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	<title>Perfusione &#187; primapagina</title>
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	<description>tutta la cardiologia on-line</description>
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		<title>Nuova Tecnica per il Trattamento delle Staminali Cardiache</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali]]></category>
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		<description><![CDATA[28.07.2010. Delle innovative tecniche in grado di identificare e purificare le cellule staminali cardiache in grado di dare origine a cellule del cuore che battono. Autore della sperimentazione, riportata dal notiziario Cordis, un gruppo di ricercatori britannici dell&#8217;Imperial College London.
La ricerca è stata condotta sui topi. Gli studiosi, coordinati da Michael Schneider, hanno individuato le cellule [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>28.07.2010. <span>Delle innovative tecniche in grado di identificare e purificare le cellule staminali cardiache in grado di dare origine a cellule del cuore che battono. Autore della sperimentazione, riportata dal notiziario Cordis, un gruppo di ricercatori britannici dell&#8217;Imperial College London.<br />
</span><span>La ricerca è stata condotta sui topi. Gli studiosi, coordinati da Michael Schneider, hanno individuato le cellule in questione e benché gli indicatori di identificazione fossero molto diversi nelle cellule umane, sono riusciti ad applicare la tecnica anche sull&#8217;uomo.</span></p>
<p><span><br />
</span><span>“<span>Abbiamo messo a punto un metodo per identificare le cellule che hanno tre caratteristiche importanti &#8211; spiega Schneider &#8211; Sono sicuramente cellule staminali, attivano il giusto meccanismo molecolare al fine di diventare muscolo cardiaco o vaso sanguigno, e non hanno ancora una delle caratteristiche fondamentali del muscolo cardiaco o dei vasi sanguigni, come la produzione di miosina cardiaca, una proteina importante nelle cellule muscolari del cuore”, aggiunge.<br />
</span></span><span>Il prossimo obiettivo è quello di perfezionare la tecnica in modo da far sì che possa essere applicata a tutta la catena di azioni necessarie per riparare i danni, vale a dire l&#8217;estrazione, la purificazione e la moltiplicazione clinica.</span><span>A questo scopo i ricercatori si avvalgono di tecniche all&#8217;avanguardia come la robotica avanzata e la microscopia automatizzata per individuare i metodi più efficaci per la coltura delle cellule e per la loro trasformazione in muscolo cardiaco.</span></p>
<p><span><br />
</span><span><span>L&#8217;Unione europea sostiene la ricerca tramite il progetto CARDIOCELL (</span></span><span><em><span>Development of cardiomyocyte replacement strategy for the clinic</span></em></span><span><span>). Un progetto importante, soprattutto se si considera che le patologie cardiache e circolatorie sono oggi la più grande causa singola di decesso nell&#8217;Unione europea, responsabili di circa due milioni di decessi ogni anno. Le malattie cardiache sono inoltre responsabili del maggior numero di morti premature prima dell&#8217;età di 75 anni. Gli studi clinici in tutto il mondo hanno esaminato in che misura le cellule staminali del midollo osseo sono efficaci nel trattamento dell&#8217;infarto e della cardiomiopatia. Mentre le prove hanno mostrato la sicurezza dell&#8217;approccio, è comunque limitato il miglioramento del modo in cui il cuore pompa il sangue in tutto l&#8217;organismo. Per questo ora gli scienziati hanno gli occhi puntati sull&#8217;uso di cellule staminali provenienti dal cuore del paziente stesso.</span></span></p>
<p><span><span><em> Infosalute.info</em></span></span></p>
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		<title>Molecola Salvavita Contro Lo Scompenso Cardiaco</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[ivabradina]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ivabradina, già disponibile per altre indicazioni in cardiologia, è l’unica con azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio.
Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ivabradina, già disponibile per altre indicazioni in cardiologia, è l’unica con azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio.</p>
<p>Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. È <strong>l’ivabradina</strong>, una molecola innovativa, frutto della ricerca italiana, che agisce in maniera specifica per ridurre i battiti del cuore e cambierà radicalmente la storia di questa malattia.</p>
<p>I risultati dello studio SHIFT, sono stati presentati in sessione plenaria al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) di Stoccolma, suscitando lo straordinario interesse dei circa 30.000 esperti presenti. “I dati sono davvero eccezionali – afferma Roberto Ferrari, presidente dell’ESC – soprattutto perché chi era incluso nello studio già riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida. Si tratta inoltre di una molecola antischemica immediatamente disponibile, utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici. Agisce riducendo la frequenza cardiaca, un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso. Inoltre permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto ad uno sforzo. A partire da questo Congresso, l’ivabradina diventerà una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso”. “Dopo 20 anni dall’avvento degli ACE-inibitori e 10 dai beta-bloccanti, abbiamo oggi un nuovo farmaco salvavita – conferma il prof. Michel Komajda, coordinatore dello SHIFT. Questa patologia è estremamente diffusa, impedisce al muscolo cardiaco di lavorare correttamente e quindi la circolazione del sangue è insufficiente. Fra le principali cause, l’infarto, ma anche un’ipertensione trascurata. Sempre più frequenti i malati in età lavorativa, nel 30% dei casi colpisce ultra 65enni. In Italia la spesa totale per lo scompenso assorbe l’1,4% della spesa sanitaria nazionale. Dal 2003 rappresenta la prima causa di ospedalizzazione nel nostro Paese (dopo il parto naturale), con 200.000 ricoveri all’anno, in costante aumento (per il 2010 ne sono stimati oltre 230.000). “Ma purtroppo l’8% muore durante la prima degenza, il 15% a un semestre dalla dimissione e il 16% dopo 12 mesi – spiega Ferrari –, con ivabradina possiamo invece salvare centinaia di migliaia di pazienti, farli vivere meglio e ottenere un significativo risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Ecco perché questa ricerca ha un’importanza determinante, riconosciuta dall’intera comunità scientifica”.<br />
Lo SHIFT (Systolic Heart Failure Treatment with If inhibitor Ivabradine Trial), pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Lancet, è il più ampio studio al mondo mai condotto sullo scompenso, ha coinvolto 6.500 persone in 37 paesi, Italia compresa. Tutte soffrivano di questa patologia in grado moderato o severo e presentavano una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto, considerata il valore soglia.<br />
<span><br />
<em>Sara Voltan</em></span></p>
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		<title>È italiana la clip salvacuore</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 22:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[insifficienza mitralica]]></category>
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		<category><![CDATA[scompenso cardiaco]]></category>

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		<description><![CDATA[È italiana la clip salvacuore contro lo scompenso cardiaco e l&#8217;insufficienza mitrale.
