debolezze dell&#8217;animo umano&#8221;.</p>
<p>IL NORD NON E&#8217; VIRTUOSO<br />
Al di là del sospetto che prezzi doppi e tripli da Asl ad Asl nascondano fenomeni di corruttela, questo Far West del mercato genera sprechi di denaro pubblico, interessa tutte le regioni d&#8217;Italia comprese quelle &#8220;virtuose&#8221; del Nord, ed è una delle principali cause del disavanzo regionale di 5 miliardi di euro, il 5 per cento del fondo sanitario nazionale. Per questo la Commissione parlamentare sugli errori sanitari e sui disavanzi regionali presieduta da Leoluca Orlando aprirà un&#8217;inchiesta. Lo ha annunciato la deputata Melania Rizzoli, caprogruppo pdl in commissione. &#8220;Ci occuperemo di questo settore &#8211; annuncia Rizzoli &#8211; avviando un&#8217;indagine per evitare sprechi sanitari e ingiustizie a danno dei cittadini italiani&#8221;.</p>
<p>http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/21/news/inchiesta_italiana_21_maggio-4230616/?ref=HREC1-3</p>
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		<title>Scompenso cardiaco, da Pisa in arrivo il monitor wireless</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 09:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrofisiologia]]></category>
		<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[monitor wireless]]></category>
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		<description><![CDATA[Novità importanti in arrivo per i cardiopatici: a Pisa è infatti stato ultimato un dispositivo wireless in grado di monitorare da casa il cuore di chi è afflitto da scompenso cardiaco, migliorandone notevolmente la qualità della vita e agevolando  in tal modo chi deve recarsi continuamente in ospedale per effettuare controlli.
Il progetto, finanziato dalla Fondazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novità importanti in arrivo per i cardiopatici: a Pisa è infatti stato ultimato un dispositivo wireless in grado di monitorare da casa il cuore di chi è afflitto da scompenso cardiaco, migliorandone notevolmente la qualità della vita e agevolando  in tal modo chi deve recarsi continuamente in ospedale per effettuare controlli.</p>
<p>Il progetto, finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, è stato realizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che ha creato, dopo due anni di ricerca.<br />
Il prototipo di un sistema di monitoraggio indossabile e a basso costo, in grado di elaborare in tempo reale i parametri biomedici del paziente e di fornire segnali di allarme tempestivi.</p>
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		<title>Bimbo nato con malformazione cardiaca salvato al Civico con intervento non chirurgico</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 08:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[atresia polmonare]]></category>
		<category><![CDATA[cardiopatie congenite]]></category>

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		<description><![CDATA[Avrà una vita normale un bimbo nato quindici giorni fa con una malformazione cardiaca per la quale sono intervenuti i medici dell&#8217;Ospedale Civico utilizzando una tecnica che non prevede il taglio chirurgico. Nel laboratorio di emodinamica e cardiologia interventistica, diretto dal professore Amerigo Stabile, del dipartimento Cardiovascolare del Civico, diretto dal professore Fabrizio Follis, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avrà una vita normale un bimbo nato quindici giorni fa con una malformazione cardiaca per la quale sono intervenuti i medici dell&#8217;Ospedale Civico utilizzando una tecnica che non prevede il taglio chirurgico. Nel laboratorio di emodinamica e cardiologia interventistica, diretto dal professore Amerigo Stabile, del dipartimento Cardiovascolare del Civico, diretto dal professore Fabrizio Follis, è stata eseguita una procedura interventistica di alta complessità nel piccolo A.R. trasferito subito dopo la nascita dall&#8217;ospedale di Trapani presso l&#8217;unità operativa di cardiochirurgia pediatrica dell&#8217;azienda Civico. Il bambino era affetto da un&#8221;Atresia dell&#8217;arteria polmonare a setto intatto&#8221;. &#8220;E&#8217; stata effettuata con tecnica interamente percutanea la riapertura della valvola polmonare con ripristino del flusso ematico regolare verso il circolo polmonare &#8211; sottolinea il primario della Cardiologia, Amerigo Stabile &#8211; la procedura ha permesso che si ristabilisse definitivamente la normale funzione del cuore, e ha evitato l&#8217;intervento chirurgico palliativo tradizionale con le successive e possibili complicanze&#8221;.</p>
