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	<description>tutta la cardiologia on-line</description>
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		<title>Nuova Tecnica per il Trattamento delle Staminali Cardiache</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>

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		<description><![CDATA[28.07.2010. Delle innovative tecniche in grado di identificare e purificare le cellule staminali cardiache in grado di dare origine a cellule del cuore che battono. Autore della sperimentazione, riportata dal notiziario Cordis, un gruppo di ricercatori britannici dell&#8217;Imperial College London.
La ricerca è stata condotta sui topi. Gli studiosi, coordinati da Michael Schneider, hanno individuato le cellule [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>28.07.2010. <span>Delle innovative tecniche in grado di identificare e purificare le cellule staminali cardiache in grado di dare origine a cellule del cuore che battono. Autore della sperimentazione, riportata dal notiziario Cordis, un gruppo di ricercatori britannici dell&#8217;Imperial College London.<br />
</span><span>La ricerca è stata condotta sui topi. Gli studiosi, coordinati da Michael Schneider, hanno individuato le cellule in questione e benché gli indicatori di identificazione fossero molto diversi nelle cellule umane, sono riusciti ad applicare la tecnica anche sull&#8217;uomo.</span></p>
<p><span><br />
</span><span>“<span>Abbiamo messo a punto un metodo per identificare le cellule che hanno tre caratteristiche importanti &#8211; spiega Schneider &#8211; Sono sicuramente cellule staminali, attivano il giusto meccanismo molecolare al fine di diventare muscolo cardiaco o vaso sanguigno, e non hanno ancora una delle caratteristiche fondamentali del muscolo cardiaco o dei vasi sanguigni, come la produzione di miosina cardiaca, una proteina importante nelle cellule muscolari del cuore”, aggiunge.<br />
</span></span><span>Il prossimo obiettivo è quello di perfezionare la tecnica in modo da far sì che possa essere applicata a tutta la catena di azioni necessarie per riparare i danni, vale a dire l&#8217;estrazione, la purificazione e la moltiplicazione clinica.</span><span>A questo scopo i ricercatori si avvalgono di tecniche all&#8217;avanguardia come la robotica avanzata e la microscopia automatizzata per individuare i metodi più efficaci per la coltura delle cellule e per la loro trasformazione in muscolo cardiaco.</span></p>
<p><span><br />
</span><span><span>L&#8217;Unione europea sostiene la ricerca tramite il progetto CARDIOCELL (</span></span><span><em><span>Development of cardiomyocyte replacement strategy for the clinic</span></em></span><span><span>). Un progetto importante, soprattutto se si considera che le patologie cardiache e circolatorie sono oggi la più grande causa singola di decesso nell&#8217;Unione europea, responsabili di circa due milioni di decessi ogni anno. Le malattie cardiache sono inoltre responsabili del maggior numero di morti premature prima dell&#8217;età di 75 anni. Gli studi clinici in tutto il mondo hanno esaminato in che misura le cellule staminali del midollo osseo sono efficaci nel trattamento dell&#8217;infarto e della cardiomiopatia. Mentre le prove hanno mostrato la sicurezza dell&#8217;approccio, è comunque limitato il miglioramento del modo in cui il cuore pompa il sangue in tutto l&#8217;organismo. Per questo ora gli scienziati hanno gli occhi puntati sull&#8217;uso di cellule staminali provenienti dal cuore del paziente stesso.</span></span></p>
<p><span><span><em> Infosalute.info</em></span></span></p>
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		<title>Molecola Salvavita Contro Lo Scompenso Cardiaco</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[ivabradina]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ivabradina, già disponibile per altre indicazioni in cardiologia, è l’unica con azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio.
Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ivabradina, già disponibile per altre indicazioni in cardiologia, è l’unica con azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio.</p>
<p>Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. È <strong>l’ivabradina</strong>, una molecola innovativa, frutto della ricerca italiana, che agisce in maniera specifica per ridurre i battiti del cuore e cambierà radicalmente la storia di questa malattia.</p>
<p>I risultati dello studio SHIFT, sono stati presentati in sessione plenaria al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) di Stoccolma, suscitando lo straordinario interesse dei circa 30.000 esperti presenti. “I dati sono davvero eccezionali – afferma Roberto Ferrari, presidente dell’ESC – soprattutto perché chi era incluso nello studio già riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida. Si tratta inoltre di una molecola antischemica immediatamente disponibile, utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici. Agisce riducendo la frequenza cardiaca, un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso. Inoltre permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto ad uno sforzo. A partire da questo Congresso, l’ivabradina diventerà una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso”. “Dopo 20 anni dall’avvento degli ACE-inibitori e 10 dai beta-bloccanti, abbiamo oggi un nuovo farmaco salvavita – conferma il prof. Michel Komajda, coordinatore dello SHIFT. Questa patologia è estremamente diffusa, impedisce al muscolo cardiaco di lavorare correttamente e quindi la circolazione del sangue è insufficiente. Fra le principali cause, l’infarto, ma anche un’ipertensione trascurata. Sempre più frequenti i malati in età lavorativa, nel 30% dei casi colpisce ultra 65enni. In Italia la spesa totale per lo scompenso assorbe l’1,4% della spesa sanitaria nazionale. Dal 2003 rappresenta la prima causa di ospedalizzazione nel nostro Paese (dopo il parto naturale), con 200.000 ricoveri all’anno, in costante aumento (per il 2010 ne sono stimati oltre 230.000). “Ma purtroppo l’8% muore durante la prima degenza, il 15% a un semestre dalla dimissione e il 16% dopo 12 mesi – spiega Ferrari –, con ivabradina possiamo invece salvare centinaia di migliaia di pazienti, farli vivere meglio e ottenere un significativo risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Ecco perché questa ricerca ha un’importanza determinante, riconosciuta dall’intera comunità scientifica”.<br />
Lo SHIFT (Systolic Heart Failure Treatment with If inhibitor Ivabradine Trial), pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Lancet, è il più ampio studio al mondo mai condotto sullo scompenso, ha coinvolto 6.500 persone in 37 paesi, Italia compresa. Tutte soffrivano di questa patologia in grado moderato o severo e presentavano una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto, considerata il valore soglia.<br />
<span><br />
<em>Sara Voltan</em></span></p>
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		<title>Primo Intervento Chirurgico Via Web</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato eseguito nel nostro Paese un intervento che apre nuove frontiere per la medicina d&#8217;eccellenza: si tratta della prima operazione chirurgica al cuore eseguita tramite un computer collegato a Internet.