Interessa il 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e, nelle forme di grado moderato o severo, colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni: è l&#8217;insufficienza mitralica, condizione in cui la valvola mitralica diventa incontinente e determina un rigurgito di sangue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È italiana la clip salvacuore contro lo scompenso cardiaco e l&#8217;insufficienza mitrale.<br />
Interessa il 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e, nelle forme di grado moderato o severo, colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni: è l&#8217;insufficienza mitralica, condizione in cui la valvola mitralica diventa incontinente e determina un rigurgito di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro. Attualmente, per ridurre la probabilità di sviluppare lo scompenso cardiaco e migliorare la sopravvivenza del paziente l’opzione chirurgica risulta essere la più efficace. Alle tecniche più avanzate come la chirurgia valvolare protesica si è da poco affiancata la &#8220;chirurgia riparativa mininvasiva&#8221;, più accettata dai pazienti giovani e in grado di ridurre i rischi operatori per quelli anziani affetti da patologie concomitanti.<br />
&#8220;La terapia più recente per la riparazione della valvola mitralica prevede l’utilizzo di una clip &#8211; spiega Francesco Maisano, responsabile dell’Unità funzionale Trattamento transcatetere delle valvulopatie dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano -. Si tratta di una metodica attraverso un approccio percutaneo e mininvasivo, introdotta dal Professor Alfieri nel 1991, che non necessita di circolazione extracorporea e di apertura delle camere cardiache e che comporta l’inserimento di una clip mitrale che permette alla valvola di chiudersi in maniera corretta attraverso un accesso dalla vena femorale. La clip, riproducendo il gesto chirurgico della sutura, cattura i lembi danneggiati e li stabilizza. Se necessario, può essere riaperta e riposizionata: essendo un intervento poco invasivo, può essere utile soprattutto per quei pazienti che non potrebbero superare un&#8217;operazione chirurgica tradizionale&#8221;.<br />
Le patologie valvolari sono tra le principali cause dello scompenso cardiaco, che colpisce in Italia circa un milione di persone. &#8220;L’applicazione di nuove soluzioni terapeutiche ha valore solo se impiegata nel rispetto delle indicazioni da operatori esperti e nell’ambito di un percorso di cura che ponga il &#8216;paziente al centro&#8217; &#8211; spiega Ottavio Alfieri, direttore del Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele<br />
nel corso dell’incontro &#8216;Nuovi approcci terapeutici allo scompenso cardiaco&#8217; promosso dal Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele con la collaborazione di Abbott -. Perché ciò avvenga &#8211; continua Alfieri &#8211; è necessario applicare un metodo multidisciplinare che richiede, oltre a nuovi approcci terapeutici, l’integrazione di diverse competenze specialistiche che permettano di trovare la soluzione migliore per ciascun paziente. E il trattamento dello scompenso cardiaco &#8211; ovvero l&#8217;incapacità del cuore di svolgere adeguatamente la propria funzione di pompa &#8211; è un caso emblematico, perché è un patologia che non comporta solo una sofferenza del sistema cardiocircolatorio, ma investe una molteplicità di organi e apparati&#8221;.</p>
<p>A oggi, nel mondo, più di 2.200 pazienti sono stati trattati con questa procedura mininvasiva, di cui 1.260 in Europa e 154 in Italia.</p>
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		<title>Sostituzione della valvola aortica: i pazienti a cui sono state impiantate le valvole bioprotesiche sono andati incontro ad un più alto rischio di disfunzione valvolare e ri-intervento</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[valvola aortica]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 13 Luglio 2010 &#8211; Uno studio ha valutato i risultati nel lungo periodo della sostituzione della valvola aortica con la valvola bioprotesica o la valvola meccanica nei pazienti di età compresa tra i 55 e i 70 anni.