<p>siciliainformazioni.com</p>
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		<title>Dopo le coronarie anche le valvole</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[cardiologia invasiva]]></category>
		<category><![CDATA[congresso]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche interventistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Avanza la cardiologia interventistica. Dal 20 al 23 ottobre si è svolto a Bologna il 32° Congresso G.I.S.E (Società Italiana di Cardiologia Invasiva) dove duemila partecipanti, di cui 1200 cardiologi ed oltre trenta relatori provenienti soprattutto da Giappone, Europa e Stati Uniti si sono riuniti per confrontarsi sui temi principali della ricerca scientifica. Il professor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avanza la cardiologia interventistica. Dal 20 al 23 ottobre si è svolto a Bologna il 32° Congresso G.I.S.E (Società Italiana di Cardiologia Invasiva) dove duemila partecipanti, di cui 1200 cardiologi ed oltre trenta relatori provenienti soprattutto da Giappone, Europa e Stati Uniti si sono riuniti per confrontarsi sui temi principali della ricerca scientifica. Il professor Corrado Tamburino, in qualità di presidente uscente della Società Italiana di Cardiologia Invasiva, ci parla delle innovative non traumatiche tecniche interventistiche con le quali si riescono ad evitare gravi eventi ischemici utilizzando nuovi polimeri e le nanotecnologie che modificano la superficie degli stent riuscendo a mimetizzarli, ottenendo una minore incidenza del rischio di trombosi soprattutto dell&#8217;angioplastica dell&#8217;infarto acuto.<br />
Il Congresso ha previsto sessioni di insegnamento pratico come i «Live Cases» coronarici, cardiaci e periferici proiettati da tutta Italia. Da Catania è stato trasmesso in diretta, per la prima volta in pubblico, un intervento di correzione della valvola mitrale della durata di soli 45 minuti al posto di diverse ore quando è eseguito con metodiche tradizionali che richiedono la circolazione extracorporea. Di questi interventi nel mondo ne sono stati eseguiti non più di duecento, di cui trenta proprio a Catania.<br />
«È una tecnica innovativa per una patologia diffusissima in tutto il mondo &#8211; precisa il professor Tamburino &#8211; riguarda persone che potrebbero andare incontro a grossi danni al cuore non riuscendo l&#8217;organo a garantire l&#8217;esatto volume di sangue occorrente in ogni distretto dell&#8217;organismo. Questa procedura viene effettuata a cuore battente, dunque, senza l&#8217;impiego della macchina cuore-polmone. Inoltre anche dopo il trattamento i pazienti reagiscono prima e meglio allo stress della correzione di cui vengono fatti oggetto. Comunque, l&#8217;approccio multidisciplinare in diverse patologie risulta fondamentale. Nel caso del piede diabetico &#8211; precisa il professor Tamburino &#8211; è necessaria la collaborazione del diabetologo, del cardiologo, del chirurgo vascolare e di quello plastico. Per la carotide, occorre anche il contributo dei neurologi».<br />