Il medico che l&#8217;ha eseguito è il dott. Carlo Pappone che si è avvalso di due robot pilotati a distanza.
L&#8217;importante cardiologo elettrofisiologo del Polo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato eseguito nel nostro Paese un intervento che apre nuove frontiere per la medicina d&#8217;eccellenza: si tratta della prima operazione chirurgica al cuore eseguita tramite un computer collegato a Internet.<br />
Il medico che l&#8217;ha eseguito è il dott. Carlo Pappone che si è avvalso di due robot pilotati a distanza.<br />
L&#8217;importante cardiologo elettrofisiologo del Polo di aritmologia cardiaca del “Maria Cecilia Hospital” di Cotignola, in provincia di Ravenna è così riuscito a realizzare in contemporanea due interventi di ablazione della fibrillazione, uno su un paziente degente presso l’Istituto Città Studi di Milano, e l’altro ricoverato nella stessa struttura diretta dal chirurgo.<br />
Si tratta di una metodologia senza precedenti per l&#8217;Italia. Il medico e la sua equipe controllavano le operazioni a distanza attraverso la tastiera di un computer connesso ad Internet e collegato alle due sale operatorie.<br />
La tecnica è stata ideata dallo stesso Pappone, che l&#8217;ha messa a punto negli anni in cui esercitava presso l&#8217;ospedale San Raffaele di Milano. Un vantaggio non trascurabile è dato inoltre dal fatto che oltretutto si tratta di una tecnica meno invasiva rispetto ai tradizionali trattamenti delle aritmie cardiache. Viene eseguito in anestesia locale dal momento che il cuore viene raggiunto tramite endovena da un elettrocatetere, uno strumento che emette energia a radiofrequenza in grado di ustionare i tessuti da cui si generano le scariche che provocano l&#8217;alterazione del ritmo cardiaco.<br />
Questo primo intervento si è svolto nel corso di un convegno internazionale al quale hanno preso parte specialisti di tutto il mondo.</p>
<p>Alessandro Veronesi<br />
by Infosalute.info</p>
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		<title>IMAGING CARDIACO: CUORE SENZA SEGRETI</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecocardiografia]]></category>
		<category><![CDATA[IMAGING CARDIACO]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tecniche di imaging cardiaco hanno subito una  notevole accelerazione negli ultimi dieci anni legata soprattutto ad un  miglioramento nella qualità delle immagini e nella informatizzazione che  ha coinvolto tutte le metodiche. Questa disponibilità ha contribuito ad  accrescere speranze proponendo, specialmente in campo ecografico,  tecniche innovative.

Gli ultimi dieci sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Le tecniche di imaging cardiaco hanno subito una  notevole accelerazione negli ultimi dieci anni legata soprattutto ad un  miglioramento nella qualità delle immagini e nella informatizzazione che  ha coinvolto tutte le metodiche. Questa disponibilità ha contribuito ad  accrescere speranze proponendo, specialmente in campo ecografico,  tecniche innovative.</span></p>
<p><span><br />
</span><span>Gli ultimi dieci sono stati  caratterizzati da un miglioramento tecnologico sia per la risoluzione  spaziale &#8211; capacità di vedere immagini sempre più dettagliate &#8211; che per  quella temporale &#8211; cogliere fenomeni della durata di pochi millisecondi.  L&#8217;ecografia oggi è divisa in sottosettori a seconda anche delle  strumentazioni.<br />
</span><span>Rimangono quelle classiche, in grado di  eseguire tutte le ecografie, ma ci sono anche macchine sempre più  piccole (fino agli ecografi palmari che iniziano ad essere disponibili),  portatili che permettono di eseguire ecografie in ogni reparto  dell&#8217;ospedale e, quindi, porre rimedio a quello che era il problema, in  alcuni casi, del trasferimento del malato.</span><span>«Il punto  centrale &#8211; sottolinea Mauro Pepi, responsabile dell&#8217;imaging del Centro  Cardiologico Monzino di Milano &#8211; è che l&#8217;evoluzione della cardiologia e  cardiochirurgia è andata di passo con l&#8217;evoluzione della  ecocardiografia, e l&#8217;ecografia è diventata l&#8217;occhio con il quale  moltissime procedure si eseguono e senza di questa non sono possibili.  L&#8217;imaging ecografico inoltre si sta integrando sempre di più a quello di  Tac e Risonanza e questa integrazione è il futuro perché ciascuna delle  tecniche sviluppa caratteristiche molto dettagliate e particolari. I  dati volumetrici del cuore saranno acquisiti in modo automatico e il  passo successivo è che l&#8217;ecografia possa essere lentamente sempre più  sganciata dalla soggettività dell&#8217;operatore. Quello che è impagabile  dell&#8217;ecografia è che fornisce informazioni diagnostiche e  fisiopatologiche che nessun&#8217;altra tecnica può dare».</span><span>«Il  futuro dell&#8217;ecocardiografia è fornirci delle immagini tridimensionali in  tempo reale con un&#8217;aumentata risoluzione spazio temporale e rendere  intellegibile anche ai non esperti il contenuto informativo &#8211; aggiunge  il professor Giovanni La Canna, responsabile del Laboratorio di  Ecocardiografia dell&#8217;Ospedale San Raffaele di Milano -. È importante che  il linguaggio di questa metodica sia accessibile anche a chi non è  specialista; anche i controlli che il paziente dovrà effettuare verranno  eseguiti con questa tecnica non invasiva e potenzialmente ripetibile  all&#8217;infinito».</span><br />
<em><br />
</em><br />
<em><br />
by Infosalute.info<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>È italiana la clip salvacuore</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 22:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[insifficienza mitralica]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[scompenso cardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[È italiana la clip salvacuore contro lo scompenso cardiaco e l&#8217;insufficienza mitrale.