Lo studio ha riguardato 310 pazienti nel periodo 1995-2003, che sono stati assegnati in modo casuale a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 13 Luglio 2010 &#8211; Uno studio ha valutato i risultati nel lungo periodo della sostituzione della valvola aortica con la valvola bioprotesica o la valvola meccanica nei pazienti di età compresa tra i 55 e i 70 anni.</p>
<p>Lo studio ha riguardato 310 pazienti nel periodo 1995-2003, che sono stati assegnati in modo casuale a ricevere una valvola aortica meccanica ( n=155 ) o una valvola aortica bioprotesica ( n=155 ).</p>
<p>Gli endpoint dello studio erano la sopravvivenza, la disfunzione valvolare, e il reintervento.</p>
<p>In ambito perioperatorio, 4 pazienti sono morti nel gruppo valvola meccanica ( 2.6% ), mentre 6 pazienti sono deceduti nel gruppo valvola bioprotesica ( 3.9%; p=0.4 ).</p>
<p>Nel corso del periodo osservazionale ( 106 mesi, in media ), 41 pazienti nel gruppo valvola meccanica sono morti contro 45 pazienti nel gruppo valvola bioprotesica ( p=0.6 ).</p>
<p>Non è stata riscontrata nessuna differenza riguardo alla sopravvivenza a 13 anni tra il gruppo valvola meccanica e valvola bioprotesica.</p>
<p>Le disfunzioni valvolari e i reinterventi erano più frequenti nel gruppo valvole bioprotesiche rispetto al gruppo delle valvole meccaniche ( p=0.0001 e p=0.0003, rispettivamente ).</p>
<p>Non sono state riscontrate differenze in un modello linearizzato nell’incidenza di tromboembolismo, sanguinamento, endocardite, e di eventi avversi maggiori correlati alla protesi ( MAPE ) tra i gruppi con valvola meccanica e valvola bioprotesica.</p>
<p>In conclusione, a 13 anni, i pazienti sottoposti a sostituzione della valvola aortica con le valvole meccaniche o le valvole bioprotesiche hanno presentato un’incidenza di sopravvivenza, tromboembolismo, sanguinamento, endocardite, e MAPE, simili. Tuttavia i pazienti a cui sono state impiantate le valvole bioprotesiche sono andati incontro ad un più alto rischio di disfunzione valvolare e rioperazione. ( Xagena Medicina )</p>
<p>Fonte: J Am Coll Cardiol, 2009</p>
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		<title>Pacemaker, così si sprecano due miliardi all&#8217;anno. Ospedali pagano i prodotti il 30% in più</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/05/21/pacemaker-cosi-si-sprecano-due-miliardi-allanno-ospedali-pagano-i-prodotti-il-30-in-piu/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrofisiologia]]></category>
		<category><![CDATA[malasanità]]></category>
		<category><![CDATA[pacemaker]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l&#8217;insidia delle &#8220;mazzette&#8221;
Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l&#8217;insidia delle &#8220;mazzette&#8221;</p>
<p>Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che varia parecchio a seconda dell&#8217;Asl che lo acquista. &#8220;Repubblica&#8221; prova a squarciare il velo che copre il mercato impazzito dei dispositivi medici. E ora il ministro della Salute Ferruccio Fazio vuole togliere alle Asl il potere di acquistare questi prodotti. La Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sugli errori medici e sul disavanzo regionale ha annunciato l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta per porre fine a questo spreco enorme di denaro pubblico, una delle cause del disavanzo di bilancio di dieci regioni d&#8217;Italia oltreché dell&#8217;enorme crescita della spesa sanitaria nazionale. Ma a quanto ammonta lo spreco? Chi ci guadagna? Chi dovrebbe controllare?</p>
<p>Nessuno sa con precisione il perché di questo trend altalenante che non risparmia nessuna regione d&#8217;Italia. Che interessa il Nord quanto il Sud. E che si verifica in modo bipartisan in amministrazioni di entrambi gli schieramenti politici.</p>
<p>CENTRALIZZARE GLI ACQUISTI<br />
Il ministro non esclude che dietro quelle inspiegabili oscillazioni da elettrocardiogramma dei prezzi alligni la corruzione. A &#8220;Repubblica&#8221; annuncia la sua intenzione di centralizzare a livello regionale gli acquisti dei dispositivi medici, contando di risparmiare fino a due miliardi di euro all&#8217;anno. Si tratta di una cifra da capogiro se si considera che rappresenta lo 0,15 % del Pil. Ed è un argomento di estrema attualità visto che nella manovra da 25 miliardi che il governo si appresta a varare, si parla anche di tagli alla Sanità che, come capitolo di spesa, rappresenta l&#8217;80% dei bilanci regionali. &#8220;Ma prima di ricorrere a inaccettabili tagli &#8211; osserva Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera &#8211; è preferibile razionalizzare la spesa e puntare sui risparmi&#8221;.</p>
<p>Il caso forse più clamoroso di divario dei prezzi a parità di prodotto si registra, a sorpresa, nel Nord est, nei capoluoghi del Trentino Alto Adige: il defibrillatore bicamerale della Boston scientific (modello teligen 100 Dr F110) costa, a Trento, 13.500 euro, ad appena 50 chilometri di distanza, a Bolzano, 16.100. Duemilaseicento euro in più. Perché? Ma episodi analoghi si registrano ovunque, in Italia. E il settore forse più critico è quello del cuore.</p>
<p>IL BALLETTO DEI PREZZI<br />