Direttore della cattedra di Cardiologia all&#8217;Università di Catania e primario all&#8217;ospedale Ferrarotto, il professor Tamburino ha dato vita alla fondazione ETNA (Excellence Through Newest Advances) creata per essere di supporto alle nuove generazioni di ricercatori nel campo dell&#8217;educazione, ricerca e sviluppo delle scienze cardiovascolari (http://www.etnafoundation.org). Si è specializzato all&#8217;estero in centri clinici quali: l&#8217;Università de la Pitié Salpêtrière, l&#8217;Università Saint Antoine e il Centre Medico-Chirurgical Parly-Grand Chesnay. È un pioniere della cardiologia interventistica, ha eseguito procedure diagnostiche interventistiche in emodinamica con particolare applicazione nell&#8217;angioplastica coronaria e negli stent. Coordina un team costituito da 23 aiuti ospedalieri, tre universitari, oltre agli specializzandi ed ai medici in attesa di ingresso nella scuola di specializzazione. I centri emodinamici di eccellenza sono in Italia circa dieci: oltre a quello di Catania sono a Milano il San Raffaele, il Monzino e l&#8217; Humanitas, a Torino Le Molinette, a Bergamo gli Ospedali Riuniti, a Padova il Policlinico, a Bologna il Sant&#8217;Orsola, a Firenze il Careggi, a Roma il San Giovanni.<br />
Durante il convegno è emerso anche il problema della prevenzione. Il paziente deve fare controlli e attenersi ad uno stile di vita adeguato per evitare di imboccare vie senza ritorno. Anche il mercato assicurativo sostiene l’importanza della prevenzione.</p>
<p>Fonte: Ilgiornale</p>
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		<title>INFARTO; Indice Suggerisce se e dove mettere Stent</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 10:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[angiografia]]></category>
		<category><![CDATA[reinfarto]]></category>
		<category><![CDATA[riserva di flusso sanguigno]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle persone colpite da infarto, la misurazione di un indice in grado di valutare la riserva di flusso sanguigno (FFR) in corrispondenza di stenosi coronariche suggerisce al cardiologo il trattamento piu&#8217; utile al paziente, dicendogli se e dove applicare uno stent. Lo dimostra lo studio FAME, in cui la misurazione dell&#8217;indice FFR ha fatto registrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle persone colpite da infarto, la misurazione di un indice in grado di valutare la riserva di flusso sanguigno (FFR) in corrispondenza di stenosi coronariche suggerisce al cardiologo il trattamento piu&#8217; utile al paziente, dicendogli se e dove applicare uno stent. Lo dimostra lo studio FAME, in cui la misurazione dell&#8217;indice FFR ha fatto registrare una riduzione del 34% del rischio di un nuovo grave attacco cardiaco e nei casi estremi anche di morte. Tale studio, presentato di recente a San Francisco, e&#8217; stato condotto negli USA, per 2 anni, su 1005 pazienti cui e&#8217; stata misurata la FFR con la nuova tecnologia PressureWire messa a punto da St. Jude Medical. I risultati dimostrano come il rischio di reinfarto dopo un anno e di morte, che si attesta intorno al 12,7% per il gruppo di pazienti sottoposti alla sola angiografia, si riduce all&#8217;8,4% per coloro che vengono sottoposti a misurazione dell&#8217;FFR. &#8221;Non stiamo parlando di pazienti che giungono al pronto soccorso con infarto acuto &#8211; spiega Antonio Colombo, primario dell&#8217; Unita&#8217; di Emodinamica e Cardiologia Interventistica del San Raffaele -. Per loro la prima preoccupazione del cardiologo e&#8217; il trattamento della stenosi principale che ha provocato l&#8217; infarto. Ma la procedura andrebbe utilizzata per tutti i pazienti a rischio e per gli infartuati gia&#8217; stabilizzati&#8221;. &#8221;In questi casi il cardiologo, con l&#8217;angiografia vede dei restringimenti nelle coronarie che non sa bene se trattare o meno &#8211; spiega &#8211; e procede secondo sue personali valutazioni. Il rischio e&#8217; di fare un by-pass o mettere uno stent laddove non sarebbe necessario e viceversa. Alcuni sono piu&#8217; prudenti, altri meno, ma c&#8217;e&#8217; sempre il fattore personale&#8221;. La nuova tecnologia che misura l&#8217;FFR toglie le castagne dal fuoco, fornendo un&#8217; indicazione precisa basata su un dato scientifico. La procedura ha un suo costo, finora non coperto da Drg (5-600 euro per paziente), ma nello studio FAME dopo due anni ha fatto risparmiare 2.000 dollari (pari al 14% in meno rispetto al gruppo trattato con la sola angiografia), considerando sia il numero di trattamenti risparmiati, sia i costi legati a piu&#8217; brevi degenze ospedaliere. In Italia nel 2008 sono state eseguite 131.295 angioplast</p>