Interessa il 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e, nelle forme di grado moderato o severo, colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni: è l&#8217;insufficienza mitralica, condizione in cui la valvola mitralica diventa incontinente e determina un rigurgito di sangue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È italiana la clip salvacuore contro lo scompenso cardiaco e l&#8217;insufficienza mitrale.<br />
Interessa il 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e, nelle forme di grado moderato o severo, colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni: è l&#8217;insufficienza mitralica, condizione in cui la valvola mitralica diventa incontinente e determina un rigurgito di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro. Attualmente, per ridurre la probabilità di sviluppare lo scompenso cardiaco e migliorare la sopravvivenza del paziente l’opzione chirurgica risulta essere la più efficace. Alle tecniche più avanzate come la chirurgia valvolare protesica si è da poco affiancata la &#8220;chirurgia riparativa mininvasiva&#8221;, più accettata dai pazienti giovani e in grado di ridurre i rischi operatori per quelli anziani affetti da patologie concomitanti.<br />
&#8220;La terapia più recente per la riparazione della valvola mitralica prevede l’utilizzo di una clip &#8211; spiega Francesco Maisano, responsabile dell’Unità funzionale Trattamento transcatetere delle valvulopatie dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano -. Si tratta di una metodica attraverso un approccio percutaneo e mininvasivo, introdotta dal Professor Alfieri nel 1991, che non necessita di circolazione extracorporea e di apertura delle camere cardiache e che comporta l’inserimento di una clip mitrale che permette alla valvola di chiudersi in maniera corretta attraverso un accesso dalla vena femorale. La clip, riproducendo il gesto chirurgico della sutura, cattura i lembi danneggiati e li stabilizza. Se necessario, può essere riaperta e riposizionata: essendo un intervento poco invasivo, può essere utile soprattutto per quei pazienti che non potrebbero superare un&#8217;operazione chirurgica tradizionale&#8221;.<br />
Le patologie valvolari sono tra le principali cause dello scompenso cardiaco, che colpisce in Italia circa un milione di persone. &#8220;L’applicazione di nuove soluzioni terapeutiche ha valore solo se impiegata nel rispetto delle indicazioni da operatori esperti e nell’ambito di un percorso di cura che ponga il &#8216;paziente al centro&#8217; &#8211; spiega Ottavio Alfieri, direttore del Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele<br />
nel corso dell’incontro &#8216;Nuovi approcci terapeutici allo scompenso cardiaco&#8217; promosso dal Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele con la collaborazione di Abbott -. Perché ciò avvenga &#8211; continua Alfieri &#8211; è necessario applicare un metodo multidisciplinare che richiede, oltre a nuovi approcci terapeutici, l’integrazione di diverse competenze specialistiche che permettano di trovare la soluzione migliore per ciascun paziente. E il trattamento dello scompenso cardiaco &#8211; ovvero l&#8217;incapacità del cuore di svolgere adeguatamente la propria funzione di pompa &#8211; è un caso emblematico, perché è un patologia che non comporta solo una sofferenza del sistema cardiocircolatorio, ma investe una molteplicità di organi e apparati&#8221;.</p>
<p>A oggi, nel mondo, più di 2.200 pazienti sono stati trattati con questa procedura mininvasiva, di cui 1.260 in Europa e 154 in Italia.</p>
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		<title>Sostituzione della valvola aortica: i pazienti a cui sono state impiantate le valvole bioprotesiche sono andati incontro ad un più alto rischio di disfunzione valvolare e ri-intervento</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[valvola aortica]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 13 Luglio 2010 &#8211; Uno studio ha valutato i risultati nel lungo periodo della sostituzione della valvola aortica con la valvola bioprotesica o la valvola meccanica nei pazienti di età compresa tra i 55 e i 70 anni.
