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	<title>Perfusione &#187; toracico addominale</title>
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	<description>tutta la cardiologia on-line</description>
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		<title>L&#8217;ANEURISMA DELL&#8217;AORTA Intervista al Prof Luigi Inglese</title>
		<link>http://www.perfusione.com/2010/02/03/laneurisma-dellaorta-intervista-al-prof-luigi-inglese-responsabile-delluo-di-emodinamica-interventistica-e-radiologia-vascolare-al-policlinico-san-donato/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Franco Natilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia vascolare]]></category>
		<category><![CDATA[aneurisma dell'aorta]]></category>
		<category><![CDATA[primapagina]]></category>
		<category><![CDATA[toracico addominale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’aneurisma aortico addominale e toracico è una malattia che &#8220;non fa rumore&#8221;. Colpisce soprattutto gli uomini over 65 e, il più delle volte, chi ne è affetto non ha la minima idea di esserlo.
Eppure, questo “killer silenzioso” investe l’aorta, la più grande arteria del nostro corpo, responsabile del flusso sanguigno verso i distretti cerebrale, addominale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’aneurisma aortico addominale e toracico è una malattia che &#8220;non fa rumore&#8221;. Colpisce soprattutto gli uomini over 65 e, il più delle volte, chi ne è affetto non ha la minima idea di esserlo.</p>
<p>Eppure, questo “killer silenzioso” investe l’aorta, la più grande arteria del nostro corpo, responsabile del flusso sanguigno verso i distretti cerebrale, addominale e periferico, e se non viene preso in tempo può risultare letale.</p>
<p>Nel corso della storia, attorno all’aneurisma aortico le tecniche diagnostiche e terapeutiche hanno compiuto passi da &#8220;giganti&#8221;. E la ricerca di una cura definitiva non si è certo interrotta: molteplici sono i progetti che aspirano a trovare la formula perfetta.</p>
<p>Noi di &#8220;MilanoSanità&#8221; abbiamo interrogato il Prof. Luigi Inglese, responsabile dell’Unità operativa di Emodinamica interventistica e Radiologia Vascolare all’I.R.C.C.S. &#8216;Policlinico San Donato Milanese&#8217;, per conoscere più da vicino questa malattia.</p>
<p><strong>Che cos’è l’aneurisma aortico toracico e addominale?</strong></p>
<p>“È una patologia in aumento, perché si registra oggi un invecchiamento della popolazione e, nello specifico, un aumento delle malattie che colpiscono la parete arteriosa, in questo caso quella dell’aorta toraco-addominale. Come co-fattori vi sono malattie dismetaboliche, soprattutto patologie quali il diabete e l’ipertensione, che hanno una maggiore incidenza nel mondo occidentale. In una popolazione di 100.000 abitanti, ogni anno possono presentarsi ex novo 40-50 casi per l’aneurisma dell’aorta addominale e una quindicina di casi per quello dell’aorta toracica. L’aneurisma è una dilatazione di due volte il diametro del vaso che colpisce. Quello dell’aorta addominale si definisce con un diametro che supera i 4 cm, mentre per quello toracico 5 cm sono il punto di viraggio verso un’indicazione operatoria. Ovviamente, va valutato se intervenire con l’opzione chirurgica chiusa o aperta. È però certo che per le diametrie maggiori di 8 cm ci sia una concreta possibilità di rottura dell’aneurisma, evento catastrofico e il più delle volte mortale, perciò in casi del genere si deve agire con grande tempestività e si suggerisce l’intervento chirurgico aperto tradizionale.”</p>
<p><strong>Come si è sviluppata nel tempo la conoscenza dell’aneurisma aortico?</strong></p>
<p>“L’aneurisma è una delle patologie conosciute fin dal tempo degli antichi egizi. Nel ‘600 la medicina già affrontava questa patologia, pur non avendo mezzi adeguati per evitarne la rottura. Nel secolo passato c’è stata una sempre maggiore attenzione, accompagnata da un notevole sviluppo tecnologico. Dal secondo dopoguerra si è stati in grado di risolvere chirurgicamente l’aorta toracica, come pure quella addominale. Einstein, che è morto a causa della rottura di un aneurisma dell’aorta addominale, è stato anche uno dei primi a cui venne proposta la soluzione chirurgica. La rifiutò. La famosa foto in cui fa la linguaccia, è stata scattata proprio all’uscita dell’ospedale di Princeton, dove era ricoverato. L’intervento consisteva nel &#8216;wrapping&#8217;, cioè la copertura dell’aneurisma per evitare la sua espansione. Si trattò per prima l’aorta addominale. Quella toracica ha atteso fino agli inizi anni ‘60, perché per intervenire sull’arco aortico era necessario uno sviluppo della circolazione extracorporea. Oggi, questo sistema è ancora valido, ma per il trattamento dell’aorta toracica bisogna adottare, oltre che una toracotomia, tecniche di circolazione extracorporea in ipotermia moderata o profonda per fusione cerebrale anterograda: il tutto configura quindi un intervento a notevole rischio per il paziente e di notevole impegno per l’equipe chirurgica.”</p>