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		<title>I N.A.S. CHIUDONO L’EMODINAMICA DEGLI OSPEDALI RIUNITI</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 15:49:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[chiusura emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[riuniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre si sparge ai quattro venti che ormai &#8220;cardiochirurgia&#8221; è cosa fatta, senza che se ne veda l’ombra, se non nelle parole di tutti gli schieramenti, come se non bastasse crollano le braccia alla classe medica pubblica e privata nell’apprendere che i NAS dei Carabinieri hanno disposto la chiusura della sala di EMODINAMICA degli Ospedali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre si sparge ai quattro venti che ormai &#8220;cardiochirurgia&#8221; è cosa fatta, senza che se ne veda l’ombra, se non nelle parole di tutti gli schieramenti, come se non bastasse crollano le braccia alla classe medica pubblica e privata nell’apprendere che i NAS dei Carabinieri hanno disposto la chiusura della sala di EMODINAMICA degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria.</p>
<p>Per intenderci la sala dove vengono eseguiti gli interventi d’urgenza per le patologie cardiologiche. L’unica dove venivano applicati anche i pace-maker.</p>
<p>Il che significa, in parole povere, che il cittadino colpito da una patologia acuta che abbisogna di un intervento immediato ed in ambiente adeguato e idoneo, dovrà essere immediatamente trasportato altrove.</p>
<p>Sembrerebbe, secondo voci ben informate, che i Nas abbiano riscontrato gravi carenze strutturali il cui ripristino richiederà tempi non brevi.</p>
<p>E’ davvero inconcepibile che la struttura più importante del reggino sia ridotta in queste condizioni. E’ davvero ancor più inconcepibile che tutte le risorse non vengano &#8211; una volta per tutte &#8211; utilizzate per garantire alla cittadinanza una assistenza adeguata ai tempi. Di converso, la politica attuale dei vertici dell’ASP mira al risparmio a tutti i costi, non evitando e combattendo gli sprechi &#8211; che pur ci sono &#8211; ma adottando provvedimenti che destabilizzano anche le strutture che erogano buona sanità: sia nel pubblico che nel privato.</p>
<p>Se alla chiusura di EMODINAMICA si aggiunge la garbata ma ferma protesta, giunta alla nostra redazione da parte di un autorevole esponente politico reggino, che ha denunciato lo stato di grave abbandono delle strutture della divisione di Ematologia, nonostante &#8220;la grande professionalità di medici ed infermieri&#8221;, la cosa diventa ancora più insopportabile .</p>
<p>La gente è stanca di vedersi denegato il diritto a curarsi nella propria città, scoraggiati sono anche i medici la cui professionalità è spesso &#8211; artatamente &#8211; messa in discussione a causa dell’assenza quasi totale di presidi e strutture.</p>
<p>Qui è necessario chiamare a raccolta tutti perchè si provveda nel migliore dei modi e nel più breve tempo possibile ad offrire una sanità adeguata ai tempi ed alle esigenze della gente. Sopratutto di quella che non ha le risorse per andare a farsi curare altrove.</p>
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		<title>Aneurisma dell’aorta: trattamenti endovascolari sempre più frequenti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 14:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia vascolare]]></category>
		<category><![CDATA[Emodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[endoprotesi]]></category>
		<category><![CDATA[endoprotesi aortica]]></category>
		<category><![CDATA[endovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[mini invasiva]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>