Lo studio ha riguardato 310 pazienti nel periodo 1995-2003, che sono stati assegnati in modo casuale a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 13 Luglio 2010 &#8211; Uno studio ha valutato i risultati nel lungo periodo della sostituzione della valvola aortica con la valvola bioprotesica o la valvola meccanica nei pazienti di età compresa tra i 55 e i 70 anni.</p>
<p>Lo studio ha riguardato 310 pazienti nel periodo 1995-2003, che sono stati assegnati in modo casuale a ricevere una valvola aortica meccanica ( n=155 ) o una valvola aortica bioprotesica ( n=155 ).</p>
<p>Gli endpoint dello studio erano la sopravvivenza, la disfunzione valvolare, e il reintervento.</p>
<p>In ambito perioperatorio, 4 pazienti sono morti nel gruppo valvola meccanica ( 2.6% ), mentre 6 pazienti sono deceduti nel gruppo valvola bioprotesica ( 3.9%; p=0.4 ).</p>
<p>Nel corso del periodo osservazionale ( 106 mesi, in media ), 41 pazienti nel gruppo valvola meccanica sono morti contro 45 pazienti nel gruppo valvola bioprotesica ( p=0.6 ).</p>
<p>Non è stata riscontrata nessuna differenza riguardo alla sopravvivenza a 13 anni tra il gruppo valvola meccanica e valvola bioprotesica.</p>
<p>Le disfunzioni valvolari e i reinterventi erano più frequenti nel gruppo valvole bioprotesiche rispetto al gruppo delle valvole meccaniche ( p=0.0001 e p=0.0003, rispettivamente ).</p>
<p>Non sono state riscontrate differenze in un modello linearizzato nell’incidenza di tromboembolismo, sanguinamento, endocardite, e di eventi avversi maggiori correlati alla protesi ( MAPE ) tra i gruppi con valvola meccanica e valvola bioprotesica.</p>
<p>In conclusione, a 13 anni, i pazienti sottoposti a sostituzione della valvola aortica con le valvole meccaniche o le valvole bioprotesiche hanno presentato un’incidenza di sopravvivenza, tromboembolismo, sanguinamento, endocardite, e MAPE, simili. Tuttavia i pazienti a cui sono state impiantate le valvole bioprotesiche sono andati incontro ad un più alto rischio di disfunzione valvolare e rioperazione. ( Xagena Medicina )</p>
<p>Fonte: J Am Coll Cardiol, 2009</p>
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		<title>Cardiochirurgia, Chieti contro Teramo</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/07/31/cardiochirurgia-chieti-contro-teramo/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[chieti teramo]]></category>
		<category><![CDATA[chiusura]]></category>

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		<description><![CDATA[CHIETI. «La decisione di fermare il completamento del polo d&#8217;eccellenza di cardiochirurgia di Chieti in favore dell&#8217;ospedale di Teramo è gravissima, scellerata e gli unici responsabili di questa sciatteria sono Chiodi e l&#8217;assessore Venturoni». Il senatore del Pd Giovanni Legnini guida la protesta, espressa ieri in conferenza stampa, del Partito democratico teatino e regionale nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CHIETI. «La decisione di fermare il completamento del polo d&#8217;eccellenza di cardiochirurgia di Chieti in favore dell&#8217;ospedale di Teramo è gravissima, scellerata e gli unici responsabili di questa sciatteria sono Chiodi e l&#8217;assessore Venturoni». Il senatore del Pd Giovanni Legnini guida la protesta, espressa ieri in conferenza stampa, del Partito democratico teatino e regionale nei confronti del piano di ridimensionamento che blocca di fatto la prosecuzione della palazzina di cardiochirurgia a Colle dell&#8217;Ara, già costata fior di milioni al popolo abruzzese, con un conseguente taglio di posti letto. «Si sta togliendo a Chieti», continua il senatore, «contro un accordo di programma del 2007 nel quale si dichiarava il completamento del dipartimento di cardiochirurgia tra i quattro obiettivi strategici della sanità abruzzese». Il parlamentare teatino sottolinea come la cardiochirurgia, sia sulla carta che nei fatti, rappresenti il punto di riferimento regionale d&#8217;eccellenza del settore, prova ne è la mobilità attiva che registra il reparto con gente che arriva da tutta Italia. «Ogni aggettivo è insufficiente per giudicare un fatto simile che si pone contro l&#8217;accordo di programma dove i finanziamenti, (12 milioni ndr) per il completamento del reparto, peraltro ottenuti dal centrosinistra, hanno un vincolo di destinazione. Di questo la Regione risponderà davanti alla Corte dei conti».  Legnini sottolinea che il governo Chiodi per avvalorare la fine di cardiochirurgia a Chieti ha incaricato un consulente, l&#8217;ingegner Pipoli, «pagato 100 mila euro». «Questo si chiama sperpero di denaro pubblico» commenta il senatore.  «I tagli sono stati fatti solo nel pubblico, 900 posti letto per acuti, l&#8217;unico taglio al privato lo ha fatto il terremoto», dice il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci<br />
, «mi sembra che la Regione sia un Robin Hood all&#8217;incontrario: toglie al pubblico per favorire tre quattro imprenditori». Poi Paolucci fa riferimento ai 100 milioni di debito, il «cratere» di cui giovedì ha parlato Chiodi. «Una vecchia storia che ha già una soluzione, esiste una legge regionale che consente di coprire quel debito con la dismissione degli immobili», spiega l&#8217;esponente del Partito democratico, «la verità è che Chiodi è stato redarguito dal funzionario del ministero dell&#8217;economia Francesco Masicci sul perché non avesse eseguito questo piano per ripianare quel debito». Paolucci giudica buona invece la presa di posizione del sindaco di Chieti Umberto Di Primio che si è schierato contro i tagli all&#8217;ospedale di Chieti, «ma lo inviterei a continuare su questa strada e di non accontentarsi delle spiegazioni di Chiodi che giustifica il ridimensionamento su Chieti in quanto la città troverebbe il suo compenso nella presenza della sanità privata».  «Posizione corretta quella di Di Primio», aggiunge Legnini, «non quella del senatore Di Stefano e dell&#8217;assessore Febbo, cui il Pdl ha delegato la responsabilità della zona di Chieti. La verità è che questi signori non contano nulla».</p>