I cardiologi infilano nelle coronarie ostruite dei piccolissimi tubicini, gli stent, che servono ad disostruire le arterie cardiache. E&#8217; una tecnologia relativamente recente che ha rivoluzionato la terapia dell&#8217;infarto e che ha ridotto vertiginosamente il ricorso al tradizionale by-pass chirurgico. Per evitare che quei tubicini vengano ostruiti dal colesterolo, vengono ricoperti al loro interno da sostanze particolari e prendono il nome di &#8220;stent medicati&#8221;. Ebbene, lo &#8220;stent medicato&#8221; a rilascio di farmaco Xience V costa a Terni 594 euro, ma a Genova il prezzo misteriosamente raddoppia balzando a 1.250 euro. Per un altro modello, il Taxus Liberte-Promus Elemento, avviene inspiegabilmente il contrario: il prezzo più alto è a Terni (1.486 euro), dove costa più del doppio di quello del centro acquisti Estav-Sudest della Regione Toscana (670 euro).</p>
<p>Stesso discorso vale in cardiochirurgia. Una valvola aortica cardiaca percutanea ha un prezzo di 19mila euro all&#8217;Azienda ospedaliera Niguarda di Milano, di 20mila alle Molinette e di 21mila all&#8217;Estav-Sudest Toscana. Le stesse valvole meccaniche mitraliche all&#8217;Estav-Sudest della Regione Toscana costano 2.380 euro, 2.500 all&#8217;ospedale di Alessandria e 3.400 all&#8217;Azienda messinese Papardo Piemonte. I prezzi delle valvole cardiache aortiche e mitraliche biologiche oscillano dai 2.150 euro dell&#8217;Estav-Centro Toscana ai 2.500 di Molinette, Alessandria e Niguarda. Dai 2.600 euro dell&#8217;ospedale di Terni ai 3.200 del Papardo Piemonte di Messina.</p>
<p>Anche la chirugia non è esente dal fenomeno dell&#8217;altanena dei prezzi a parità di prodotto. I trocar &#8211; tubi che si piantano nell&#8217;addome attraverso cui si introducono fibre ottiche e strumenti chirurgici, pinze e forbici &#8211; hanno prezzi che variano all&#8217;interno della stessa Regione da un minimo di 80 euro a un massimo di 102.</p>
<p>Se qualunque altro prodotto presentasse oscillazioni dei prezzi di tali percentuali, dal 50 al 100 e perfino al 200 per cento, si direbbe che il mercato è in mano agli speculatori. Le associazioni dei consumatori insorgerebbero. Interverrebbe il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Gli imprenditori scorretti verrebbero perseguiti dalla Guardia di finanza. E i centri acquisti della pubblica amministrazione sarebbero indagati dalla Corte dei Conti.</p>
<p>LA CONGIURA DEL SILENZIO<br />
Nel mercato delle protesi sanitarie, invece, nessuno denuncia queste gravi anomalie che vanno contro la legge della domanda e dell&#8217;offerta. Anzi, nonostante tutti ne siano a conoscenza da anni, dal ministero della Salute ad Assobiomedica, dalle Asl alle associazioni scientifiche, dagli informatori sanitari ai medici, tutti tacciono. Ottenere i prezzi di acquisto delle varie Asl è praticamente impossibile. Nessuno li fornisce. Ogni azienda sanitaria se li tiene per sé e rifiuta di renderli pubblici addirittura alle altre Asl. I dati sono taciuti al ministro della Salute &#8211; quando li richiede &#8211; dalle stesse Regioni. E&#8217; il caso della Sicilia che non ha mai inviato alle direzioni ministeriali che si occupano del monitoraggio-prezzi i dati dei loro costi di acquisto delle Asl. Perché questa omertà? Cosa si nasconde dietro la congiura del silenzio che protegge il prezziario nazionale dei dispostivi sanitari nella varie Aziende sanitarie italiane? E&#8217; un mercato dal fatturato miliardario: esclusa la farmaceutica, l&#8217;importo complessivo è di 7 miliardi all&#8217;anno.</p>
<p>IL SOSPETTO DI CORRUZIONE<br />
Le ipotesi sono più d&#8217;una: per alcuni si tratta di pessima gestione amministrativa delle forniture biomedicali. Per altri è una forma di degenerazione del federalismo sanitario: ogni Regione, essendo autonoma nella gestione del proprio bilancio sanitario, fa come crede. Ma lo scenario più inquietante è che l&#8217;altalena dei prezzi nasconda, invece, episodi di corruzione e tangenti. Come ad esempio avvenne otto anni fa a Torino, quando la magistratura contrastò un vasto, quanto diffuso e addirittura decennale sistema di corruzione sulla fornitura di valvole cardiache che interessava tutto il Nord: dal Piemonte (all&#8217;ospedale Molinette), alla Lombardia fino al Veneto. In quella vicenda la tangente concordata tra fornitori e cardiochirurghi all&#8217;insaputa delle commissioni aggiudicatrici dell&#8217;appalto faceva lievitare il prezzo delle protesi (acquistate dalle Asl coi soldi del contribuente), di circa 600 euro. Allora, la spiegazione del variare dei prezzi da Asl ad Asl era dunque la presenza o meno di tangenti sulle forniture. E oggi? Ad otto anni di distanza da quello scandalo, il rischio tangenti è tutt&#8217;altro che scongiurato. Lo ammette, sconsolato ma realistico, lo stesso ministro della Salute.</p>
<p>STRUTTURE TRASPARENTI<br />
&#8220;E&#8217; chiaro ed evidente &#8211; dichiara Fazio a Repubblica &#8211; che una quota definibile malaffare o corruzione non è assolutamente da escludersi. In parte può essere anche scarsa competenza, ma ben sappiamo che in sanità esistono abusi e spazi di interventi che sono contro la legge&#8221;. &#8220;Lo sappiamo e non ci sfugge&#8221;, osserva il ministro. Ed è per questo che, aggiunge, &#8220;vogliamo di fatto togliere alle singole Asl questo tipo di attività per conferirle sul territorio nazionale a strutture centralizzate che siano trasparenti. Dalla centralizzazione dei beni e servizi ci potremmo attendere risparmi anche molto consistenti, dell&#8217;ordine di uno e forse due miliardi di euro&#8221;.</p>
