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	<title>Perfusione &#187; aritmia</title>
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		<title>Il cuore della Piccola Benedetta Controllato a distanza</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 16:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Petraroia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrofisiologia]]></category>
		<category><![CDATA[aritmia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il suo è un caso record: è la più giovane paziente in Italia ad avere un chip sottopelle tramite il quale trasmette i dati del suo cuore ai medici dei Riuniti, che riescono a capire a distanza se vi siano nuove anomalie. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedendola giocare nella sala delle conferenze stampa agli Ospedali Riuniti viene difficile credere che sia una bimba sottoposta ad un intervento delicatissimo, basato su una scossa elettrica che le ha bruciato la parte di cuore che causava la sua grave aritmia. Benedetta (nella foto con il papà), 13 mesi, gioca con i due fratelli e la sorellina, tutti più grandi di lei. E&#8217; in continuo movimento e ripete che &#8220;Cantù ha fatto bene al cuore&#8221;, in riferimento al dottore Francesco Cantù .<br />
Il suo è un caso record: è la più giovane paziente in Italia ad avere un chip sottopelle tramite il quale trasmette i dati del suo cuore ai medici dei Riuniti, che riescono a capire a distanza se vi siano nuove anomalie. Che per ora non ci sono state. Benedetta era arrivata agli ospedali Riuniti nel settembre 2008, con i genitori molto preoccupanti perchè in due ospedali del Milanese non avevano trovato soluzioni. &#8220;Era un incubo e sembrava che nessuno volesse sbilanciarsi &#8211; ha raccontato la mamma -. Qui però abbiamo trovato dei medici che hanno parlato chiaro&#8221;.<br />
La diagnosi parlava di un&#8217;aritmia ventricolare incessante, che portava il cuore a lavorare ad un terzo della sua capacità e soprattutto ad &#8220;andare fuori giri&#8221;, come un motore impazzito, con 180 pulsazioni al minuto. Un primo trattamento farmacologico non è servito e quindi si è deciso di operare, tramite un intervento di elettrofisiologia. &#8220;Il fatto che la paziente fosse così piccola &#8211; spiega Francesco Cantù, responsabile del Centro di Elettrofisiologia dei Riuniti &#8211; rendeva l&#8217;intervento molto rischioso. La prima difficoltà era individuare correttamente, grazie a una mappatura dei segnali elettrici cardiaci, l&#8217;area da cauterizzare in un cuore così piccolo&#8221;.<br />
Si è andati sostanzialmente a bruciare l&#8217;area ventricolare che provocava la disfunzione, lasciandola poi cicatrizzare. &#8220;Si doveva intervenire sul ventricolo sinistro, la struttura più importante del cuore e di più difficile accesso &#8211; ha aggiunto Paolo De Filippo, che ha eseguito l&#8217;intervento con Cantù -. La regione da trattare è stata raggiunta grazie ad una sonda, avanzata nel ventricolo di sinistra attraverso una finestra di collegamento tra le due cavità cardiache&#8221;.<br />
Si è risolta così un&#8217;anomalia gravissima. &#8220;Quando ho sentito parlare del tipo di operazione mi sembrava davvero qualcosa di irreale &#8211; ha ricordato la mamma di Benedetta -. Poi è andato tutto bene e mi hanno detto della necessità di impiantare un chip sotto pelle: incredibile, anche questo, ma funziona ed è servito. E&#8217; stato riaggiustato un cuore, ma soprattutto è stata riaggiustata una famiglia&#8221;.<br />
Un chip grande quanto una normalissima chiavetta Usb, che trasmette ad un&#8217;apparecchio collegato a Internet che a sua volta manda in rete tutti i dati del cuore di Benedetta, controllati agli Ospedali Riunti. 24 ore su 24, per diversi giorni dopo l&#8217;intervento, i medici hanno potuto monitorare la situazione a distanza.<br />
&#8220;E&#8217; un&#8217;altra operazione che dimostra l&#8217;eccellenza degli Ospedali Riuniti &#8211; ha commentato il direttore generale Carlo Bonometti -. Va sottolineato il grande lavoro di squadra che ha permesso di ottenere questo risultato importante per l&#8217;Elettrofisiologia, la cui eccellenza si unisce al già noto settore trapianti&#8221;.</p>
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