<p><strong>Qual è oggi l’indicazione terapeutica più seguita?</strong></p>
<p>“Dagli anni ‘90 la medicina, grazie a Juan Parodi, ha valicato l’uso delle endoprotesi, che esclude la laparotomia, ossia l’apertura di torace e addome. Semplicemente, si ha un accesso vascolare da una delle arterie periferiche più importanti (per via femorale). Le endoprotesi sono la terapia relativamente meno invasiva. Oggi, molti casi possono essere trattati con questa metodica, detta endovascolare, in maniera sicura e con una mortalità inferiore a quella della chirurgia aperta. L’endoprotesi può dare risultati buoni anche nel tempo, ma occorre tenere presente che non si possono trattare tutti i pazienti affetti da patologia aortica con terapia endovascolare, bensì solo il 50-60% dei casi, e in generale con pazientiche abbiano un’anatomia favorevole, caratterizzata cioè da un colletto sottorenale sano sul quale l’endoprotesi si può agganciare. La mortalità legata all’intervento endovascolare è 4 volte inferiore a quella causata dall’operazione chirurgica tradizionale. Tuttavia, per la patologia dell’aorta toracica, spesso la chirurgia di circolazione extracorporea mantiene un ruolo estremamente importante, anche perché l’endoprotesi, a questo livello, dovendo andare ad apporsi a vasi profondamente malati, va incontro a delle difficoltà. Quindi, l’approccio laparotomico conserva il vantaggio di operare anche aneurismi con colletti alterati.”</p>
<p><strong>A San Donato Milanese cosa proponete? La chirurgia tradizionale o la terapia endovascolare con endoprotesi?</strong></p>
<p>“Cerchiamo di non operare i pazienti che riteniamo affetti da patologie associate, che renderebbero rischioso l’intervento: grave insufficienza renale, pregressi episodi di insufficienza coronarica, infarto ecc. Per gli altri pazienti, riteniamo che sia importante anche l’atteggiamento e la scelta del malato, che ad esempio può non volere affrontare un ricovero per intervento chirurgico aperto. Negli ultimi anni a San Donato, per la patologia dell’aorta addominale almeno il 50% dei pazienti sono stati eseguiti per via endovascolare. Per la toracica, la percentuale è inferiore, intorno al 20%, ad eccezione delle patologie dell’aorta toracica post-trauma, dovute cioè ad infortunistica stradale, che invece vengono trattate molto bene per via endovascolare. Qui a San Donato abbiamo circa il 60% di indicazione di impianto di endoprotesi dell’aorta addominale rispetto alla popolazione dei pazienti afferenti che va altrimenti al tavolo operatorio.”</p>
<p><strong>Quali sono le tecniche di diagnosi?</strong></p>
<p>“L’aneurisma dell’aorta è clinicamente silente, cioè non ci si accorge di averlo. Quella che non è silente è la dissezione dell’aorta toraco-addominale, che si configura come uno “slaminamento” delle tuniche che costituiscono la parete aortica e che presenta tassi di mortalità elevatissimi. Quando la malattia decorre silente, essa viene scoperta in occasione di un esame accidentale, come un’ecografia. Purtroppo, la maggior parte dei medici di famiglia non usano più visitare i propri pazienti attraverso la palpazione addominale, che invece ha valore diagnostico. Se c’è una dilatazione dell’aorta, si sentirebbe benissimo palpando l’addome. Una volta che ci si è accorti di avere la malattia, va fatto uno studio angiotac molto accurato, perché va definita la caratteristica anatomica di quell’aneurisma. Ciò stabilisce la possibilità di una soluzione endovascolare, oppure chirurgica tradizionale.&#8221;</p>
<p><strong>Consigli per prevenire la patologia?</strong></p>
<p>“La prevenzione andrebbe fatta nel corso di tutta la vita. La cosa migliore sarebbe fare una prevenzione attiva, con delle scelte precise. Soprattutto da parte di chi ha già un suo pedigree naturale di incidenti di percorso con l’apparato vascolare. Bisogna ridurre l’impatto metabolico che c’è spesso in questi pazienti con un’opportuna dieta, e controllare l’ipertensione che si ha in più del 60% di questi malati. E poi si può fare qualcosa dal punto di vista farmacologico, con l’assunzione delle &#8216;Statine&#8217;, farmaci che recentemente hanno conquistato una larga fetta del mercato sanitario. Le ‘Statine’ sono utili nel prevenire, tramite la riduzione di colesterolo e trigliceridi, l’indurimento della parete arteriosa (arterosclerosi), che sta alla base delle complicazioni successive, e, grazie ai loro effetti pleiotropici, nello stabilizzare la istologia delle pareti arteriose”.</p>
<p>fonte: milanosanita.it</p>
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