<p>L&#8217;oscillazione dei prezzi dei dispositivi medici a parità di modello riguarda quasi tutte le specialità. Gli stessi pacemaker monocamerali con sensore della Medtronic Inc costano in Toscana 1.250 euro, in Piemonte 1.559, in Emilia Romagna 2.324 euro. Lo stesso avviene anche per le medicazioni in alginato (fibre derivate dalle alghe marine), indicate per ferite particolarmente sanguinanti. L&#8217;oscillazione all&#8217;interno della stessa regione può variare in Italia da 1,22 a 1,84 euro.</p>
<p>Ma gli imprenditori che sono ben consapevoli di vendere i loro prodotti medici a prezzi diversi alle varie Asl, come spiegano quel loro comportamento ai limiti dell&#8217;etica? Secondo Assobiomedica, l&#8217;associazione che riunisce 300 aziende di tecnologie biomedicali e diagnostica, le Asl non pagano. O pagano in ritardo. Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, ha detto che l&#8217;80 per cento delle imprese del settore ha fatto partire azioni di pignoramento contro le Asl per recuperare i propri crediti insoluti, circa 5 miliardi di euro.</p>
<p>LA LENTEZZA DELLE ASL<br />
&#8220;Il rivenditore si trova in una morsa spietata &#8211; spiega, con imbarazzo, il titolare di una delle più importanti società di fornitura di protesi biomedicali che ha chiesto l&#8217;anonimato &#8211; da una parte deve pagare in tempi rapidi l&#8217;azienda produttrice, dall&#8217;altra è costretto ad attendere anche 784 giorni, come avviene in Calabria, per incassare il ricavato dalle Asl. E non sempre le banche accettano di scontare le fatture. Ecco perché molte aziende non prendono in considerazione appositamente i prezzi di riferimento del ministero, per cui accettano di vendere lo stesso prodotto da una parte 2.500 euro E da un&#8217;altra 3.500, per ricaricare sui prezzi finali gli interessi, modulandoli a seconda dei tempi di pagamento che cambiano da Regione a Regione&#8221;.</p>
<p>Come fare a sopravvivere in queste condizioni?</p>
<p>Ma il ritardo anche di più di due anni del pagamento dei fornitori da parte delle Asl non convince il direttore dell&#8217;Agenas, l&#8217;agezia nazionale per i servizi sanitari regionali. &#8220;Se così fosse &#8211; spiega Fulvio Moirano &#8211; assisteremmo ad incrementi di prezzi pari al costo del denaro, con variazioni dell&#8217;ordine del 5 per cento annuo, non certo a incrementi del 50, del 100 e addirittura del 200 per cento&#8221;. A denunciare il mercato impazzito dei dispositivi medici è da tempo, ma del tutto inascoltato, Andrea Messori, vicepresidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo). &#8220;Ogni anno &#8211; denuncia Messori &#8211; in ciascun ospedale si spendono in media 110 milioni di euro per l&#8217;acquisto di dispositivi medici soprattutto nell&#8217;ambito della cardiologia interventistica, contro 90 milioni di euro per i farmaci. Mentre per i farmaci c&#8217;è una governance, l&#8217;Aifa (agenzia italiana sui farmaci), un organo di controllo simile manca per i dispositivi. Col risultato che in questo settore il prezzo è libero con gare che si svolgono ospedale per ospedale, con un&#8217;eterogenità di prezzi enorme che possono raddoppiare o triplicare da zona a zona dell&#8217;Italia&#8221;. &#8220;Ci sono differenze di prezzi &#8211; ammette Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso, la federazione di tutte le aziende sanitarie italiane &#8211; assolutamente inspiegabili e che ci stupiscono. Quando queste differenze di prezzo sono troppo rilevanti qualche dubbio che le procedure non si siano svolte correttamente diventa inevitabile. Nella migliore delle ipotesi si tratta di scarsa capacità contrattuale dietro le quali talvolta si possono nascondere debolezze dell&#8217;animo umano&#8221;.</p>
<p>IL NORD NON E&#8217; VIRTUOSO<br />
Al di là del sospetto che prezzi doppi e tripli da Asl ad Asl nascondano fenomeni di corruttela, questo Far West del mercato genera sprechi di denaro pubblico, interessa tutte le regioni d&#8217;Italia comprese quelle &#8220;virtuose&#8221; del Nord, ed è una delle principali cause del disavanzo regionale di 5 miliardi di euro, il 5 per cento del fondo sanitario nazionale. Per questo la Commissione parlamentare sugli errori sanitari e sui disavanzi regionali presieduta da Leoluca Orlando aprirà un&#8217;inchiesta. Lo ha annunciato la deputata Melania Rizzoli, caprogruppo pdl in commissione. &#8220;Ci occuperemo di questo settore &#8211; annuncia Rizzoli &#8211; avviando un&#8217;indagine per evitare sprechi sanitari e ingiustizie a danno dei cittadini italiani&#8221;.</p>
<p>http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/21/news/inchiesta_italiana_21_maggio-4230616/?ref=HREC1-3</p>
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		<title>Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 08:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[ace inibitori]]></category>
		<category><![CDATA[danno post-operatorio]]></category>
		<category><![CDATA[danno renale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato a una riduzione del danno renale post-operatorio.