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		<description><![CDATA[In particolare nell’aneurisma dell’aorta addominale e toracica, 3000 procedure endovascolari all’anno solo in Italia. Le procedure per via femorale superano gli interventi tradizionali. Quando eseguirle? L’interesse medico verso le procedure poco invasive, che rispettino l’integrità fisica del paziente e al contempo assicurino validi risultati terapeutici, è oggi di grande attualità. Le procedure endovascolari sono sempre più frequentemente impiegate nel trattamento della malattia aneurismatica, in particolare nell’aneurisma dell’aorta toracica e addominale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro paese ha attualmente il record europeo per il numero di procedure che vengono effettuate per via femorale: circa 3.000 all’anno, in alternativa agli interventi di chirurgia open, ovvero di chirurgia tradizionale, che prevedono l’apertura del torace o dell’addome.  I motivi principali di questo successo sono da ricercarsi negli importanti vantaggi che il paziente ottiene sottoponendosi a queste procedure e nell’evoluzione dei materiali e delle tecnologie ammesse, che contribuiscono a renderle sempre più sicure ed efficaci.  “L’ endoprotesi viene introdotta con un catetere in un vaso arterioso periferico, per correggere prevalentemente aneurismi dell’aorta toracica o addominale &#8211; afferma il Professor Luigi Inglese, Responsabile dell’U.O. di Cardiologia e Emodinamica Interventistica dell’IRCCS Policlinico San Donato &#8211; Il vantaggio principale per il paziente è indubbiamente legato all’utilizzo di una metodica mini invasiva e che offre buoni risultati. I pazienti candidati a questa procedura sono solitamente anziani e soggetti con condizioni fisiche generali non ottimali, che renderebbero l’intervento chirurgico tradizionale più rischioso”.  Come in tutti i campi anche in questo, il vertiginoso progresso delle tecnologie e la necessità di verifica dei risultati clinici si pongono come questioni di grande attualità.</p>
<p>Per questo, sabato 21 marzo presso l’ IRCCS Policlinico San Donato, si confrontano radiologi, cardiologi interventisti e chirurghi vascolari, con l’obiettivo di verificare le singole esperienze nell’ottica di ottimizzare i risultati clinici di queste procedure.  In particolare, verranno sottoposti a verifica gli interventi cosiddetti “ibridi”, cioè che comprendono un accesso chirurgico aperto associato ad un secondo momento endovascolare, per ridurre l’invasività e il rischio della procedura chirurgica e garantire, al meglio delle possibilità, l’affidabilità e la durata della procedura endovascolare.  Il tutto richiede, quindi, un lavoro di equìpe medico &#8211; chirurgica strettamente intergrato anche ai presidi diagnostici e alle cure intensive che devono precedere e seguire questi interventi.   L’IRCCS Policlinico San Donato fondato nel 1976 è un grande ospedale di ricerca e insegnamento, sede del Dipartimento cardiovascolare Edmondo Malan, che si pone tra i primi posti in Europa per volume di attività in campo cardiovascolare ed efficacia delle prestazioni nelle malattie del cuore e dei vasi. E’ sede del Triennio clinico del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano e di numerose Scuole di Specializzazione. E’ il primo ospedale ad alta specializzazione interamente certificato ISO 9002 in Europa, dispone attualmente di 380 posti letto accreditati, 12 sale operatorie e di tutta l’alta tecnologia biomedica e al suo interno operano circa 1.000 addetti di cui 200 medici specialisti. E’ un’istituzione ospedaliera fortemente attiva anche nella cooperazione internazionale, ha infatti organizzato oltre 170 missioni nei paesi più disagiati con scopo didattico, clinico e umanitario. E’ anche sede di formazione permanente per specialisti provenienti da diversi Paesi, con l’assegnazione, con fondi propri, dal 1992 ad oggi di 180 borse di studio. Il Policlinico San Donato eroga prestazioni in tutte le principali specialità medico-chirurgiche e dispone di un Pronto Soccorso DEA integrato nella rete del 118 per l’ urgenza ed emergenza dell’area metropolitana milanese. Il Policlinico San Donato è stato riconosciuto dal Ministero della Salute “Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico” (IRCCS) per la ricerca e la cura delle “Malattie del cuore e dei grandi vasi nell’adulto e nel bambino” in considerazione dell’eccellenza dell’attività clinica, didattica e scientifica.</p>
<p>Fonte: salus.it</p>
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