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		<title>Apparati innovativi per operazioni a cuore aperto.</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 14:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[cannula aortica]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>

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		<description><![CDATA[La circolazione extra-corporea è una tecnica indispensabile durante le operazioni a cuore aperto (bypass coronarici, sostituzioni valvolari, trapianti cardiaci). Essa sostituisce, nel corso di un intervento chirurgico, sia la funzione del cuore sia quella dei polmoni. Convenzionalmente si tratta di un circuito idraulico composto da una pompa, un ossigenatore, uno scambiatore di calore e un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La circolazione extra-corporea è una tecnica indispensabile durante le operazioni a cuore aperto (bypass coronarici, sostituzioni valvolari, trapianti cardiaci). Essa sostituisce, nel corso di un intervento chirurgico, sia la funzione del cuore sia quella dei polmoni. Convenzionalmente si tratta di un circuito idraulico composto da una pompa, un ossigenatore, uno scambiatore di calore e un insieme di tubi e cannule che li collega tra loro e al paziente.</p>
<p>Il sistema intercetta il sangue proveniente dal circuito venoso, gli fa bypassare cuore e polmoni, e lo immette nell’aorta, riossigenato e fornito della forza propulsiva necessaria per farlo circolare. Spesso il sangue viene anche raffreddato, e con esso tutto il corpo del paziente, allo scopo di ridurre al minimo il metabolismo e rallentare eventuali processi degenerativi causati da un’imperfetta ossigenazione. Il circuito per la circolazione extra-corporea convenzionalmente utilizzato ha però alcuni limiti. Certi tessuti, per esempio, sono irrorati correttamente solo da un flusso pulsatile, come quello naturale, quando in corrispondenza dei picchi di pressione il sangue si apre la strada in vasi altrimenti collassati. In caso contrario, i tessuti degli organi soggetti a questo fenomeno – tra cui reni e cervello – possono subire danni ischemici. Un altro problema è rappresentato dall’elevato volume interno del circuito, che va ad aggiungersi a quello del sistema cardiocircolatorio. Il sangue presente nel paziente non è sufficiente a riempire entrambi e viene perciò diluito con soluzione fisiologica.</p>
<p>Una volta terminata l’operazione chirurgica, il sangue diluito deve essere reimmesso nel paziente, con conseguenze che vanno dall’accumulo di liquidi nei tessuti del paziente (edema post-operatorio), a un maggiore stress per il cuore e i reni. Pump-Oxy è un ossigenatore pompante concepito dal gruppo di bio-ingegneri del Politecnico di Milano guidato da Roberto Fumero. Integra in un unico dispositivo una pompa pulsatile e un ossigenatore a membrana. Come tale, non solo restituisce al flusso sanguigno il suo naturale andamento ma, grazie alle dimensioni significativamente ridotte e all’eliminazione di numerosi tubi di raccordo, ha un volume interno molto limitato e richiede perciò una minore diluizione del sangue. Pump-Oxy, che è protetto da brevetto, è costruito con materiali convenzionali e ha superato brillantemente tutte le fasi di sperimentazione in vitro, dimostrando di rispettare pienamente gli standard internazionali richiesti per questo genere di dispositivi. Dello stesso gruppo è anche il progetto di una innovativa cannula aortica, anch’essa già brevettata. La cannula aortica è il tratto terminale del circuito per la circolazione extra-corporea, cioè quella parte di tubo che si inserisce nell’aorta immettendovi il sangue ossigenato. Durante il cosiddetto “transitorio”, vale a dire il periodo in cui si fa ripartire il cuore con la circolazione extra-corporea ancora in funzione, una comune cannula aortica ostacola il flusso di sangue pompato dal cuore, obbligandolo a compiere un maggiore lavoro e causando emolisi e possibili danni alla parete aortica.</p>
<p>La cannula progettata al Politecnico di Milano, grazie a un puntale formato da due materiali distinti, di cui uno morbido, collassa alla ripartenza del cuore, consentendo al sangue pompato dal cuore di fluire attraverso l’intera sezione dell’aorta.</p>
<p>ente Politecnico di Milano</p>
<p>Dipartimento di Ingegneria Strutturale Indirizzo Piazza Leonardo da Vinci 32 &#8211; 20133 Milano</p>
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		<title>ICE L’ecocardiogramma intracardiaco</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecocardiografia]]></category>
		<category><![CDATA[ecocardiogramma intracardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ecocardiogramma intracardiaco (intracardiac echocardiography, ICE) è uno strumento recente e prezioso, che può fornire una guida anatomica in tempo reale per le procedure di elettrofisiologia.