Un elevato numero di pazienti indirizzati ad intervento di bypass aorto-coronarico ( CABG ) sono in trattamento cronico con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina ( Ace ). Poiché gli Ace inibitori provocano una riduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato a una riduzione del danno renale post-operatorio.</p>
<p>Un elevato numero di pazienti indirizzati ad intervento di bypass aorto-coronarico ( CABG ) sono in trattamento cronico con inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina ( Ace ). Poiché gli Ace inibitori provocano una riduzione del filtrato glomerulare, è stato suggerito che la loro sospensione prima dell’intervento possa ridurre il danno renale provocato dalla circolazione extracorporea. Tuttavia i pochi studi retrospettivi disponibili in letteratura riportano dati discordanti.</p>
<p>Ricercatori dell’Università di Roma hanno valutato l’impatto della terapia con Ace inibitori sul danno renale nei pazienti sottoposti ad intervento di bypass aortocoronarico in circolazione extracorporea mediante un’analisi basata sul propensity score, che ha permesso di minimizzare l’errore di campionamento.</p>
<p>L’analisi è stata condotta su 531 pazienti, sottoposti ad intervento isolato di CABG in circolazione extracorporea nel periodo 2004-2007, di cui 204 hanno ricevuto Ace inibitori al momento dell’intervento.<br />
Sono stati esclusi dall’analisi i pazienti con insufficienza renale cronica in dialisi ( n=8 ) e i pazienti in trattamento con antagonisti per il recettore dell’angiotensina ( n=60 ).<br />
Per ogni paziente è stato ottenuto un propensity score basato sulla probabilità di ricevere Ace-inibitori prima dell’intervento ed il propensity score è stato utilizzato come fattore di correzione nell’analisi multivariata.<br />
È stato definito come danno renale post-operatorio una riduzione nella clearance della creatinina maggiore del 20% o la necessità di emofiltrazione per insufficienza renale acuta anurica nel periodo post-operatorio.</p>
<p>Dopo la correzione basata sul propensity score e sulle covariate, l’analisi multivariata ha mostrato che gli Ace inibitori hanno un effetto protettivo sul danno renale dopo intervento CABG ( odds ratio, OR=0.8; p&lt;0.01 ).</p>
<p>Altre covariate associate in modo indipendente al danno renale sono risultate l’età ( OR=1.17 per 1 anno; p&lt;0.001 ), il sesso femminile ( OR=0.7; p&lt;0.001 ); la frazione di eiezione del ventricolo sinistro inferiore al 30% ( OR=2.1; p&lt;0.01 ); la clearance della creatinina pre-operatoria ( OR=1.23 per ogni 10ml/min di riduzione; p&lt;0.001 ); il diabete ( OR=1.8; p&lt;0.01 ); il tempo di bypass cardiopolmonare ( OR=1.3 per ogni 10 min; p&lt;0.01 ).</p>
<p>La mortalità operatoria ( a 30 giorni ) non è risultata statisticamente differente tra i due gruppi ( 2.4 vs 4.0% nel gruppo trattato con Ace inibitori e non-trattato; p=0.45 ).</p>
<p>Dallo studio è emerso che il trattamento con Ace inibitori prima dell’intervento di bypass aorto-coronarico in circolazione extracorporea è associato ad una riduzione del danno renale post-operatorio.<br />
Nessuna evidenza clinica è a sostegno della sospensione dell’Ace inibizione prima dell’intervento.<br />
Contrariamente, questo risultato suggerisce che l’attivazione del sistema renina-angiotensina gioca un ruolo fondamentale nella determinazione del danno renale correlato con la circolazione extracorporea, indicando l’opportunità della terapia con Ace inibitori nei pazienti con indicazione a CABG. ( Xagena2007 )</p>
<p>Fonte: Benedetto U et al, Giornale Italiano di Cardiologia, 2007</p>
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		<title>2° Concorso Nazionale  “Miglior Studente dell’anno 2009/2010”</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 08:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
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		<description><![CDATA[Corso di Laurea in:
“Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione  Cardiovascolare”
22 maggio 2010 A.C.O. San Filippo Neri ROMA
Bando di Concorso “Miglior Studente dell’anno 2009/2010”
E’ indetto per il giorno 22 maggio 2010 presso l’Azienda Complesso  Ospedaliera San Filippo Neri di Roma  il 2° Concorso Nazionale per il  Miglior Studente per l’anno accademico 2009/2010 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corso di Laurea in:<br />
“Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione  Cardiovascolare”<br />
22 maggio 2010 A.C.O. San Filippo Neri ROMA</p>
<p>Bando di Concorso “Miglior Studente dell’anno 2009/2010”<br />
E’ indetto per il giorno 22 maggio 2010 presso l’Azienda Complesso  Ospedaliera San Filippo Neri di Roma  il 2° Concorso Nazionale per il  Miglior Studente per l’anno accademico 2009/2010 del Corso di Laurea in  Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione  Cardiovascolare<br />
L’iscrizione al Concorso è Gratuita.<br />
Requisiti di partecipazione<br />
Possono partecipare al suddetto concorso tutti gli studenti regolarmente  iscritti al 3° (terzo) anno di Corso.<br />
Domanda di partecipazione<br />
•    La domanda di partecipazione al concorso deve pervenire entro il 10  maggio 2010 al seguente indirizzo di posta elettronica:<br />
lui-gi64@libero.it<br />
La documentazione cartacea deve essere spedita entro il 10 maggio 2010  (fa fede il timbro postale) al seguente indirizzo:</p>
<p>Dott. Luigi De Marco<br />
Coordinatore del Corso di Laurea in T.F.C.P.C.<br />
c/o Segreteria Corsi di Laurea Ospedale San Filippo Neri<br />
Padiglione 17 – Comprensorio Santa Maria della Pietà<br />
Piazza Santa Maria della Pietà n°5<br />
00135 Roma</p>
<p>•    Documentazione cartacea da inviare:<br />
-    Fotocopia di un documento d’identità;<br />
-    Certificato rilasciato dalla segreteria universitaria attestante  gli esami sostenuti con i relativi  voti;</p>
<p>La Commissione Giudicatrice:<br />
La Commissione giudicatrice sarà composta dai Coordinatori del Tirocinio  delle varie Università.</p>
<p>Prova di Esame<br />
•    Prima prova<br />
Prova scritta: n° 51 domande a risposta multipla.<br />
•    Seconda Prova<br />
Prova pratica: montaggio di un circuito per C.E.C.</p>
<p>Valutazione</p>
<p>La valutazione  con relativo punteggio sarà effettuata sul risultato  delle seguenti prove (massimo punteggio 100):<br />
•    Prima Prova :              “Quiz a scelta multipla”     max 51  punti.<br />
•    Seconda Prova:                 “Prova pratica”         max 25  punti.<br />
•    Media Esami Sostenuti:                    max 24 punti.</p>
<p>Premi</p>
<p>1° Premio: Notebook<br />
2° Premio: Videocamera digitale<br />
3° Premio: Fotocamera digitale<br />
A tutti i partecipanti verrà consegnato una Pen-drive<br />
In Sede d’esame<br />
L’esame si terrà presso il Teatro  dell’Ospedale San Filippo Neri  (Pad.90)<br />
Le prove d’esame inizieranno alle ore 11:30.<br />
Lo studente dovrà presentare:<br />
•    Un documento d’identità;<br />
•    Il libretto universitario originale (non sono ammesse fotocopie).</p>
<p>Domanda di Partecipazione<br />
2° Concorso Nazionale<br />
“Miglior Studente dell’anno 2009/2010”<br />
Corso di Laurea in:<br />
“Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione  Cardiovascolare”</p>
<p>Nome ………………………………………………………………………<br />
Cognome …………………………………………………………………<br />
Luogo e data di nascita ……………………………………………….<br />
Università di appartenenza ……………………………………………<br />
Recapito Telefonico …………………………………………………….<br />
E.mail ………………………………………………………………………</p>
<p>Data ……………</p>
<p>Firma</p>
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		<title>Leucemia Mieloide Acuta M2</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/03/01/leucemia-mieloide-acuta-m2/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 12:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Emilio Ranieri Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[leucemia]]></category>
		<category><![CDATA[leucemia acuta]]></category>
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		<description><![CDATA[La foto mostra un quadro lievemente atipico di M2: i blasti appaiono discretamente polimorfi e poco omogenei nelle dimensioni, a citoplasma basofilo discretamente abbondante; in alcuni elementi si notano scarse granulazioni (blasti di tipo 2), mentre in due cellule sono presenti corpi di Auer, che appaiono come sottili bastoncelli azurofili e che sono espressione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La foto mostra un quadro lievemente atipico di M2: i blasti appaiono discretamente polimorfi e poco omogenei nelle dimensioni, a citoplasma basofilo discretamente abbondante; in alcuni elementi si notano scarse granulazioni (blasti di tipo 2), mentre in due cellule sono presenti corpi di Auer, che appaiono come sottili bastoncelli azurofili e che sono espressione di una difettosa granulopoiesi, caratteristici della linea mieloide; Nella M2 normalmente i blasti non contengono più di due corpi di Auer.</p>
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		<title>In arrivo il robot cardiochirurgo</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/02/17/in-arrivo-il-robot-cardiochirurgo/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 12:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[cuore battente]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>
		<category><![CDATA[robot cardiochirurgico]]></category>

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		<description><![CDATA[In sperimentazione un modello tridimensionale computerizzato per operare a cuore battente
MILANO &#8211; Non è la prima volta che i robot entrano in sala operatoria, ma stavolta stanno per intervenire perfino su un cuore che batte: lo dovrebbe consentire un modello tridimensionale computerizzato messo a punto da un gruppo di esperti di robotica dell&#8217;università di Montpellier, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In sperimentazione un modello tridimensionale computerizzato per operare a cuore battente</p>
<p>MILANO &#8211; Non è la prima volta che i robot entrano in sala operatoria, ma stavolta stanno per intervenire perfino su un cuore che batte: lo dovrebbe consentire un modello tridimensionale computerizzato messo a punto da un gruppo di esperti di robotica dell&#8217;università di Montpellier, in Francia.</p>
<p>PROTOTIPO – Il modello è stato presentato con uno studio uscito sull&#8217;International Journal of Robotic Research: è capace di prevedere i movimenti del cuore mentre batte, consentendo agli strumenti di sincronizzarsi con ciascun battito, e tiene conto anche di come si muove il torace durante la respirazione. In pratica, il chirurgo-robot (in realtà un braccio robotico manovrato dal chirurgo che si trova a una consolle di comando) potrà agire come se il cuore fosse fermo, poiché il sistema aggiusterà continuamente il tiro per assecondare i battiti del cuore. «I modelli precedenti di rappresentazione della superficie del cuore mentre batte erano bidimensionali, complicati e lenti per poter essere impiegati efficacemente in chirurgia. Questo modello 3D è il primo ad aver isolato con successo i movimenti di cuore e polmoni durante la chirurgia: non è stato facile, perché il cuore ha una forma irregolare e tende a espandersi in tutte le direzioni mentre batte», scrivono gli autori.</p>