Inserendo per via endovenosa una sonda a ultrasuoni e avanzandola nel cuore, è possibile ottenere varie proiezioni differenti che consentono di visualizzare meglio l’anatomia del paziente, di guidare il posizionamento dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ecocardiogramma intracardiaco (intracardiac echocardiography, ICE) è uno strumento recente e prezioso, che può fornire una guida anatomica in tempo reale per le procedure di elettrofisiologia.</p>
<p>Inserendo per via endovenosa una sonda a ultrasuoni e avanzandola nel cuore, è possibile ottenere varie proiezioni differenti che consentono di visualizzare meglio l’anatomia del paziente, di guidare il posizionamento dei cateteri da elettrofisiolgia e di individuare possibili complicanze procedurali. Nell’ablazione di fibrillazione atriale, l’ICE si dimostra particolarmente utile per una puntura transettale più sicura (specie in presenza di anomalie anatomiche del setto interatriale) e per aiutare a visualizzare in continuo i cateteri mappanti (circolari o ad alta densità) e a monitorare la posizione dei nuovi cateteri a palllone (Cryo, Laser) nell’antro delle vene polmonari.</p>
<p>Nell’ablazione di tachicardia ventricolare, d’altra parte, l’ICE consente una continua correlazione fra reperti elettrofisiologici e strutturali (come le anomalie cinetiche della parete o le alterazioni di ecodensità), oltre ad assicurare il corretto contatto e posizionamento dei cateteri, particolarmente attorno a strutture delicate come le cuspidi aortiche. In qualsiasi procedura, infine, l’ICE è anche utile per individuare le complicanze procedurali nel momento stesso in cui si verificano, come la formazione di trombi attorno ai cateteri o il versamento pericardico.</p>
<p>Grazie alle sue informazioni morfologiche in tempo reale, l’ICE rappresenta un complemento ideale alla semplice fluoroscopia o a più complesse tecniche di mappaggio elettroanatomico ed è destinato ad assumere un ruolo maggiore in un’ampia gamma di procedure elettrofisiologiche.</p>
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		<title>Pacemaker, così si sprecano due miliardi all&#8217;anno. Ospedali pagano i prodotti il 30% in più</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrofisiologia]]></category>
		<category><![CDATA[malasanità]]></category>
		<category><![CDATA[pacemaker]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l&#8217;insidia delle &#8220;mazzette&#8221;
Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l&#8217;insidia delle &#8220;mazzette&#8221;</p>
<p>Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che varia parecchio a seconda dell&#8217;Asl che lo acquista. &#8220;Repubblica&#8221; prova a squarciare il velo che copre il mercato impazzito dei dispositivi medici. E ora il ministro della Salute Ferruccio Fazio vuole togliere alle Asl il potere di acquistare questi prodotti. La Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sugli errori medici e sul disavanzo regionale ha annunciato l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta per porre fine a questo spreco enorme di denaro pubblico, una delle cause del disavanzo di bilancio di dieci regioni d&#8217;Italia oltreché dell&#8217;enorme crescita della spesa sanitaria nazionale. Ma a quanto ammonta lo spreco? Chi ci guadagna? Chi dovrebbe controllare?</p>
<p>Nessuno sa con precisione il perché di questo trend altalenante che non risparmia nessuna regione d&#8217;Italia. Che interessa il Nord quanto il Sud. E che si verifica in modo bipartisan in amministrazioni di entrambi gli schieramenti politici.</p>
<p>CENTRALIZZARE GLI ACQUISTI<br />
Il ministro non esclude che dietro quelle inspiegabili oscillazioni da elettrocardiogramma dei prezzi alligni la corruzione. A &#8220;Repubblica&#8221; annuncia la sua intenzione di centralizzare a livello regionale gli acquisti dei dispositivi medici, contando di risparmiare fino a due miliardi di euro all&#8217;anno. Si tratta di una cifra da capogiro se si considera che rappresenta lo 0,15 % del Pil. Ed è un argomento di estrema attualità visto che nella manovra da 25 miliardi che il governo si appresta a varare, si parla anche di tagli alla Sanità che, come capitolo di spesa, rappresenta l&#8217;80% dei bilanci regionali. &#8220;Ma prima di ricorrere a inaccettabili tagli &#8211; osserva Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera &#8211; è preferibile razionalizzare la spesa e puntare sui risparmi&#8221;.</p>
<p>Il caso forse più clamoroso di divario dei prezzi a parità di prodotto si registra, a sorpresa, nel Nord est, nei capoluoghi del Trentino Alto Adige: il defibrillatore bicamerale della Boston scientific (modello teligen 100 Dr F110) costa, a Trento, 13.500 euro, ad appena 50 chilometri di distanza, a Bolzano, 16.100. Duemilaseicento euro in più. Perché? Ma episodi analoghi si registrano ovunque, in Italia. E il settore forse più critico è quello del cuore.</p>
<p>IL BALLETTO DEI PREZZI<br />
I cardiologi infilano nelle coronarie ostruite dei piccolissimi tubicini, gli stent, che servono ad disostruire le arterie cardiache. E&#8217; una tecnologia relativamente recente che ha rivoluzionato la terapia dell&#8217;infarto e che ha ridotto vertiginosamente il ricorso al tradizionale by-pass chirurgico. Per evitare che quei tubicini vengano ostruiti dal colesterolo, vengono ricoperti al loro interno da sostanze particolari e prendono il nome di &#8220;stent medicati&#8221;. Ebbene, lo &#8220;stent medicato&#8221; a rilascio di farmaco Xience V costa a Terni 594 euro, ma a Genova il prezzo misteriosamente raddoppia balzando a 1.250 euro. Per un altro modello, il Taxus Liberte-Promus Elemento, avviene inspiegabilmente il contrario: il prezzo più alto è a Terni (1.486 euro), dove costa più del doppio di quello del centro acquisti Estav-Sudest della Regione Toscana (670 euro).</p>
<p>Stesso discorso vale in cardiochirurgia. Una valvola aortica cardiaca percutanea ha un prezzo di 19mila euro all&#8217;Azienda ospedaliera Niguarda di Milano, di 20mila alle Molinette e di 21mila all&#8217;Estav-Sudest Toscana. Le stesse valvole meccaniche mitraliche all&#8217;Estav-Sudest della Regione Toscana costano 2.380 euro, 2.500 all&#8217;ospedale di Alessandria e 3.400 all&#8217;Azienda messinese Papardo Piemonte. I prezzi delle valvole cardiache aortiche e mitraliche biologiche oscillano dai 2.150 euro dell&#8217;Estav-Centro Toscana ai 2.500 di Molinette, Alessandria e Niguarda. Dai 2.600 euro dell&#8217;ospedale di Terni ai 3.200 del Papardo Piemonte di Messina.</p>
<p>Anche la chirugia non è esente dal fenomeno dell&#8217;altanena dei prezzi a parità di prodotto. I trocar &#8211; tubi che si piantano nell&#8217;addome attraverso cui si introducono fibre ottiche e strumenti chirurgici, pinze e forbici &#8211; hanno prezzi che variano all&#8217;interno della stessa Regione da un minimo di 80 euro a un massimo di 102.</p>
<p>Se qualunque altro prodotto presentasse oscillazioni dei prezzi di tali percentuali, dal 50 al 100 e perfino al 200 per cento, si direbbe che il mercato è in mano agli speculatori. Le associazioni dei consumatori insorgerebbero. Interverrebbe il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Gli imprenditori scorretti verrebbero perseguiti dalla Guardia di finanza. E i centri acquisti della pubblica amministrazione sarebbero indagati dalla Corte dei Conti.</p>
<p>LA CONGIURA DEL SILENZIO<br />
Nel mercato delle protesi sanitarie, invece, nessuno denuncia queste gravi anomalie che vanno contro la legge della domanda e dell&#8217;offerta. Anzi, nonostante tutti ne siano a conoscenza da anni, dal ministero della Salute ad Assobiomedica, dalle Asl alle associazioni scientifiche, dagli informatori sanitari ai medici, tutti tacciono. Ottenere i prezzi di acquisto delle varie Asl è praticamente impossibile. Nessuno li fornisce. Ogni azienda sanitaria se li tiene per sé e rifiuta di renderli pubblici addirittura alle altre Asl. I dati sono taciuti al ministro della Salute &#8211; quando li richiede &#8211; dalle stesse Regioni. E&#8217; il caso della Sicilia che non ha mai inviato alle direzioni ministeriali che si occupano del monitoraggio-prezzi i dati dei loro costi di acquisto delle Asl. Perché questa omertà? Cosa si nasconde dietro la congiura del silenzio che protegge il prezziario nazionale dei dispostivi sanitari nella varie Aziende sanitarie italiane? E&#8217; un mercato dal fatturato miliardario: esclusa la farmaceutica, l&#8217;importo complessivo è di 7 miliardi all&#8217;anno.</p>
<p>IL SOSPETTO DI CORRUZIONE<br />
Le ipotesi sono più d&#8217;una: per alcuni si tratta di pessima gestione amministrativa delle forniture biomedicali. Per altri è una forma di degenerazione del federalismo sanitario: ogni Regione, essendo autonoma nella gestione del proprio bilancio sanitario, fa come crede. Ma lo scenario più inquietante è che l&#8217;altalena dei prezzi nasconda, invece, episodi di corruzione e tangenti. Come ad esempio avvenne otto anni fa a Torino, quando la magistratura contrastò un vasto, quanto diffuso e addirittura decennale sistema di corruzione sulla fornitura di valvole cardiache che interessava tutto il Nord: dal Piemonte (all&#8217;ospedale Molinette), alla Lombardia fino al Veneto. In quella vicenda la tangente concordata tra fornitori e cardiochirurghi all&#8217;insaputa delle commissioni aggiudicatrici dell&#8217;appalto faceva lievitare il prezzo delle protesi (acquistate dalle Asl coi soldi del contribuente), di circa 600 euro. Allora, la spiegazione del variare dei prezzi da Asl ad Asl era dunque la presenza o meno di tangenti sulle forniture. E oggi? Ad otto anni di distanza da quello scandalo, il rischio tangenti è tutt&#8217;altro che scongiurato. Lo ammette, sconsolato ma realistico, lo stesso ministro della Salute.</p>
<p>STRUTTURE TRASPARENTI<br />
&#8220;E&#8217; chiaro ed evidente &#8211; dichiara Fazio a Repubblica &#8211; che una quota definibile malaffare o corruzione non è assolutamente da escludersi. In parte può essere anche scarsa competenza, ma ben sappiamo che in sanità esistono abusi e spazi di interventi che sono contro la legge&#8221;. &#8220;Lo sappiamo e non ci sfugge&#8221;, osserva il ministro. Ed è per questo che, aggiunge, &#8220;vogliamo di fatto togliere alle singole Asl questo tipo di attività per conferirle sul territorio nazionale a strutture centralizzate che siano trasparenti. Dalla centralizzazione dei beni e servizi ci potremmo attendere risparmi anche molto consistenti, dell&#8217;ordine di uno e forse due miliardi di euro&#8221;.</p>