<p>ENTUSIASMO INIZIALE – Negli ultimi dieci anni i robot hanno preso piede in sala operatoria, diventando utilissimi per operazioni di microchirurgia e interventi che richiedono la massima precisione; la loro incapacità ad adattarsi ad ambienti che cambiano rapidamente ne ha però ridotto l&#8217;impiego sul cuore. «Nei primi anni del 2000 queste tecniche si sono diffuse ampiamente anche in Italia, con un picco di entusiasmo che è però rapidamente rientrato – spiega Alessandro Mazzucco, presidente della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca –. Qualche tempo fa una pubblicazione apparsa su Journal of Thoracic Cardiovascular Surgery ha sottolineato che si sono acquistate macchine costosissime senza che siano di pari passo aumentate le operazioni “robotiche”: negli Stati Uniti, ad esempio, si svolge così lo 0.5 per cento di tutti gli interventi. I “robot-chirurghi”, inoltre, si trovano in un limitatissimo numero di centri: la stragrande maggioranza li ha abbandonati o li usa sporadicamente».</p>
<p>PROBLEMI – Ma perché si sono prese così tanto le distanze dai robot-cardiochirurghi? «Non è facile usare questi strumenti per interventi a cuore battente, è inevitabile ricorrere alla circolazione extracorporea se si devono fare manovre all’interno del cuore, la sicurezza non è paragonabile alle operazioni tradizionali, i tempi e i costi sono ancora molti elevati – elenca Mazzucco –. I casi che si prestano al trattamento “robotico” sono quelli per cui è indicato l’uso dell’angioplastica, che quindi viene sempre preferita; l’intervento in cui le macchine sono state più utilizzate è il bypass aorto-coronarico a cuore battente, ma è diffusa la sensazione che i risultati siano inferiori rispetto ai metodi standard». Insomma, per ora non si intravedono impieghi concreti su larga scala. Il nuovo prototipo forse potrebbe cambiare le cose, visto che consentirà al chirurgo, armato di braccio-robot, di concentrarsi su ciò che deve fare senza dover tenere conto dei movimenti del cuore durante il battito. «In questo modo i cardiochirurghi potranno sottoporre a un intervento chirurgico pazienti che correrebbero troppi rischi a farsi operare bloccando il battito cardiaco, o anche casi in cui è richiesta un&#8217;estrema precisione e che oggi non vengono trattati per paura di possibili complicazioni durante l&#8217;intervento», spiegano i francesi del Laboratorio di Informatica, Robotica e Microelettronica di Montpellier.</p>
<p>FUTURO – «Anche in Itala si sta facendo ricerca per sviluppare strumenti robotici e modelli tridimensionali da usare in operazioni a cuore battente – informa Mazzucco –. Di certo ciò rappresenterà un indiscutibile passo avanti e sicuramente l’impegno nello sviluppo tecnologico offrirà reali vantaggi che davvero faciliteranno la procedura. Ma sono miglioramenti tecnici che non daranno, almeno nel futuro più prossimo, una chiara risposta alle critiche che hanno impedito a questa futuristica ma assai dispendiosa attrezzatura di affermarsi. Il progresso porterà senz’altro a risolvere la sfida del trattamento non invasivo delle malattie strutturali del cuore e di altri organi, ma è poco probabile che questo avvenga in tempi brevi», conclude il cardiochirurgo.</p>
<p>fonte: Elena Meli, corriere.it</p>
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		<title>Ecocardiografia 3D, riduce rischi durante intervento alle valvole cardiache</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/02/12/ecocardiografia-3d-riduce-rischi-durante-intervento-alle-valvole-cardiache/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.ssa. Francesca Evangelio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecocardiografia]]></category>
		<category><![CDATA[ecocardiografia]]></category>
		<category><![CDATA[ecocardiografia 3D]]></category>
		<category><![CDATA[ecocardiografia tridimensionale]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[valvole cardiache]]></category>

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		<description><![CDATA[Ridotte del 10 % le complicanze degli interventi alle valvole cardiache attraverso un’ecocardiografia tridimensionale che guida la mano del chirurgo senza bisogno di un intervento a cuore aperto.  Gli ultimi dati sul trattamento innovativo, che e’ già disponibile presso alcuni centri in Italia, sono stati presentati nell’ambito del trentesimo Congresso della Società italiana di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: black">Ridotte del 10 % le complicanze degli interventi alle <a title="Post marcati con valvole cardiache" href="http://www.liquidarea.com/tag/valvole-cardiache/"><span style="color: black">valvole cardiache</span></a> attraverso un’ecocardiografia tridimensionale che guida la mano del chirurgo senza bisogno di un intervento a cuore aperto. <span> </span>Gli ultimi dati sul trattamento innovativo, che e’ già disponibile presso alcuni centri in Italia, sono stati presentati nell’ambito del trentesimo Congresso della Società italiana di cardiologia invasiva dal direttore della Divisione di cardiologia invasiva dell’istituto Montevergine di Mercogliano, Paolo Rubino.</span></p>
<p>L’<a title="Post marcati con ecocardiografia 3D" href="http://www.liquidarea.com/tag/ecocardiografia-3d/">ecocardiografia 3D</a>, permettendo di avere una valutazione più accurata delle <a title="Post marcati con valvole cardiache" href="http://www.liquidarea.com/tag/valvole-cardiache/">valvole cardiache</a> senza il bisogno di un intervento al torace, consente pertanto un più corretto posizionamento della valvola con una significativa riduzione di almeno il 10 % delle complicanze, come ad esempio lo spostamento della protesi. ‘In Italia gli interventi su persone che hanno la malattia delle valvole sono circa 10mila l’anno – ha spiegato Paolo Rubino – se fino a ieri il paziente veniva trattato con la chirurgia tradizionale oggi e’ possibile sostituire le <a title="Post marcati con valvole cardiache" href="http://www.liquidarea.com/tag/valvole-cardiache/">valvole cardiache</a> senza aprire il torace nei pazienti ad alto rischio chirurgico’.</p>
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