<p>L&#8217;oscillazione dei prezzi dei dispositivi medici a parità di modello riguarda quasi tutte le specialità. Gli stessi pacemaker monocamerali con sensore della Medtronic Inc costano in Toscana 1.250 euro, in Piemonte 1.559, in Emilia Romagna 2.324 euro. Lo stesso avviene anche per le medicazioni in alginato (fibre derivate dalle alghe marine), indicate per ferite particolarmente sanguinanti. L&#8217;oscillazione all&#8217;interno della stessa regione può variare in Italia da 1,22 a 1,84 euro.</p>
<p>Ma gli imprenditori che sono ben consapevoli di vendere i loro prodotti medici a prezzi diversi alle varie Asl, come spiegano quel loro comportamento ai limiti dell&#8217;etica? Secondo Assobiomedica, l&#8217;associazione che riunisce 300 aziende di tecnologie biomedicali e diagnostica, le Asl non pagano. O pagano in ritardo. Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, ha detto che l&#8217;80 per cento delle imprese del settore ha fatto partire azioni di pignoramento contro le Asl per recuperare i propri crediti insoluti, circa 5 miliardi di euro.</p>
<p>LA LENTEZZA DELLE ASL<br />
&#8220;Il rivenditore si trova in una morsa spietata &#8211; spiega, con imbarazzo, il titolare di una delle più importanti società di fornitura di protesi biomedicali che ha chiesto l&#8217;anonimato &#8211; da una parte deve pagare in tempi rapidi l&#8217;azienda produttrice, dall&#8217;altra è costretto ad attendere anche 784 giorni, come avviene in Calabria, per incassare il ricavato dalle Asl. E non sempre le banche accettano di scontare le fatture. Ecco perché molte aziende non prendono in considerazione appositamente i prezzi di riferimento del ministero, per cui accettano di vendere lo stesso prodotto da una parte 2.500 euro E da un&#8217;altra 3.500, per ricaricare sui prezzi finali gli interessi, modulandoli a seconda dei tempi di pagamento che cambiano da Regione a Regione&#8221;.</p>
<p>Come fare a sopravvivere in queste condizioni?</p>
<p>Ma il ritardo anche di più di due anni del pagamento dei fornitori da parte delle Asl non convince il direttore dell&#8217;Agenas, l&#8217;agezia nazionale per i servizi sanitari regionali. &#8220;Se così fosse &#8211; spiega Fulvio Moirano &#8211; assisteremmo ad incrementi di prezzi pari al costo del denaro, con variazioni dell&#8217;ordine del 5 per cento annuo, non certo a incrementi del 50, del 100 e addirittura del 200 per cento&#8221;. A denunciare il mercato impazzito dei dispositivi medici è da tempo, ma del tutto inascoltato, Andrea Messori, vicepresidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo). &#8220;Ogni anno &#8211; denuncia Messori &#8211; in ciascun ospedale si spendono in media 110 milioni di euro per l&#8217;acquisto di dispositivi medici soprattutto nell&#8217;ambito della cardiologia interventistica, contro 90 milioni di euro per i farmaci. Mentre per i farmaci c&#8217;è una governance, l&#8217;Aifa (agenzia italiana sui farmaci), un organo di controllo simile manca per i dispositivi. Col risultato che in questo settore il prezzo è libero con gare che si svolgono ospedale per ospedale, con un&#8217;eterogenità di prezzi enorme che possono raddoppiare o triplicare da zona a zona dell&#8217;Italia&#8221;. &#8220;Ci sono differenze di prezzi &#8211; ammette Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso, la federazione di tutte le aziende sanitarie italiane &#8211; assolutamente inspiegabili e che ci stupiscono. Quando queste differenze di prezzo sono troppo rilevanti qualche dubbio che le procedure non si siano svolte correttamente diventa inevitabile. Nella migliore delle ipotesi si tratta di scarsa capacità contrattuale dietro le quali talvolta si possono nascondere debolezze dell&#8217;animo umano&#8221;.</p>
<p>IL NORD NON E&#8217; VIRTUOSO<br />
Al di là del sospetto che prezzi doppi e tripli da Asl ad Asl nascondano fenomeni di corruttela, questo Far West del mercato genera sprechi di denaro pubblico, interessa tutte le regioni d&#8217;Italia comprese quelle &#8220;virtuose&#8221; del Nord, ed è una delle principali cause del disavanzo regionale di 5 miliardi di euro, il 5 per cento del fondo sanitario nazionale. Per questo la Commissione parlamentare sugli errori sanitari e sui disavanzi regionali presieduta da Leoluca Orlando aprirà un&#8217;inchiesta. Lo ha annunciato la deputata Melania Rizzoli, caprogruppo pdl in commissione. &#8220;Ci occuperemo di questo settore &#8211; annuncia Rizzoli &#8211; avviando un&#8217;indagine per evitare sprechi sanitari e ingiustizie a danno dei cittadini italiani&#8221;.</p>
<p>http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/21/news/inchiesta_italiana_21_maggio-4230616/?ref=HREC1-3</p>
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